I. I fatti e la cornice mancante

(Giovanni Tonlorenzi – lafionda.org) – I fatti sono ormai noti, con oltre cinquantamila persone entrate a nuoto in quarantotto ore, sessantaquattro morti, la sospensione di Schengen dichiarata da Meloni e le conseguenti proteste spagnole.
La cornice in cui questi fatti si iscrivono è però quasi assente dalle cronache italiane, ed è invece la sostanza geopolitica dell’intera vicenda.
Ceuta non è crisi migratoria e non è incidente diplomatico. È la tessera di una ridefinizione strategica dello scacchiere mondiale, in cui l’asse Washington-Tel Aviv-Rabat si è rivelato e sta lavorando al controllo di uno dei quattro passaggi marittimi decisivi del commercio globale.
La cornice è quella dei venti di guerra generale che agitano la fase storica attuale.
C’è un antecedente giuridico che è utile richiamare perché rende leggibile il resto. Il 29 giugno 2026 il Tribunal Supremo spagnolo ha stabilito che i respingimenti immediati previsti dalla legge di Estranjería per Ceuta e Melilla si applicano solo a chi supera elementi fisici di contenimento come recinzioni e barriere, mentre non si applicano a chi entra a nuoto, poiché in mare non esistono elementi fisici di contenimento. Chi arriva a nuoto deve essere sottoposto al procedimento ordinario di rimpatrio con garanzie di assistenza legale e diritto di chiedere asilo[1]. I
l flusso di massa è stato attivato un mese esatto dopo, con una precisione operativa che appare difficile ricondurre a un fenomeno spontaneo.
Il 1° agosto, a operazione conclusa, il governo Sánchez ha installato una barriera pneumatica marittima di 500 metri all’espigón del Tarajal, che crea l’elemento fisico di contenimento la cui assenza aveva reso inapplicabili le devoluciones en caliente, cioè i respingimenti immediati secondo la sentenza[2]. Il regime marocchino aveva quindi attivato l’operazione nella finestra temporale precisa in cui il vuoto giuridico rendeva la Spagna vulnerabile ai respingimenti individuali.
II. Cosa dice la legge, cosa dice Meloni
Il governo italiano ha annunciato prontamente, il 31 luglio, la sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna. Questa reazione ha un valore soprattutto politico e comunicativo, perché sul piano giuridico è impropria.
Se è vero che Ceuta e Melilla, le due enclaves spagnole in Nord Africa, fanno parte a pieno titolo del sistema Schengen, come ha confermato la Commissione europea nel 2022 rispondendo a un’interrogazione parlamentare, occorre puntualizzare che le loro frontiere con il Marocco sono frontiere esterne dell’area Schengen e non interne.
A ciò si aggiunga che esiste un regime speciale che con l’articolo 41 del Codice Frontiere Schengen stabilisce che chiunque si sposti da Ceuta o Melilla verso la Spagna peninsulare o altri paesi Schengen deve sottoporsi a controlli di identità e documenti nei collegamenti marittimi e aerei. Detto in altri termini, chi è entrato irregolarmente a Ceuta non ha alcun diritto giuridico di raggiungere il resto d’Europa[3].
Premesso che uno Stato non può espellere unilateralmente un altro Stato dall’area Schengen, quello che il governo italiano ha adottato non è affatto una sospensione di Schengen con la Spagna, ma una reintroduzione unilaterale dei controlli alle frontiere interne italiane, misura che è prevista dal trattato stesso ed è già applicata da altri Stati membri da circa un decennio in via continuativa. La Francia ha già i controlli attivi al proprio confine spagnolo dal 2015. Il governo Meloni ha dunque messo in campo una misura di dimensione assai contenuta, ma sfrutta la vicenda per dare un rilievo comunicativo altisonante che è diretto a fare pressione politica su Madrid.
La misura è stata annunciata via social, e d’altronde oggi la politica estera occidentale si è ridotta a post su vari social che informano l’elettorato interno prima delle cancellerie estere. È un fenomeno trasversale, da Trump a Meloni al centrosinistra europeo, e descrive il decadimento generale di una politica occidentale che tratta questioni di rilievo strategico come materiale di consumo elettorale immediato.
Non per nulla Salvini ha commentato: bene così, passa la linea Lega, riducendo esplicitamente una decisione di politica estera a vittoria interna del proprio partito.
Fratelli d’Italia ha ribadito che la difesa dei nostri confini non è negoziabile. Tajani ha aggiunto le formule del rischio conseguente e della minaccia del terrorismo. La rincorsa interna dei tre partiti di governo, in vista di un elettorato che il partito di Vannacci minaccia da destra, si sostituisce così a qualsiasi ponderata diplomazia[4].
Sánchez ha replicato che la solidarietà e l’empatia sono opzionali, il rispetto dei trattati europei e dei dati no, ricordando i dati Frontex 2021-2026 sugli ingressi irregolari nell’Unione: 478.600 attraverso l’Italia, 234.760 attraverso la Spagna. L’Italia è dunque la principale porta di ingresso irregolare dell’Unione dal 2021, con oltre il doppio degli ingressi spagnoli[5]. Il richiamo ai dati europei rovescia politicamente sull’Italia la stessa accusa che Meloni aveva rivolto alla Spagna.
Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino Grimaldi per una protesta ufficiale, chiedendogli di fermare la confusione interessata e ricordando che non è possibile andare da Ceuta e Melilla alla Penisola senza identificarsi. Poche ore dopo il Ministero dell’Interno italiano ha ridotto la solenne sospensione di Schengen a controlli aleatori e mirati sui viaggiatori non europei in porti e aeroporti, misura banale che qualunque Stato membro può attivare senza annuncio del capo di governo[6].
Il commissario europeo per la migrazione Magnus Brunner ha, da parte sua, respinto pubblicamente la proposta italiana, ricordando che non si stanno producendo spostamenti verso il continente europeo né verso altri Stati membri e che i controlli frontalieri sulle persone che escono da Ceuta e Melilla restano in vigore[7].
Tuttavia, nel giro di quarantotto ore la proposta di Meloni ha trovato sponda in altri cinque governi quali la Finlandia, che invoca il sostegno di tutti i paesi d’Europa e prepara controlli alle frontiere interne finlandesi, Danimarca, Austria, Repubblica Ceca e Svezia.
Germania, Belgio e la Slovacchia di Fico l’hanno esplicitamente rifiutata, mentre Francia e Portogallo, non hanno firmato nemmeno la lettera dei ventidue che ha portato al vertice UE del 4 agosto[8].
Il quadro è di nuovo sconfortante se si considera che sei governi europei chiedono pubblicamente di espellere uno Stato membro dall’area Schengen sapendo che la richiesta è giuridicamente inattuabile, dato che i trattati non prevedono nessuna procedura in tal senso.
L’idiozia strutturale della UE è resa plasticamente visibile dal fatto che chi confina con la Spagna e conosce i fatti resta fuori dalla campagna propagandistica; chi invece non ha con la Spagna nessun confine terrestre, come la Finlandia, invoca misure basate sul nulla.
Il dato che emerge è che il governo Meloni probabilmente ha deciso di cavalcare una delicata questione, tra l’altro giuridicamente regolata, ai fini di rincorrere elettoralmente il partito di Vannacci ma questo aspetto non è sufficiente a spiegare quel comportamento per intero.
C’è un ulteriore piano, che deve essere considerato ed è, come al solito, di respiro atlantico. Con l’operazione Ceuta, di fatto Meloni si riallinea in modo esplicito a Trump, tenta di accreditarsi come avamposto ostile a Sánchez, ritrasmettendo la pressione atlantica sulla Spagna.
È il solito schema della classe dirigente italiana da decenni: qualunque sia il referente politico oltre oceano, meglio se politicamente affine, la politica estera si costruisce sull’ossequio servile a quel referente. Meloni tenta di riaccreditarsi presso Trump, Schlein attende il ritorno dei democratici americani. Al governo o all’opposizione, la postura è la stessa.
III. Chi vuole Ceuta: l’asse Washington-Rabat-Tel Aviv
A parte la pochezza della politica italiana, la sostanza dell’intera vicenda Ceuta non sta solo nella Spagna ma nel quadro geopolitico più ampio in cui la Spagna si trova.
Da mesi il Marocco si è consolidato come principale partner regionale di Washington e Tel Aviv. Ha ridenominato una autostrada di 1.055 chilometri che attraversa il Sahara Occidentale occupato, come Autostrada Presidente Donald J. Trump.
Si prepara a inviare truppe a Gaza come parte della cosiddetta Forza Internazionale di Stabilizzazione selezionata da Israele, con immunità legale accordata dal Gabinetto di Sicurezza israeliano e autorizzata a operare unicamente nelle zone che Israele approva.
Ha ricevuto quest’anno centinaia di rabbini in pellegrinaggi religiosi, approfondendo il processo di normalizzazione avviato con gli Accordi di Abramo del 2020[9].
Israele e Marocco hanno firmato a Tel Aviv nel gennaio 2026 il terzo piano di lavoro militare congiunto dalla normalizzazione del 2020, in base al quale Tel Aviv fornirà oltre il cinquanta per cento delle difese aeree marocchine, più munizioni guidate offensive, razzi e droni[10].
A questo punto non è trascurabile il rapporto H.Rept. 119-631 del Comitato Appropriazioni del Congresso degli Stati Uniti, pubblicato nel 2026, che articola una posizione esplicita alla voce Marocco.
Il rapporto USA stabilisce che «Il Comitato prende atto dell’alleanza storica fra gli Stati Uniti e il Marocco, formalizzata nel 1786 dal Trattato Marocco-Americano di Pace e Amicizia. Il Comitato prende atto che le città amministrate dalla Spagna di Ceuta e Melilla si trovano in territorio marocchino e restano oggetto della rivendicazione di lunga data del Marocco. Il Comitato sostiene gli sforzi del Segretario di Stato di favorire l’impegno diplomatico fra Marocco e Spagna sullo status futuro di Ceuta e Melilla. Il rapporto stanzia venti milioni di dollari sotto i National Security Investment Programs e altri venti sotto il Foreign Military Financing Program per il Marocco»[11].
Meno noto ma politicamente decisivo è un dettaglio strategico articolato pubblicamente da Michael Rubin, ex funzionario del Pentagono e senior fellow dell’American Enterprise Institute, in un articolo pubblicato sul Middle East Forum nel marzo 2026. Rubin ha argomentato che la NATO non sarebbe formalmente tenuta a intervenire in un eventuale attacco a Ceuta e Melilla. L’articolo 6 del Trattato di Washington del 1949 limita infatti la copertura dell’alleanza ai territori delle Parti in Europa o Nord America e alle isole sotto giurisdizione delle Parti nell’area Atlantica del Nord a nord del Tropico del Cancro.
Ceuta e Melilla non rientrano in nessuna delle due categorie: geograficamente sono in Nord Africa, non in Europa, e non sono isole nell’Atlantico Nord. Come Rubin scrive testualmente, né Ceuta, né Melilla, né le Isole Canarie attiverebbero una risposta NATO, così come la NATO non sarebbe tenuta a rispondere a un attacco alle Hawaii o al Portorico.
Al vertice NATO di Madrid del giugno 2022, il governo Sánchez tentò esplicitamente di far estendere la copertura dell’articolo 5 a Ceuta e Melilla come parte del riconoscimento delle minacce dal sud, senza esito.
Su questa base Rubin ha invitato gli Stati Uniti a non riconoscere Ceuta e Melilla come territorio spagnolo.
Questa posizione non è isolata dato che il rapporto H.Rept. 119-631 sopra citato è stato firmato dal repubblicano cubano-americano Mario Diaz-Balart, alleato di Rubio, che nell’aprile 2026 aveva già pubblicamente dichiarato Ceuta e Melilla territorio marocchino[12].
Il dettaglio giuridico spiega la scelta di Ceuta come primo obiettivo dell’operazione, ovvero attaccare un pezzo di territorio spagnolo che l’alleanza atlantica non è formalmente tenuta a difendere.
Se osserviamo con attenzione, Ceuta si affaccia direttamente sullo Stretto di Gibilterra, attraverso cui transita fra il dieci e il venti per cento del traffico marittimo globale di merci[13]. Controllarla anche solo di fatto significherebbe per l’asse Washington-Rabat-Tel Aviv il controllo effettivo di una delle sponde di quello stretto. Si capisce dunque perché Melilla, altra enclave spagnola sulla costa marocchina sia rimasta indenne dal fenomeno, dato che si affaccia sul Mediterraneo aperto e non offre capacità di controllo comparabili.
L’analista messicano Alfredo Jalife-Rahme ha articolato il quadro complessivo in cui la crisi di Ceuta si iscrive e su cui convergono diverse linee di forza.
Il Marocco, firmatario degli Accordi di Abramo, normalizza i rapporti con Israele; gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, tanto da chiamare Donald J. Trump l’autostrada che l’attraversa.
In questo quadro si inserisce il rifiuto spagnolo delle basi agli Stati Uniti durante la guerra Israele-Iran del giugno 2026 e la riapertura dell’ambasciata a Teheran nel pieno di quella guerra, e l’importante visita di Sánchez in Algeria del 20 luglio 2026 con incremento del quindici per cento delle importazioni di gas algerino, in alternativa al gas americano. Sullo sfondo resta la questione mai risolta dello Stretto di Gibilterra, storicamente conteso fra Regno Unito e Spagna.
La domanda interessante che Jalife formula è se siamo davanti al primo passo di un ridisegno delle sponde dello Stretto sotto il controllo effettivo dell’asse Washington-Tel Aviv-Rabat, con il tacito assenso britannico[14].
Che quanto accaduto a Ceuta sia un affare assai complesso e non un fenomeno puramente migratorio lo dice il fatto che lo Stretto di Gibilterra è uno dei quattro punti di strangolamento del sistema commerciale marittimo mondiale, insieme a Ormuz, Bab el-Mandeb e Bosforo. In tutti gli altri tre si concentrano oggi eventi di conflitto: contro l’Iran attraverso Ormuz, nello Yemen attraverso Bab el-Mandeb, in Ucraina con effetti sul Bosforo.
Aggiungere Gibilterra alla lista significherebbe consolidare in un tempo ristretto il controllo americano-israeliano sui quattro passaggi marittimi decisivi del commercio globale.
La crisi di Ceuta si rivelerebbe così come una tessera di un riordino strategico in prospettiva di conflitti generali, non un mero incidente.
Dunque, il ragionamento fatto e i vari indizi portano ad escludere la spontaneità di quanto avvenuto. Il flusso è stato attivato un mese esatto dopo la sentenza del Tribunal Supremo di cui abbiamo detto, ed è emersa una documentazione che mostra come l’operazione sia stata coordinata attraverso cinque gruppi Facebook per un totale di circa duecentocinquantamila membri, scomparsi improvvisamente al termine dell’operazione. Nelle stesse ore la Reale Forza Aerea Marocchina ha effettuato almeno otto operazioni militari fra la base di Khouribga e Tetuán con velivoli C-130 Hercules.
Sono tre indizi che convergono, sul timing operativo calibrato sulla finestra giuridica, sul coordinamento digitale di massa scomparso a operazione conclusa, sul ponte aereo militare in coincidenza temporale con il flusso migratorio[15]¹².
IV. Satrapi europei, piazza spagnola
Sul fronte interno spagnolo, il Partido Popular e Vox hanno costruito una piattaforma comune contro il governo Sánchez.
Il portavoce di Vox nell’Assemblea di Ceuta, Juan Sergio Redondo, ha parlato di invasione e ha chiesto le dimissioni di Sánchez e del ministro dell’Interno Marlaska[16].
Vox ha chiesto l’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione, la norma che permette allo Stato di sospendere l’autonomia di una comunità autonoma spagnola[17], mentre Cayetana Álvarez de Toledo del Partido Popular ha paragonato Sánchez a un caudillo crepuscolare di cui il Marocco starebbe approfittando dell’agonia, con esplicito richiamo alla Marcia Verde del 1975 quando la Spagna franchista abbandonò il Sahara Occidentale[18].
La mobilitazione ha trovato immediato riflesso di piazza. Il 31 luglio centinaia di militanti di estrema destra si sono concentrati davanti all’ambasciata marocchina a Madrid al grido di España cristiana y no musulmana e Guerra al invasor, con un grande striscione recante la parola Remigración.
Molti fra loro erano vestiti di nero, e alcuni hanno rivolto saluti romani in pubblico e si tenga presente che la manifestazione è stata convocata da Núcleo Nacional, formazione che riunisce nazisti, franchisti e falangisti[19].
Una seconda concentrazione simile si è tenuta a Barcellona davanti al consolato marocchino, con circa cinquecento partecipanti sotto il la parola d’ordine Defensa Catalunya, Defensa España, e con saluti fascisti fotografati dai giornalisti presenti[20].
Risulta evidente uno schema in cui gli attori esterni orchestrano la pressione, con il Marocco proxy di Stati Uniti e Israele (i veri mandanti).
Nel frattempo l’establishment europeo con Meloni in prima fila, PP e Vox all’interno della Spagna, e l’estrema destra spagnola come cornice di piazza, si allineano allo schema di pressione politica contro Sánchez.
Sembra davvero saldarsi un’alleanza strutturale fra ceto sionista e atlantico all’esterno e satrapi europei interni contro un governo europeo minimamente autonomo, nonostante parziali sforzi fatti da Sanchez, con l’aggiunta della manovalanza di piazza pronta a legittimare la richiesta di cambio di governo.
V. Sánchez, ovvero l’illusione di una sovranità dimezzata
Per capire perché la Spagna di Sánchez è un bersaglio bisogna nominare cosa ha effettivamente fatto.
Sulla Palestina, il governo spagnolo ha riconosciuto lo Stato palestinese nel maggio 2024, ha aderito formalmente alla causa per genocidio intentata dal Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, ha approvato un embargo giuridicamente vincolante sulla compravendita di armi con Israele.
Sánchez è stato il primo capo di governo occidentale a usare pubblicamente la parola genocidio per Gaza.
Nel giugno 2026 ha chiuso lo spazio aereo spagnolo alle forniture militari americane destinate alla guerra in Iran e ha negato l’uso della base aerea di Morón e della base navale di Rota per operazioni contro Teheran¹⁵.
L’irritazione americana per queste posizioni è documentata nello stesso rapporto H.Rept. 119-631 del Congresso già citato. Nella sezione dedicata alla Spagna, il testo condanna esplicitamente Sánchez per aver negato l’uso delle basi alleate per operazioni collegate all’Iran e per aver chiuso lo spazio aereo ai voli militari statunitensi collegati a tali operazioni, mentre lo stesso documento formalizza il sostegno americano alle rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla.
Un unico atto istituzionale del Congresso salda quindi in modo esplicito la condanna della disobbedienza spagnola su Iran e la pressione territoriale contro Ceuta, e questa non è un’interpretazione, è una fonte primaria.
Ma a questa riflessione si deve aggiungere qualcos’altro. Su tutti gli altri fronti strategici Sánchez sostiene convintamente la piattaforma atlantica: l’espansione NATO verso Est, il sostegno militare all’Ucraina, l’adesione, seppur parziale, alla cornice europea di riarmo, il silenzio sulla continuità dottrinaria americana dell’espansionismo NATO.
Ha costruito un’autonomia, diciamo pure una sovranità molto parziale, pensando di poter dissentire su Palestina e su Iran restando però coerentemente dentro la cornice euro-atlantica su Ucraina e NATO.
È una strategia difficilmente praticabile, come i recenti fatti hanno dimostrato.
La cornice euro-atlantica a cui si chiede sottomissione è unitaria. Chi l’abbraccia come cornice generale non permettersi di dissentirne su un fronte specifico senza pagarne il prezzo.
La Russia ha pagato in scala massima quello che la Spagna paga oggi in scala assai più contenuta: l’affermazione di sovranità nazionale della Federazione Russa, perché di questo si tratta, che non ha accettato l’espansione NATO fino ai suoi confini non è stata non solo tollerata, è stata considerata inammissibile.
Il Marocco oggi è strumentalizzato come proxy contro Sánchez ed è una variante dello schema Ucraina come proxy contro Russia.
In conclusione, Ceuta non è incidente isolato, quel fatto appartiene allo stesso disegno strategico che collega la guerra ucraina, l’attacco all’Iran, il genocidio di Gaza solo per citare i casi più eclatanti a cui si dovrebbe aggiungere il tema Venezuela con il sequestro del suo legittimo presidente eletto.
Sono tessere di un unico mosaico che il ceto atlantico dispiega su fronti diversi con logica costante.
Ciò che rimane di tutto ciò è la consapevolezza che la chiave dell’emancipazione per ogni movimento progressivo autentico è oggi la necessità di rappresentare il tema della sovranità nazionale – come attributo essenziale della sovranità popolare.
Non si tratta di sventolare bandiere, ma di riconoscere che senza sovranità nazionale non c’è alcuna possibilità di costruire un nuovo spazio internazionale alternativo alla cornice euro-atlantica, e senza quello spazio internazionale alternativo non c’è alcun contenimento reale alla deriva verso una terza guerra mondiale che il ceto atlantico sta preparando in ogni tessera del mosaico geopolitico. Chi rinuncia alla sovranità nazionale rinuncia all’unico grimaldello politico che oggi possa far saltare lo schema.
Sánchez ne è caso esemplare. La sovranità nazionale non ammette selettività a detrimento della sostanza politica, e chi come lui ha sostenuto un’adesione convinta alla piattaforma euro-atlantica sull’Ucraina, magari coprendo quella adesione con il gesto importante ma simbolico del sostegno alla Palestina e poi del rifiuto delle basi a Trump per la guerra in Iran, paga un prezzo.
Il percorso verso la sovranità nazionale non è oggi in Europa scelta politica semplice, tutt’altro. È tema estremamente complesso, dati i rapporti di forza in atto, ma drammaticamente vitale.
Sovranità nazionale come base di una sovranità popolare autentica, e lettura geopolitica unitaria del mosaico che il ceto euro-atlantico dispiega su fronti diversi con logica costante: esse sono le due premesse politiche ineludibili per qualunque movimento voglia davvero superare il pericolosissimo assetto di guerra attuale.
[1] Tribunal Supremo, sentenza n.2965/2026 del 29 giugno 2026
[2] https://www.eldiario.es/politica/ultima-hora-llegada-migrantes-ceuta-gobierno-empieza-instalar-barreras-contencion-tarajal-noche-incidentes_6_13422273.html
[3] Ylva Johansson, per la Commissione europea, all’interrogazione parlamentare E-000911/2022 del deputato José Ramón Bauzá (Renew) del 2022, https://elfarodemelilla.es/europa-no-contempla-compensar-la-supresion-de-la-excepcion-de-schengen-en-melilla-y-ceuta/
[4] Giorgia Meloni ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/07/31/meloni-la-sospensione-di-schengen-per-tutelare-la-sicurezza-nazionale_e843a665-f8ec-49b3-83bf-f33ea0f91dfc.html. Matteo Salvini ansa.it/sito/notizie/politica/2026/07/31/salvini-bene-lo-stop-di-schengen-passa-la-linea-della-lega_f733399d-816b-4c34-b329-baf98e3019a0.html. Antonio Tajani ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/31/litalia-sospende-schengen-con-la-spagna.-meloni-tutelata-la-sicurezza-nazionale-la-cronaca_a2e6519a-5785-4646-8369-c6b28102df5e.html.
[5] Pedro Sánchez su X, https://x.com/sanchezcastejon/status/2083213292231635378
[6] elespanol.com/mundo/europa/20260731/gobierno-meloni-suspende-acuerdo-schengen-espana-crisis-migratoria-ceuta/
[7] eldiario.es/desalambre/comision-europea-descarta-espana-sea-expulsada-schengen-crisis-migratoria-ceuta_1_13421321.html
[8] infobae.com/espana/2026/07/31/la-crisis-migratoria-en-ceuta-pone-a-espana-contra-las-cuerdas-italia-y-finlandia-llaman-a-su-exclusion-de-schengen-mientras-francia-refuerza-la-frontera/
[9] https://geoestrategia.eu/noticia/46576/ultimas-noticias/operacion-de-guerra-hibrida-del-satrapa-de-marruecos-eeuu-y-el-estado-genocida-de-israel-contra-la-ciudad-espanola-de-ceuta.html
[10] Diario Judio Mexico, https://diariojudio.com/noticias/turistas-judios-rezaron-junto-a-una-muralla-en-marrakech-y-jovenes-islamistas-llegaron-con-insecticida-a-limpiar-el-lugar/523163/
[11] https://www.congress.gov/committee-report/119th-congress/house-report/631/1
[12] El Español del 1 aprile 2026, elespanol.com/reportajes/20260401/diaz-balart-halcon-cercano-marco-rubio-ceuta-melilla-no-espana-marruecos-cosas-discuten-amigos-aliados, e https://geoestrategia.eu/noticia/46577/ultimas-noticias/demostrado-marruecos-facilito-la-invasion-de-ceuta-como-una-agresion-hibrida.-el-control-del-estrecho-de-gibraltar.-analisis.html
[13] IEMed – Institut Europeu de la Mediterrània, iemed.org/publication/geopolitics-of-the-strait-of-gibraltar
[14] Alfredo Jalife Rhame, https://www.lahaine.org/est_espanol.php/la-invasion-marroqui-a-ceuta-despierta-los
[15] Sull’organizzazione digitale dell’operazione attraverso comunità Facebook, Instagram e TikTok, The Week India, 31 luglio 2026, theweek.in/news/world/2026/07/31/how-tiktok-instagram-videos-help-moroccan-migrants-reach-ceuta-thousands-cross-spain-waters.html. Sul ponte aereo militare marocchino con matricole dei C-130 Hercules e tratte documentate, The Objective, 31 luglio 2026 theobjective.com/internacional/2026-07-31/marruecos-aviones-tetuan-ceuta
[16] democrata.es/politica/vox-ceuta-denuncia-una-invasion-de-marruecos-tras-la-llegada-masiva-de-migrantes-a-la-frontera
[17] moncloa.com/2026/07/31/vox-exige-crisis-migratoria-ceuta-3408810
[18] eldiario.es/politica/pp-vox-cargan-gobierno-llegada-miles-personas-ceuta-vinculan-regularizacion-migrantes_1_13419707.html
[19] eluniversal.com.mx/mundo/protestan-contra-migracion-masiva-de-marroquies-en-madrid-espana-cristiana-y-no-musulmana/
[20] elnacional.cat/es/politica/tension-consulado-marruecos-en-barcelona-por-concentracion-ultra-por-crisis-en-ceuta_1676075_102.html
Analisi complessa ma puntuale che condivido pure nelle virgole.
"Mi piace""Mi piace"