Fabrizio Gallo, legale del proprietario della Bisteccheria d’Italia, annuncia l’invio di una memoria con i messaggi: “Il Parlamento negando l’acquisizione fa un grosso danno al mio assistito”

(di Andrea Ossino – repubblica.it) – Colpo di scena nel caso Delmastro. Fabrizio Gallo, legale di Mauro Caroccia, fornirà ai pm le chat negate dal Parlamento. “Sto inviando in questi minuti alla procura una memoria con tutti i messaggi tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e il mio assistito con richiesta di acquisizione immediata ai fini delle indagini”.
Il legale di Mauro Caroccia, indagato nell’inchiesta sul ristorante Bisteccheria d’Italia, spiega di aver preso la decisione di rivelare ai pm il contenuto delle chat per difendere il suo cliente: “Dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale e questo è fondamentale per chiarire la posizione del mio assistito. Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi visto che Delmastro non è indagato”.
La storia della Bisteccheria d’Italia
Il fatto è noto. Mauro Caroccia viene condannato definitivamente per aver riciclato il denaro del clan Senese. La Guardia di finanza indaga sui suoi beni prima che l’uomo entri in carcere e scopre che ha fondato – tramite la figlia diciottenne – una bisteccheria insieme all’allora sottosegretario Andrea Delmastro e ad altri politici di Fratelli d’Italia. Visto che Caroccia non aveva beni e aveva i creditori alle costole, gli investigatori si sono chiesti da dove provenisse il denaro necessario ad aprire un’attività commerciale. Il sospetto dei pm è chiaro: ancora dal clan Senese. La risposta dell’indagato Caroccia è altrettanto semplice: i soldi li ha messi Delmastro.
Solo che una parte rilevante li ha dati in contanti. Ma, secondo la difesa, le chat tra Caroccia e Delmastro certificano la genuinità del finanziamento. La procura ha quindi chiesto al Parlamento di poter vedere le conversazioni del deputato, la Giunta ha negato l’autorizzazione e adesso si esprimerà la Camera. L’avvocato di Caroccia, però, non ci sta. Dice che è stato violato il diritto di difesa e chiede di acquisire le conversazioni. Sta preparando una memoria. Deposita le chat.
La nuova strategia di Caroccia
Una mossa particolare, quella dell’avvocato. Perché difficilmente la procura potrà acquisire le chat di un parlamentare senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza, previa valutazione della Giunta. Che, in questo caso, si è già espressa e ha detto no. Una decisione alla quale si accoderà, salvo sgambetti, anche la maggioranza di governo una volta che la vicenda verrà discussa in Aula.
Occorre dunque capire se adesso la procura possa o meno acquisire, o comunque esaminare, la memoria contenente conversazioni di un parlamentare. Appare difficile: quella che riguarda le comunicazioni di un parlamentare è un’inviolabilità assoluta, che prescinde dal contenitore in cui esse sono contenute, siano in un telefono o trascritte in una memoria.
L’avvocato ne fa una questione costituzionale: “Il Parlamento non può negare l’acquisizione”. “La vicenda giuridica si scontra – sottolinea Gallo – tra il diritto inviolabile della difesa (articolo 24) e il diritto all’immunità parlamentare (articolo 68, comma 3)”.
“L’immunità parlamentare, come recita una sentenza della Corte costituzionale che sul tema si era già espressa nel 2007, non può prevalere sul diritto di difesa di un cittadino quando, soprattutto, la produzione di tali chat è favorevole per l’indagato. Nel caso di specie siamo di fronte a due situazioni collegate (semplice cittadino e parlamentare) e non ‘coimputate’, di talché, se una prova è favorevole per il cittadino, di certo non sarà pregiudizievole per il parlamentare, sconfessando quindi quella ratio richiesta per far valere l’immunità”, continua l’avvocato.
C’è aria, dunque, di Consulta. Ma un singolo cittadino, o il suo legale, non possono accedervi direttamente. Tutt’al più potrebbero chiedere al giudice di sollevare la questione.
La replica di Delmastro: “Così si chiarirà tutto”
“Apprendo che il legale del signor Carroccia starebbe depositando le famose “chat”. Non ho alcun problema che ciò avvenga anche per il loro valore chiarificatorio dell’intera vicenda. Le interlocuzioni di carattere amichevole sono e restano tipiche del dialogo che si può avere con un ristoratore romano del quale confermo non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti veri o presunti con ambienti criminali”, scrive Delmastro in una nota.
Ancora: “Alla Giunta per le Autorizzazioni avevo depositato una memoria, senza prendere posizione, sull’eventuale consegna non già perché non creda nelle garanzie costituzionali a salvaguardia della riservatezza e della libertà delle conversazioni e della corrispondenza degli eletti, ma perché personalmente coinvolto. Ora sono salve le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione e il deposito delle chat, per altra via, dimostrerà, finalmente e senza ombra di dubbio, la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale”.
Quindi la conclusione: “Per mesi, pur non essendo indagato, ho dovuto subire la macchina del fango di esponenti politici le cui amministrazioni locali di riferimento venivano sciolte per infiltrazioni mafiose. Spero che ora si possa discutere seriamente di amministrazioni infiltrate dalla mafia e non di chi, pur non essendo neanche indagato, ha rassegnato le dimissioni per rispetto delle istituzioni”.
Cosa succede ora
Una cosa è certa. Fino a quando l’iter non sarà concluso, il telefono di Caroccia, incluse le conversazioni dove non è presente Delmastro, rimane congelato. E dunque c’è un’indagine sui capitali mafiosi che viene rallentata.
E poi c’è un ulteriore problema politico. Bisogna comprendere adesso come si comporterà il Parlamento davanti a un cittadino che afferma di non poter dimostrare la sua innocenza perché la politica impedisce l’acquisizione delle conversazioni in questione.
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Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi visto che Delmastro non è indagato”.
E allora perchè il deputato di fdi non rinuncia alla protezione malevola del parlamento?
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