Il leader del Movimento 5 Stelle: “Sulle preferenze la destra prende in giro gli italiani, le liste restano bloccate”

(di Francesco Bei – repubblica.it) – «Con tutte le urgenze del Paese, questo governo ha bloccato i lavori parlamentari per cambiare le regole del gioco elettorale. Con la scusa della stabilità, Meloni punta direttamente all’inamovibilità: la sua priorità è questa, non le interessano giovani e donne sottopagati, gli anziani che rinunciano alle cure, le imprese che non reggono il peso di tasse e caro-bollette». Giuseppe Conte stasera sarà in piazza Montecitorio, con gli altri esponenti dell’opposizione, al presidio contro la legge elettorale che approda in aula. Una battaglia che vede il centrosinistra unito nell’obiettivo, ma con tattiche diverse.
A differenza del Pd, voi avete presentato una vostra proposta sulle preferenze. Perché?
«Abbiamo presentato una proposta di legge elettorale che prevede un proporzionale puro, soglia di sbarramento al 3% e preferenze. Ma abbiamo lavorato anche con le altre forze di opposizione per condurre una battaglia unitaria per fermare con durezza la legge».
Insomma, meglio bloccare il Melonellum ma, se non ci riuscite, almeno che si superino le liste bloccate?
«Si, pensiamo al male minore, alla riduzione del danno: per questo, da ultimo, come M5s abbiamo presentato un emendamento per introdurre le preferenze, abrogando anche l’indicazione del premier e riconducendo il premio di maggioranza a una dimensione accettabile. Tutto questo per riconoscere ai cittadini, completamente esautorati, un ruolo nella formazione del nuovo Parlamento. Sono i profili di incostituzionalità più gravi».
Restare in aula per sfidare la maggioranza sul voto segreto o uscire dall’aula?
«Lo vedremo, agiremo con compattezza, d’intesa con le altre forze politiche. Ricorreremo a tutte le strategie parlamentari possibili per far scoppiare le loro contraddizioni e affossare la legge, denunciando anche l’ipocrisia di Fratelli d’Italia che, dopo aver accroccato una legge che non offre nessuna possibilità all’elettore di poter scegliere i propri candidati, ora tenta di prendere in giro gli italiani: nella loro nuova proposta i capilista restano bloccati e ci sono le crocette per gli altri candidati, ma questo vale solo per i partiti più grandi».
Alla manifestazione di Napoli lei ha dichiarato che la Russia non sarebbe una minaccia per l’Europa. Ha paura della concorrenza di Alessandro Di Battista e per questo sta alzando il tiro sull’Ucraina?
«Ma scusate, che c’è di nuovo nella mia posizione? Una forza progressista non può avere lo stesso programma di politica estera di Fratelli d’Italia. Infatti ho sempre spinto per un approccio multipolare che oggi è ostacolato innanzitutto da Trump e Netanyahu».
In questo modo fate una politica estera diversa da Meloni ma uguale a quella di Vannacci e Salvini, o no?
«Queste accuse sono delle corbellerie (il termine che Conte usa è un po’ più forte, ndr). Ci attaccano perché contrastiamo la logica bellicista che oggi governa l’Europa e il mondo e diamo fastidio ai colossi delle armi e ai fondi di investimento che fanno affari. Non ho nulla a che vedere con Salvini e Vannacci, che strizzano l’occhio ai partiti russi, inneggiano a tutte le azioni illegali di Trump e abbracciano devotamente Netanyahu senza condannare il genocidio».
Quindi quale sarebbe il cardine di questa politica estera diversa?
«Il prossimo governo dovrà avere una netta discontinuità sul tema del riarmo. Nella convinzione di perseguire un conflitto a oltranza per procura, l’Europa sta compiendo un errore storico gravissimo, chiedendo agli ucraini di immolarsi contro l’esercito russo allontanando la prospettiva, certo impegnativa, di un accordo negoziale. Quello che vedo è la mancanza di leader in grado di affermare la supremazia della politica piuttosto che della forza. Regna un diffuso sonnambulismo che ci sta facendo scivolare verso la guerra».
Da settimane però gli ucraini stanno riportando successi sul campo…
«Questo confermerebbe che la Russia non rappresenta una minaccia, se addirittura l’Ucraina da sola riesce a mettere in ginocchio l’esercito russo».
Francia e Germania hanno protestato con gli ambasciatori russi per gli attacchi cyber. L’Italia stessa ha scoperchiato un giro di spie e militari infedeli. Come fa a dire che non ci sia una minaccia russa?
«Le guerre ibride e gli attacchi cibernetici sono in corso non da oggi e non solo da parte della Russia, sono tanti i player che dimostrano aggressività su questo fronte. Non c’è dubbio che l’intera Europa deve rafforzarsi sul piano cyber, ma è assolutamente inverosimile il rischio di una imminente invasione della Russia. Questo rientra in una logica di propaganda che ci ha portato a buttare miliardi e miliardi di euro nel riarmo, senza neppure un piano di difesa comune europea».
Oggi a Parigi nasce un embrione di difesa comune europea, con la coalizione per uno scudo anti-missile allargato a Kiev. C’è anche l’Italia dentro. Seguendo il suo ragionamento, dovrebbe essere un passo nella giusta direzione…
«I contorni di questo accordo sono ancora poco chiari. Dipende da come verrà costruito: potrà essere un primo passo verso la creazione di una difesa comune, e allora lo vedrei favorevolmente, ma può mascherare un supporto bellico ancora più deciso a Kiev. Questo porterebbe l’Ucraina nella Nato, senza neppure un passaggio formale, e ci esporrebbe a conseguenze molto pericolose. È importante comprendere tutti che il futuro dell’Europa non è inviare missili ma inviati di pace».
Da settimane però gli ucraini stanno riportando successi sul campo…
Ma quali? Sul campo i russi avanzano, lentamente e sanguinosamente, ma avanzano. Gli ucraini usano i droni, questo sì, ma in questo caso dove sarebbe il campo?
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Il giornalista è molto bane informato: segue costantemente i tg rai, Fininvest e la 7, quindi…
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