
(Valeria Casolaro – lindipendente.online) – Dopo giorni di critiche e accuse contro la gestione della crisi di Ceuta da parte del governo spagnolo, nel corso della riunione svoltasi ieri sera i ministri degli Interni degli Stati membri dell’UE hanno sancito la «piena solidarietà» – almeno sulla carta – nei confronti del primo ministro Sanchez. «L’UE è pronta a sostenere la Spagna», riporta il comunicato rilasciato alla fine dell’incontro, ma anche a «proteggere le nostre frontiere dall’immigrazione irregolare». Con il pretesto di quanto accaduto, infatti, l’Europa appare decisa a implementare tutti i meccanismi funzionali all’innalzamento delle proprie frontiere, in linea con quanto previsto dal Patto europeo su migrazione e asilo recentemente approvato. L’incontro, tuttavia, più che portare a decisioni concrete ha assunto i toni di uno scambio di opinioni, mentre le dichiarazioni rilasciate a margine lasciano pensare che la linea dei Ventisette sia tutt’altro che compatta.
L’incontro era stato promosso da Italia e Danimarca e sottoscritto da una ventina di Paesi UE. «Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina», aveva ribadito Giorgia Meloni in quell’occasione. Tuttavia, dopo aver espresso apprezzamento per la reazione «rapida ed efficace» della Spagna, il vertice di ieri ha assunto più che altro i contorni di uno «scambio di opinioni», senza che emergessero nuove decisioni in merito a iniziative da mettere in campo.
«L’UE è unita e pronta a sostenere la Spagna» ha dichiarato il ministro Jim O’Callaghan, dell’Irlanda, Paese attualmente alla guida del Consiglio UE. Il controllo delle frontiere, ha proseguito, è una «responsablità condivisa», che richiede una «risposta europea unita». Da quanto emerso dal comunicato, l’incontro sembra essere più che altro servito a ribadire la linea comune dell’UE, che prevede un generico innalzamento delle frontiere. Molto di quanto discusso è infatti già incluso nel nuovo Patto UE sulla migrazione: «combattere incessantemente le reti del traffico dei migranti, intensificare i rimpatri, rafforzare le frontiere dell’UE, costruire partenariati approfonditi con Paesi terzi e migliorare le attività di previsione». Inoltre, i ministri hanno «posto l’accento sulla necessità di migliorare la conoscenza situazionale condivisa, potenziando i sistemi di allarme rapido quali l’intelligence prefrontaliera e il monitoraggio dei social media».
L’importanza della cooperazione con i Paesi terzi è più volte sottolineata, sulla carta per «continuare a sviluppare partenariati che creino giuste opportunità per le persone nei loro Paesi d’origine e rafforzino la gestione della migrazione». La linea europea, in questo senso, è già ben tracciata. Gli hub di rimpatrio, seppur non esplicitamente nominati nel vertice dei Ventisette di ieri, costituiscono un tassello fondamentale della recente Patto europeo sulle migrazioni, che rivede profondamente il significato attribuito al diritto di asilo nell’Unione – diritto umano fondamentale secondo le Nazioni Unite. Gli accordi con i Paesi terzi sono fondamentali per l’istituzione di questi centri, il cui scopo è di fatto quello di impedire ai migranti di raggiungere le coste dell’Europa. Lo schema segue il modello già sperimentato da Regno Unito con il Ruanda, criticato dall’ONU e da molteplici agenzie e organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Dopo il vertice, il commissario per gli Affari Interni e la Migrazione UE, Magnus Brunner, ha definito quanto accaduto un test per la «resilienza europea», rivendicando i risultati ottenuti dalle politiche UE, che hanno fatto registrare negli ultimi due anni una diminuzione «del 55%» degli ingressi. Tuttavia, se a un primo sguardo l’Unione sembra compatta sulla linea da seguire, sono le stesse parole del commissario a segnare la presenza di crepe interne. Quando interrogato dai giornalisti circa le politiche migratorie spagnole – che puntano alla regolarizzazione di un gran numero di persone senza documenti -, il commissario ha dichiarato che il tema non è stato discusso ma che la «discussione sulla regolarizzazione» non è un «buon segnale» per l’Europa. Dietro la facciata di unità, insomma, si nascondono evidenti divergenze, che si palesano ulteriormente nella manovra italiana di sospensione della zona Schengen con Madrid, della durata di circa un mese.
Intanto, quel che resta dopo il polverone sollevato da tutta questa storia sono i corpi in fondo al Mediterraneo. Sono 79 i morti accertati, dei quali sono stati recuperati i corpi, ma il numero reale potrebbe essere considerevolmente maggiore. E per questo, ancora una volta, l’Europa non intende assumersi alcuna responsabilità.
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Hanno deciso una beata min€hia invece di dare solidarieta’ alla Spagna🤔
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L’incontro era stato promosso da Italia e Danimarca e sottoscritto da una ventina di Paesi UE. «Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina», aveva ribadito Giorgia Meloni in quell’occasione.
EGGIA’, mica da Israele e USA che manovrano il Marocco (vedi Accordi di Abramo, aiuti militari, autostrada Trump ecc).
CLOWNs.
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Grande Sparviè che posti Pubble. Adesso però facce Calenda, dai!
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Dovrebbero tutti prendere Esempio e lezioni dalla Polonia. Guardare come si sono ridotte le città italiane è triste e fa rabbia. Basta fare entrare il terzo mondo,e chi é giá qui o viene rimpatriato oppure deve essere assimilato. Il multiculturalismo è la più grande truffa portata avanti da una politica stupida e vigliacca. Se qualcuno é capace di portare un solo vantaggio di una società multiculturale rispetto a una società omogenea,lo ascolto. Ma vantaggi veri,non sogni o ideali.
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Gli Stati Uniti d’America sono nati da flussi di immigrazione e rappresentano da sempre una delle società più multietniche e multiculturali al mondo.
Per i vantaggi vedi tu che hai nominato la Polonia.
Dal mio punto di vista le grosse società sono uno svantaggio a prescindere.
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L’esempio della Polonia non è molto azzeccato.
E’ vero che a parole la Polonia ha sempre manifestato una linea dura contro l’immigrazione, ma coi fatti le cose sono andate diversamente:
A cash-for visas scandal hits Poland’s strongly anti-migration government, weeks before elections | AP News
E non stiamo parlando di visti concessi agli ucraini dopo lo scoppio della guerra, ma di questi
Media reports allege Poland’s consular sections issued some 250,000 visas to migrants from Asia and Africa since 2021 in return for bribes.
La Polonia ha adottato misure più restrittive rispetto a quanto fatto da altri, ma non si può definire un modello.
Il Canada, l’Australia permettono l’ingresso di migranti; ma sono selettivi, richiedono specificamente migranti che vadano a coprire le posizioni effettivamente mancanti; non come da noi dove si parla genericamente di mancanza di lavoratori senza dire quali lavoratori mancano, in quali territori, con quali competenze e, soprattutto, perché il mercato interno non riesce a soddisfare quella domanda.
E qui arriviamo alla tua domanda finale; quella sul multiculturalismo.
Sono d’accordo, è una parola fuffa che serve solo per tentare di giustificare l’ingresso di migranti al fine di sostenere un modello di sviluppo che da decenni ha ingranato la marcia indietro e procede a tavoletta.
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