
(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Il quotidiano iraniano Hamshari ha accusato Giorgia Meloni di essere tra i responsabili dell’uccisione di Khamenei. L’accusa è infondata: Khamenei è stato ucciso il 28 febbraio 2026 da un raid israeliano, che ha dato inizio alla guerra dei 40 giorni. Meloni era all’oscuro del piano, come dimostra l’affaire Crosetto, rimasto bloccato a Dubai: nessuno l’aveva informato del bombardamento imminente. Questa è una prova possente che Meloni non ha avuto alcun ruolo nell’uccisione di Khamenei.
[…] Quanto alla ripresa dei bombardamenti, la questione torna a complicarsi per l’Italia. Se i bombardamenti manterranno l’intensità registrata in queste ore, Trump porrà nuovamente il governo Meloni sotto pressione. Centinaia di aerei americani riprenderanno a decollare dalle basi in Italia. Crosetto ripeterà il solito ragionamento. Dirà che l’Italia è estranea alla guerra perché i caccia americani svolgono attività tecniche, logistiche e di supporto, previste dagli accordi bilaterali. Voli di questo tipo, ha precisato Crosetto, non richiedono una specifica autorizzazione politica caso per caso. Il problema è che i voli logistici possono essere di tre tipi principali: voli per trasportare armi, soldati e carburante. Il fatto che un volo sia logistico non esclude automaticamente che sia un volo estraneo alla guerra. Una guerra richiede molti voli logistici. Ad esempio, il 19 marzo 2026, è decollato dalla base di Sigonella il drone spia MQ4 Triton dell’US Navy per monitorare tutti gli obiettivi da colpire sull’isola di Kharg. Il radar del Triton coglie ogni dettaglio. I suoi sensori ottici e infrarossi rilevano anche i barchini dell’Iran. Poi trasmette le informazioni ai comandi americani e, quindi, agli aerei da guerra che sganciano le bombe. Il Triton trasmette immediatamente la mappa delle infrastrutture civili e militari da colpire. Il Triton decolla senza l’autorizzazione di Crosetto, ma è fondamentale per l’uccisione degli iraniani e la distruzione del Paese. Crosetto è responsabile di ciò? No, non lo è. Crosetto è molto vicino al vero quando afferma che nessun altro governo potrebbe impedire agli aerei americani di decollare dalle basi italiane.
Il problema che questa rubrica pone ormai da tempo è quello delle basi americane sul territorio italiano. Andrebbero chiuse perché obbligano l’Italia a partecipare alle guerre degli Stati Uniti senza alcuna autorizzazione. Le guerre sono cambiate. Nel 2026, i voli logistici sono fondamentali per la vittoria in guerra o per evitare la sconfitta. I trattati Usa-Italia, relativi all’uso delle basi italiane, sono stati stipulati nei primi anni Cinquanta, quando i droni non esistevano e la tecnologia militare era all’età della pietra rispetto ai nostri giorni.
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In sintesi, il volo logistico è destinato al trasporto di personale, mezzi, munizioni, carburante, viveri, attrezzature o altri materiali necessari al sostegno delle operazioni militari. Non implica di per sé un’azione di combattimento, ma le azioni di combattimento, nell’era della guerra digitale, richiedono il volo logistico. Nell’era della guerra digitale, il sostegno logistico è diventato parte integrante della capacità offensiva. Senza la ricognizione e la raccolta dei dati, molti bombardamenti contro l’Iran non potrebbero essere condotti. Le basi americane in Italia servono agli americani, non agli italiani. Non sono usate per proteggere l’Italia. Sono usate nelle guerre della Casa Bianca. Servono ad accrescere la proiezione di potenza, ovvero la capacità degli Stati Uniti di muovere guerra lontano dai confini nazionali.