(ilfattoquotidiano.it) – “Hanno i nervi a pezzi e quindi perdono il controllo con una certa facilità, inventano degli insulti attribuendoli a chi non li ha compiuti“. Con queste parole lo storico Luciano Canfora, ospite a In onda (La7), commenta la polemica scatenata ieri dal governo Meloni intorno alla commemorazione del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, quando, durante la cerimonia al Bois du Cazier, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha letto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alcuni sindacalisti hanno voltato le spalle: l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza e Giorgia Meloni hanno accusato subito la Cgil ma il sindacato belga Fgtb ha rivendicato il gesto come protesta antifascista contro la presenza di Fratelli d’Italia. I post di Meloni e Fidanza, ad ora, sono ancora online, senza scuse nei confronti della Cgil.

Canfora prosegue senza mezzi termini: “Improvvisamente si abbracciano all’immagine del presidente della Repubblica salvo contrastarlo in molti modi, comprese le riforme in gestazione con cui si tenterà di togliere le prerogative del capo dello Stato. È una decadenza molto sintomatica che fa capire che da quando c’è stata la grande scissione vannacciana hanno perso la bussola e quindi si appendono a qualunque pretesto, poi passa il giorno dopo e ce ne sarà un’altra. È una ginnastica mentale a perdere“.

Lo storico si sofferma poi sullo scontro diplomatico tra Sànchez e Meloni, premettendo: “i valori (usiamo questa parola grossa), nei quali Vannacci dichiara di credere, compreso blindare confini e ammiccare a AfD, sono gli stessi di chi ci governa attualmente. Valori che Meloni per molto tempo ha cercato di attutire i toni mostrandosi un po’ più dolce o europeista. Ora invece c’è lo scisma vannacciano – continua – E con lo scisma i problemi diventano drammatici: o combatti e distruggi Vannacci o lo insegui. Fratelli d’Italia ha scelto la linea di inseguirlo e questo in realtà è un suicidio politico“.

Canfora riserva lo stesso registro critico anche allo scontro con il premier spagnolo Pedro Sánchez. Lo storico non ha dubbi sul carattere della mossa di Meloni: “Con questi gesti insensati si ridicolizzano: viene in mente la celebre frase “la seconda volta è farsa”. Questa è una farsa e ora dare una mano ad Abascal di Vox per battere alle prossime elezioni Sánchez, usando Ceuta e Schengen, è, in piccolo e in carattere comico, quello che un governo italiano di molti anni addietro fece approvando e appoggiando militarmente Francisco Franco contro il governo socialista di Largo CaballeroSto evocando un episodio drammatico di cui questa è la caricatura in piccolo“.
Il riferimento è all’intervento fascista italiano nella guerra civile spagnola: Mussolini inviò migliaia di uomini, aerei, armi e il Corpo Truppe Volontarie a sostegno dei nazionalisti di Franco contro la Repubblica, di cui Largo Caballero fu premier socialista tra il 1936 e il 1937. Quella fu un’operazione militare di vasta portata; oggi, secondo lo storico, assistiamo a una versione in scala ridotta e grottesca.

Canfora chiude con un giudizio pragmatico sulla crisi tra Spagna e Italia: “Credo che passerà ben presto questa storia perché la doverosa “ritorsione”, come la chiamano loro, di chi si è visto sbarrare Schengen crea una situazione dalla quale prima si esce meglio è”.