(dagospia.com) – Attenzione: attraversamento peones! I tre partiti di maggioranza hanno una cosa in comune: più si va avanti, meno i leader controllano i parlamentari. Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia faticano a tenere a bada i pigiabottoni di Montecitorio e Palazzo Madama.

Prima della pausa estiva, e in vista del rientro con il botto con il voto sulla legge elettorale, e l’emendamento-bluff sulle preferenze, ognuno cerca come può di serrare le file.

In questi giorni c’è stato l’incontro di Antonio Tajani con la ridotta dei “laziali” (i fedelissimi del segretario), che l’hanno rincojonito con la solita richiesta: “Vogliamo essere confermati in lista”. Ma con i voti che latitano (nel 2022 FI ottenne l’8% abbondante, ridotto di almeno un punto secondo i sondaggi e quasi impossiible da confermare nel 2027) e la presa sempre più stretta della “proprietaria”, Marina Berlusconi, l’ex monarchico di Ferentino non può garantire granché.

Nella Lega va ancora peggio: il drammatico tracollo del Carroccio, drenato dalla fuoriuscita di Roberto Vannacci, rischia di ridurre la compagine parlamentare a una manciata di deputati e senatori, se va bene. E i pochi che restano, litigano: il partito è dilaniato dalla spaccatura interna tra nordisti e “salviniani” che il segretario sta tentando in queste ore di ricucire con un tardivo e inutile direttivo.

A sorpresa, però, i mal di capoccia più intensi rischia di averli Giorgia Meloni. Il problema principale ce l’ha infatti FDI. Essì, il partito di via della Scrofa, che una volta era un monolite inscalfibile, complice la gestione matronale di Arianna Meloni, è diventato come tutti gli altri: un coacervo di serpi pronte a mordersi a vicenda.

Gli esperti di palazzo ricordano ancora la rabbia con cui Francesco Lollobrigida, ex cognato di Giorgia Meloni e già ras acchiappavoti di Fdi, si rivolse ai “vigliacchetti” che avevano affossato il testo sulle preferenze. Un’intemerata, quella dello “stallone di Subiaco”, più ai suoi colleghi di partito che ai parlamentari azzurri o leghisti. Della sporca trentina di franchi tiratori (a cui Lollo disse di preferire i “franchi bevitori”), molti sarebbero stati di Fratelli d’Italia. E a settembre, il copione potrebbe ripetersi invariato.

Nell’inaspettata infornata di parlamentari ex missini del 2022, infatti, entrò un po’ di tutto: nessuno si aspettava il boom di consensi che portò Fdi a raggiungere il 26% ed eleggere 118 deputati e 63 senatori. Le liste erano insomma piene di personaggi un po’ improvvisati, raccattati sul territorio e che difficilmente verranno ricandidati nel 2027. Covano vendetta e non vedono l’ora di consumarla. Per questo, sono pericolosissimi, imprevedibili e pronti a sabotare la legge elettorale, anche fosse solo per il gusto di rovinare la festa alla Ducetta e alla sorella (prima di attraversare il guado e, chissà, magari correre a braccia aperte verso il generale Vannacci, che può garantire una candidatura sicura…)