(Stefano Baudino – lindipendente.online) – Negli ultimi vent’anni gli investimenti italiani in armamenti hanno registrato una crescita senza precedenti, passando da 3 miliardi di euro nel 2006 a 13,2 miliardi nel 2026. È quanto emerge dall’Annuario 2026 dell’Osservatorio Mil€x, presentato la scorsa settimana alla Camera dei Deputati, secondo cui la spesa complessiva per la Difesa tra il 2010 e il 2026 supera i 429 miliardi di euro (oltre 503 miliardi a valori costanti). Lo studio evidenzia che il vero salto del riarmo si è concentrato nel biennio 2025-2026 e che l’aumento riguarda soprattutto l’acquisto di nuovi sistemi d’arma. Mil€x stima inoltre che l’obiettivo NATO del 5% del PIL entro il 2035 comporterà una spesa aggiuntiva di circa 498 miliardi di euro.

Nello specifico, l’Annuario Mil€x stima che nel 2026 la spesa militare diretta dell’Italia raggiungerà i 33,9 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato. Considerando anche i costi indiretti, come quelli legati alle basi statunitensi presenti sul territorio nazionale e alla compartecipazione ai programmi dell’Unione europea, il totale sfiora i 35 miliardi. Rispetto al 2025 l’incremento è del 2,8%, mentre sull’ultimo decennio la crescita supera il 45%. Secondo l’analisi, l’accelerazione della spesa si concentra quasi esclusivamente sugli investimenti in nuovi sistemi d’arma. Per la prima volta questa voce supera il 38% dell’intera spesa militare, con oltre 13 miliardi destinati all’acquisto di armamenti. Una parte rilevante dei finanziamenti, oltre 3 miliardi di euro destinati agli armamenti, sono peraltro iscritti nel bilancio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e non in quello della Difesa: secondo Mil€x, limitarsi a quest’ultimo porta a sottostimare di circa un quarto il reale impegno nazionale nel riarmo.

Il report evidenzia come, in poco più di tre anni di legislatura, il Parlamento abbia autorizzato ben 78 programmi di riarmo per un valore complessivo di 36,4 miliardi di euro. Secondo le analisi dell’Osservatorio, in base ai documenti programmatici della Difesa, nei prossimi quindici anni sono già previsti investimenti superiori ai 130 miliardi per nuovi sistemi d’arma, ai quali occorre aggiungere circa 9 miliardi destinati alle infrastrutture. Si tratta di una prospettiva che, a detta dei redattori del report, porterà a spendere in un solo quindicennio quasi quanto investito in armamenti nell’intero ventennio precedente.

Un altro aspetto messo in evidenza riguarda gli impegni assunti in ambito NATO. Dopo il vertice di Ankara del luglio 2026, il governo ha confermato l’obiettivo di aumentare gradualmente le spese fino al 5% del PIL entro il 2035, includendo sia la componente strettamente militare sia quella definita di “sicurezza allargata”. Secondo le stime contenute nel rapporto, tale traiettoria comporterebbe un impegno aggiuntivo di circa 498 miliardi di euro nel prossimo decennio, una cifra superiore alle valutazioni elaborate appena un anno fa.

Accanto ai numeri, il rapporto enumera anche le tante criticità del sistema. Gli autori segnalano un progressivo arretramento della trasparenza, sostenendo che i documenti ufficiali arrivino in Parlamento con ritardi e con un livello di dettaglio sempre più limitato. A ciò si aggiungerebbe la frammentazione dei capitoli di spesa tra diversi ministeri e l’assenza di strumenti realmente efficaci di controllo parlamentare sui grandi programmi di acquisizione militare. Per questo vengono avanzate diverse proposte, tra cui l’unificazione dei dati di spesa, un rafforzamento del ruolo delle Camere nell’approvazione dei programmi d’armamento, la creazione di un’autorità indipendente di vigilanza sul procurement e norme più stringenti contro conflitti d’interesse e attività di lobbying nel settore della difesa.

Lo spaccato italiano rappresenta un importante tassello di un quadro assai più ampio. Come evidenziato da un rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto il livello record di 2.887 miliardi di dollari, facendo registrare un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024. A trainare l’aumento complessivo della spesa in armi è stata soprattutto l’Europa (+14%), seguita dall’Asia (+8,1%), mentre le spese militari degli Stati Uniti sono diminuite, soprattutto perché non è stato approvato alcun nuovo aiuto finanziario militare per l’Ucraina.