“La priorità deve essere il No alle armi. Conte sulla Russia? Puro buon senso”

Marco Revelli: “Il campo largo non scalda: nel Pd troppi tifano guerra”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – La diagnosi è severa: “La piazza di Napoli racconta che questa aggregazione non scalda il cuore a un elettorato disorientato”. La prescrizione è precisa: “Bisogna sciogliere il nodo che dovrebbe essere il primo punto dell’agenda politica, ossia la linea sulla pace e sulla guerra”. Marco Revelli, professore di Scienza Politica presso l’università degli Studi del Piemonte orientale, commenta lo stato della coalizione progressista dopo il flop dell’evento a Napoli di mercoledì scorso.

A suo dire questa alleanza “non scalda”. Banalmente, perché?

Premetto che la grettezza, la volgarità e l’incapacità della coalizione guidata da Giorgia Meloni può far comunque sperare che nelle Politiche il campo largo, o comunque lo si voglia chiamare, possa non perdere o addirittura vincere.

Però?

Però il punto è che nel centrosinistra manca chiarezza sulla linea e sulle proposte. E la vera macina al collo di questa coalizione resta la posizione rispetto al tema della guerra. Qualcosa di inaccettabile, visto che stiamo precipitando verso un disastroso conflitto di grandi dimensioni, con tutto l’Occidente che ragiona ormai in termini di riarmo. Ma il toro va preso per le corna.

I Progressisti si esprimono di continuo contro il riarmo. Compresa Elly Schlein, che pure ha i suoi problemi interni.

La segretaria del Pd ha fatto qualche passo avanti sul tema, ma l’impressione è che si muova sempre su un campo minato. Ogni volta che fa affermazioni anche timide contro la logica delle armi, si scatenano contro i Delrio, i Fassino e i Guerini di turno. Per non parlare del gruppo parlamentare dem in Europa. La verità è che nel Pd c’è un partito della guerra che condiziona la segretaria.

Potrebbero obiettarle che Putin rappresenta una minaccia per l’Europa, e che quindi bisogna rafforzarsi militarmente, no?

Questa è propaganda, non un ragionamento basato su dati di fatto. Putin è il più occidentale nella nomenklatura russa, e sa perfettamente che portare il conflitto fuori dell’Ucraina gli costerebbe enormemente. Sarebbe un’operazione suicida. Ma purtroppo tanti parlano di politica internazionale con toni macchiettistici. Ma così si corre verso un riarmo simmetrico dei fronti, e quindi verso il rischio di un conflitto globale, come avvenne nella prima guerra mondiale.

A Napoli Giuseppe Conte ha sostenuto: “Stanno creando una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”. Ed è successo un putiferio, anche nel Pd e dintorni.

Conte ha detto una cosa di buon senso, evidente a chiunque sia in buona fede. Ma mezzo Pd è esploso. Una reazione significativa, alimentata da un sistema mediatico ormai in gran parte asservito a questa logica di guerra.

Cosa dovrebbe fare Schlein?

Ah, non vorrei essere nei suoi panni. È stata eletta segretaria da un mondo di sinistra che va oltre i confini del Pd. Ma per lei e tutto il campo progressista quello della guerra resta il primo punto da chiarire. È inutile aggiungere pezzi di programma se non si parte prima da lì.

Il problema comunque è dentro il Pd.

Assolutamente sì.

A Napoli c’è stata la contestazione della sinistra extraparlamentare di Potere al Popolo.

Tutti hanno il diritto di fischiare, ma credo che PaP abbia dimostrato di non avere davvero il senso dell’opportunità. Con quel comportamento ha perso un’occasione.

Restando fuori dei partiti tradizionali, si continua a parlare di una discesa in campo di Alessandro Di Battista, pacifista convinto. Che effetti potrebbe avere sul campo largo?

Non saprei dirlo con precisione. La sua forma di comunicazione potrebbe funzionare. Ma credo sia tardi per nuovi innesti a sinistra.

Difficilmente Di Battista farebbe accordi con i Progressisti…

Sì, anche questo va considerato.

Dopodiché, professore, ci sarebbe da ricordare anche Matteo Renzi. A suo dire a Napoli la manifestazione è andata male perché mancava la componente riformista: cioè, mancava innanzitutto lui.

Guardi, mi lasci stendere un velo pietoso. I problemi sono ben altri.