“Dovrete subirmi per anni”: il leader di Futuro nazionale detta le sue condizioni al centrodestra. No al Green Deal, gelo con Forza Italia. E avverte Meloni: “Non sono solubile”

(Felice Florio – lespresso.it) – Sta bevendo un caffè lungo, come nello standard estero. Presto ripartirà per l’Italia, dove lo attendono piazze, comizi e cene con gli iscritti di Futuro nazionale. Deve ottimizzare i tempi, Vannacci, in questa fase di crescita del partito. «Ciao Roberto», lo saluta un collega con forte accento tedesco. Altri eurodeputati, durante l’intervista, passando lo chiameranno per nome. Ormai è uno dei volti più noti qui, a Bruxelles. Per registrare il colloquio ci allontaniamo di qualche metro dal bar al terzo piano, crocevia del Parlamento europeo. Vannacci ha la disinvoltura di chi ha visto parecchie telecamere. E anche un po’ di fretta. Aiuta ad arrangiare un set, sposta un tavolino, si aggancia il microfono da solo alla polo sportiva. Quando inizia il botta e risposta, però, il suo agonismo prevale. L’intervista durerà il doppio dei minuti concordati.

Pochi giorni fa, la maggioranza dei suoi colleghi ha deciso di mettere sotto indagine Esn, il gruppo a cui aderisce, per il sospetto che non rispetti i valori fondanti dell’Ue. La sorprende che anche eurodeputati italiani di centrodestra abbiano votato a favore della verifica?

«Ormai siamo all’assurdo. È il solito tentativo di eliminare con le inchieste amministrative o con i tribunali ciò che non si riesce a battere con il suffragio e con le elezioni. E no, non mi sorprende: sono quelli che hanno più paura di questa nuova politica. Fino a oggi hanno governato girando come la banderuola al vento, dicendo agli elettori quello che leggevano nei sondaggi del mattino. Hanno paura del voto, e lo si vede anche sulla questione delle preferenze nella nuova legge elettorale: non vogliono dare la sovranità al popolo. E l’emendamento –  bocciato – di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc era la solita truffa, una presa in giro dell’elettorato. Lo abbiamo votato tappandoci il naso perché comunque era un minuscolo passo avanti».

Giorgia Meloni ha paura di Futuro nazionale? Spinge molto sulla legge elettorale, lo “Stabilicum”. Eppure il suo governo sta per diventare il più longevo della storia repubblicana.

«Non so se faccia paura, di sicuro ha cambiato l’ambiente politico. Leggo sui giornali che i partiti del centrodestra inseguono Vannacci. Poi “Stabilicum” per cosa? La longevità è un dato cronologico di questo governo, che però non ha cambiato molto la politica fatta in precedenza: continua a sostenere questa Commissione europea, che porta avanti l’agenda Draghi, gli interessi della finanza internazionale e delle multinazionali. L’alleanza di centrodestra continua a essere succube della Commissione e di von der Leyen: subiamo l’immigrazione sregolata, chiediamo risorse in più per la spesa corrente e in risposta ci dà qualche miliardo di debito comune da spendere nel Green Deal».

Quali sono tre battaglie, tre condizioni indispensabili per vederla allearsi con l’attuale maggioranza di governo?

«Ci sono diverse linee rosse. Nel campo energetico: abbandoniamo questo Green Deal che ha distrutto la manifattura e la capacità produttiva italiana. Manteniamo il principio dell’identità. Continuiamo a sostenere la famiglia tradizionale. Sono principi che non sono disposto a negoziare, perché l’italiano medio si è stancato di chi promette A e poi, quando governa, fa Z».

Il muro che la divide da Forza Italia sembra invalicabile.

«Forza Italia interpretata da chi?».

Dalla componente giovanile, ad esempio.

«Va bene, infatti io interpreto la mia linea. Chi non è d’accordo voterà altri partiti. Però non sono disposto ad annacquarla, questa linea, a diluirla. Non sono solubile in acqua».

Lei individua nel merito un elemento fondamentale e il valore va riconosciuto anche agli avversari. C’è nel campo largo un leader che lei ritiene più meritevole, che possa rappresentare un’alternativa alla destra?

«Sinceramente no. Non ho individuato nessuna personalità che possa essere trainante».

Le faccio due nomi. Il primo, quello di Silvia Salis. Può funzionare?

«Spiegatemi che cosa interpreta. È il sindaco di una città che ha grandissimi problemi, una città dove la delinquenza impera, dove ci sono enormi criticità anche nella mobilità. E poi, questo suo ergersi a leader di un qualche cosa da cosa le deriva? Qual è il background di Silvia Salis, oltre a lanciare martelli?».

Non che il suo background sia più politico.

«Sono stato a capo di unità che fondamentalmente hanno interpretato la politica estera e internazionale dell’Italia. Il mio background è essere stato ai più alti vertici di un’organizzazione della pubblica amministrazione, le Forze Armate. Essere stato ai vertici di coalizioni internazionali dove si faceva materialmente la politica estera dei Paesi e delle alleanze. Un pochettino diverso, no, che lanciare il martello? Il martello tra l’altro è una cosa che unisce molto la sinistra. E le due Salis, sembrerebbe».

Il secondo nome che le avevo preannunciato è quello di Matteo Renzi. Glielo faccio perché si è parlato di questi presunti incontri tra voi. Ci sono stati?

«Sicuramente c’è stato un incontro da Fedez. Poi un altro, nel 2017, quando comandavo la Brigata paracadutisti Folgore. Lui era presidente del Consiglio ed è atterrato in una delle caserme sotto la mia responsabilità e ho fatto il padrone di casa. Renzi, secondo me, è un politico preparato che ha anche una notevole capacità dialettica. Il problema è che ha totalmente perso credibilità. Durante la sua vita politica ci ha raccontato tutto e il contrario di tutto».

È un discorso che si può applicare anche a chi sbandierava il blocco navale nella scorsa campagna elettorale, prima di arrivare a Palazzo Chigi.

«Renzi però aveva detto che avrebbe lasciato la politica qualora il referendum non fosse andato nel senso dovuto».

Meglio quindi restare in carica nonostante la sconfitta referendaria?

«Meloni ha detto che sarebbe rimasta a prescindere dall’esito del referendum. Sono due posizioni di partenza diverse. Anzi, a questo governo rinfaccio di non averci messo l’anima e il sangue nel referendum, ecco perché è stato perso. Andare da Fedez quattro giorni prima del voto non serve a nulla, ci doveva andare tre mesi prima. Soprattutto, non mi è piaciuto il dopo. Questa arrendevolezza… la maggioranza avrebbe dovuto avere già pronto un pacchetto di legge ordinarie che avrebbero potuto portare allo stesso risultato, senza bisogno di modificare la Costituzione. E il giorno dopo aver perso il referendum avrebbe dovuto convocare una conferenza stampa mostrando il pelo sullo stomaco, dicendo: “Bene, abbiamo perso il referendum, adesso otterremo le stesse cose con le leggi ordinarie”».

Niente premierato. Niente riforma della giustizia. Anche se la Consulta l’ha limitata, resta l’autonomia differenziata. Qual è la sua posizione?

«Autonomia vuol dire responsabilità: l’amministratore locale che declina sul territorio un principio comune nazionale. Non è separatismo, attenzione: questo comporta anche un maggiore controllo da parte dello Stato centrale».

Non lo dica agli elettori della Lega.

«Ma io non faccio parte della Lega. Come nell’ambiente militare, più si delega, più si decentralizza, maggiore deve essere il controllo».

Quindi la vuole correggere questa autonomia?

«Noi stiamo correggendo tutto, stiamo presentando emendamenti su qualsiasi attività stia portando avanti questa alleanza di centrodestra. Peccato che nella maggior parte dei casi vengano ignorati».

La vedremo nel Parlamento italiano nella prossima legislatura?

«Sono stato votato per fare l’europarlamentare e continuo a farlo».

Anche nel 2027?

«Nelle condizioni attuali, continuo a fare l’europarlamentare. Parteciperò certamente anche alle elezioni politiche in Italia, ma continuo a fare l’europarlamentare».

Ma se cambiano le condizioni…

«Chiaro, al variare delle condizioni, cambiano anche le decisioni».

È una risposta che lascia aperti più scenari.

«È una risposta reale, mai dire mai direbbe qualcuno. Futuro nazionale svolge la funzione del sestante. Serve a riportare l’imbarcazione sulla rotta giusta. Quindi o il centrodestra riprende la rotta o Futuro nazionale con il proprio sestante continua a seguire la propria».

Dall’altra parte c’è un altro sestante che potrebbe emergere, quello di Alessandro Di Battista. Svolgerebbe un ruolo simile – ma diametralmente opposto – al suo, quello di spostare più a sinistra il campo largo?

«Questi paragoni arditi li eviterei…».

L’aggettivo “ardito”, invece, per lei è inevitabile. Comunque, torniamo alla questione.

«Non saprei come rispondere. Non conosco Di Battista, non lo seguo e non ho idea di quella che vorrebbe essere la sua funzione a sinistra. Io so che poco tempo fa la sinistra si è vista a Napoli. Si sono dati dei fascisti tra di loro. Questo “camposanto” è partito proprio male, non so se un Di Battista riuscirebbe a rianimarlo».

Senta, sulla Russia ha ribadito molte volte la sua posizione. Perciò le faccio una domanda sul Medio Oriente. A Gaza è in corso un genocidio?

«Mi sembra che l’Onu non si sia ancora espressa, non vedo perché dobbiamo precedere quelle che sono le decisioni di chi, effettivamente, è titolato a rispondere a questa domanda».

Come considera la politica estera di Israele?

«È una politica estremamente muscolare e sproporzionata, che risponde a un terrorismo estremamente violento».

E a proposito del riconoscimento dello Stato palestinese.

«Non sono contrario a uno Stato di Palestina, però prima facciamo in modo che esistano le caratteristiche specifiche su cui deve basarsi una Nazione».

Concludo richiamando la recente copertina de L’Espresso intitolata “Incubo Vannacci”…

Interrompe la domanda «Io sarò il vostro incubo».

Ma quella copertina diceva che lei sarà l’incubo del centrodestra.

«No, no, io sarò il vostro incubo perché mi sembrate un giornale molto progressista “fru fru”, e quindi mi dovrete subire nei prossimi mesi, se non anni. Per quanto riguarda la politica, Futuro nazionale prosegue sulla sua strada. Per le alleanze ne parleremo a ridosso delle elezioni. Mi raccomando ai suoi sogni –  sorride – , passi notti tranquille».