(Dott. Paolo Caruso) – Il danno è stato notevole! Sorveglianti e sorveglianza con tanto di sirena scattata e interpretata come falso allarme: bidonati! In tre minuti due loschi figuri, ladri professionisti travestiti di nero con tuta aderente da motociclisti e casco integrale, sono entrati non riconoscibili alle telecamere e, in tre minuti, con una mazza di ferro hanno infranto l’ infrangibile vetro di protezione e rubato sei capolavori di Antonello da Messina, gioielli del MuMe, il museo a lui dedicato. Musei “colabrodo”? Alla mercè del ladro specializzato? L’offesa è alla collettività umana. Che fine faranno? Arricchiranno la collezione privata di opere d’arte di qualche sceicco o di un magnate americano? Furto su commissione, dunque, con il rischio di perdere per sempre capolavori di ineguagliabile valore data anche la vetusta età. Sono dipinti dall’Antonello giovanile (metà del XV secolo). Rammarica che dinanzi alla sfrontatezza dei ladri non sono bastate le protezioni per custodire i gioielli che appartengono a tutta l’umanità. A Palermo è ancora aperta la ferita del furto del quadro del Caravaggio, ” il martirio di San Lorenzo “, nell’omonimo oratorio. La mafia, per bocca dei suoi “pentiti”, ha fatto sapere che il quadro è andato perduto, perché ritagliato in tante parti per soddisfare più delinquenti (Sic!). Il recente furto di Messina ricorda per alcuni particolari quello di Louvre, per la repentinità e l’efficienza dei ladri professionisti. Del resto il mercato delle opere d’arte risulta fiorente e l’ Italia, uno dei più ricchi Paesi al mondo, si presenta fragile e esposta a queste azioni predatorie specialmente nelle chiese dove sono presenti opere e dipinti di inestimabile valore.