(di Sara Gandolfi – il Corriere della Sera) – No, Donald Trump e soci non si sono dimenticati della Groenlandia e delle sue ricchezze. La compagnia Greenland Energy, guidata da Robert Price, figura molto vicina agli interessi e alla visione geopolitica del tycoon, ha continuato a lavorare nell’ombra per mettere le mani sul petrolio dell’isola, avviando le operazioni per cominciare, entro ottobre, le trivellazioni esplorative. Ma senza l’autorizzazione del governo locale, che ha subito lanciato l’altolà.

Così Trump è tornato a scaldare le gelide acque artiche, assicurando durante un’intervista che l’isola sarà controllata dagli Usa «prima che io lasci la Casa Bianca», nel 2029. […]

L’arrivo a fine luglio di quindici container e macchinari pesanti per l’edilizia sulla pista dell’aeroporto di Nerlerit Inaat, che normalmente accoglie solo una manciata di voli a settimana, non poteva certo passare inosservato.

Il 30 luglio il governo groenlandese ha lanciato l’allarme: «Il ministero delle Risorse Minerarie è stato informato che White Flame Energy ha trasferito attrezzature di perforazione da Tasiilaq a Nerlerit Inaat». Peccato, prosegue la nota, che «il titolare della licenza non aveva ottenuto le autorizzazioni necessarie». […]

Nel 2021 la Groenlandia ha sospeso il rilascio di licenze esplorative, ma White Flame ne possiede tre, tuttora valide, ottenute nel 2014 e nel 2018. La società britannica 80 Mile PLC, che ha successivamente acquisito l’azienda energetica, ha di recente stretto una partnership con Greenland Energy, il cui presidente, il veterano della Marina Larry Swets, lavora anche al Golden Dome, il piano di difesa missilistica per il quale Trump afferma che il controllo della Groenlandia è «vitale».

La conferma ai timori del governo di Nuuk, ovvero che la società statunitense voglia procedere in fretta, anche senza autorizzazioni, è arrivata direttamente dal Texas, dove ha sede il suo quartier generale.

«Nelle scorse settimane, Greenland Energy ha proseguito i preparativi per quello che riteniamo sarà uno dei più importanti programmi di esplorazione onshore intrapresi in Groenlandia negli ultimi decenni», si legge in una nota. Secondo Price, sotto la penisola di Jameson Land, nella Groenlandia orientale, potrebbero trovarsi quasi 13 miliardi di barili di petrolio, per un valore di 1.000 miliardi di dollari. […]

La società ha pianificato di spendere 60 milioni di dollari per perforare due pozzi. Il primo entro ottobre. E in una lettera inviata agli azionisti il 6 agosto, ha avvertito che «attendere i permessi prima di iniziare i preparativi logistici ritarderebbe inutilmente le operazioni e potrebbe far perdere tempo prezioso durante la limitata stagione di trivellazione in Groenlandia».

Gli abitanti dell’isola, però, sono sul piede di guerra. Il 13 luglio, a Ittoqqortoormiit, cittadina situata vicino ai siti di trivellazione, si è tenuta una manifestazione di protesta.

«Una fuoriuscita di petrolio non distruggerebbe solo la natura: distruggerebbe il nostro stile di vita e il futuro», ha detto Hans Brønlund, presidente del consiglio locale.