(Stefano Intreccialagli – ansa.it) – Il governo italiano parteciperà al summit convocato dal Segretario di Stato americano Marco Rubio per affrontare il pericolo della “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”.
Dopo una approfondita riflessione, su impulso della premier Giorgia meloni, il governo ha deciso di mandare una rappresentanza politica anche se non ai più alti livelli. In serata infatti si è appreso che l’esecutivo invierà a Washington un sottosegretario che comunque marchèra la presenza italiana a un summit controverso, almeno nell’ottica europea.
Molti osservatori vedono questa riunione come una crociata dell’amministrazione Trump sul movimento Antifa. Sebbene il Dipartimento di Stato americano abbia provato a vendere l’iniziativa in programma la prossima settimana segnalando che il terrorismo di estrema sinistra è “una vecchia minaccia che sta riemergendo con forti legami transnazionali”, alcuni funzionari americani hanno visto un tentativo dell’ amministrazione Trump di utilizzare potenti strumenti antiterrorismo per reprimere gli attivisti statunitensi considerati estremisti di sinistra.
Il tycoon non ha mai nascosto il suo disprezzo per Antifa, e dopo l’omicidio di Charlie Kirk ha emesso un ordine esecutivo per definire il movimento un'”organizzazione terroristica interna”. Ora, l’obiettivo dell’amministrazione potrebbe essere bollarlo come “terrorismo straniero”, per sbloccare ulteriori strumenti investigativi come la sorveglianza.
E negli Stati Uniti, c’è chi teme che questa strategia possa trasformarsi in un boomerang in caso di ritorno dei democratici alla Casa Bianca: “Sarebbe un precedente per un’eventuale amministrazione Gavin Newsom per prendersela con i conservatori”, ha affermato un funzionario Usa al Washington Post.
Di fronte a questo quadro, non sorprende la perplessità espressa tra le decine di ministri invitati all’incontro – oltre 60 Paesi, secondo il Wp – tra cui figurano la maggior parte delle nazioni europee, i principali Stati latinoamericani e diversi asiatici, come India, Indonesia e Singapore.
Alcuni funzionari di governi stranieri hanno espresso disappunto per l’invito, sia per il breve preavviso – appena un paio di settimane – sia per gli obiettivi vaghi dell’iniziativa. Così, diversi rappresentanti hanno subito giudicato improbabile una partecipazione a livello di ministri, a causa dei numerosi impegni diplomatici. Altri hanno espresso perplessità squisitamente politiche, sottolineando di non capire il motivo dell’invito: “Non abbiamo Antifa”, ha detto un diplomatico europeo al Wp.
“Le nostre forze dell’ordine non si concentrano sul terrorismo di sinistra perché non è considerato una minaccia prioritaria nel nostro Paese”, ha detto un altro funzionario. Da qui, la decisione di molte cancellerie di snobbare l’evento, pensando al massimo a una partecipazione a livello di rappresentanza diplomatica.
Anche in Italia l’invito dell’amministrazione Usa aveva subito suscitato le polemiche politiche, con l’opposizione che ha chiesto al governo di disertare un’iniziativa “che richiama le peggiori stagioni del maccartismo e della caccia alle streghe ideologica” e che “vuole trasformare l’antifascismo e il dissenso sociale in un problema di ordine pubblico”, ha sottolineato nei giorni scorsi Avs.
Una decisione di questo tipo non poteva essere però presa a cuor leggero, di fronte alle tensioni registrate nelle scorse settimane tra Giorgia Meloni e Donald Trump, per ultimo il meme postato su Truth che invitava a “un’ordinanza restrittiva” per la premier italiana. In serata la decisione: l’Italia sarà presente ma solo a livello di sottosegretario.



Mi auguro che metteranno in valigia il “cappellino rosso maga”…..anche se il “rosso” in quella autorevolissima riunione….non mi sembra il colore piu’ appropriato…..
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Di sicuro c’e’ che se alle prossime elezioni vinceranno i democratici a Trump e tutta la sua truppa non restera’ altro sperare che i razzi spaziali di musk siano in grado di trasbordarli su marte perche’ li cercheranno in tutto il globo terraqueo per fargli le €hiappe a stelle e strisce🤔
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Se negli affari esteri il governo della Meloni è disastroso, nell’economia interna ci condanna a decenni di miseria infinita. Ma quelli che la votano se li fanno due conti?
STEFANO PATUANELLI
C’è un’immagine che racconta meglio di mille conferenze stampa il fallimento delle politiche economiche del Governo Meloni. Nel nuovo aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, tra le 30 principali economie selezionate, rappresentative di circa l’83% del PIL mondiale, l’Italia è penultima per crescita prevista nel 2026: +0,5%. Dietro di noi c’è solo l’Iran, cioè un Paese in guerra. Nel 2027 va perfino peggio: l’Italia resta inchiodata a +0,5% e diventa ultima tra tutte le economie considerate. Ultima.
Mentre gli Stati Uniti crescono del 2,3% nel 2026 e del 2,2% nel 2027. Mentre la Cina viaggia al 4,6% e poi al 4,1%. Mentre la Spagna, che pure è nell’area euro e quindi non vive su Marte, cresce del 2,1% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027. L’Italia no. L’Italia viene condannata alla stagnazione. E qui il punto politico è enorme, perché questo Governo non ha ereditato macerie. Ha ereditato 209 miliardi di PNRR, il più grande piano di investimenti pubblici della storia repubblicana: risorse per modernizzare il Paese, rafforzare l’industria, sostenere la transizione energetica, digitalizzare la pubblica amministrazione, mettere in sicurezza il territorio, creare lavoro qualificato, aumentare produttività e salari. E cosa ha prodotto? Un Paese fermo. Un Paese con salari reali tra i peggiori dell’OCSE. Un Paese ultimo per crescita tra le grandi economie. Un Paese in cui la pressione fiscale aumenta, la produzione industriale cala, il potere d’acquisto arretra.
Ma mentre l’economia reale viene lasciata agonizzare, il Governo trova miracolosamente le risorse per una cosa: aumentare la spesa militare. Secondo le stime dell’Osservatorio Mil€x, arrivare al 5% del PIL per difesa e sicurezza significherebbe portare la spesa cumulata 2025-2035 a 1.063 miliardi di euro, contro i 564 miliardi che si spenderebbero restando al 2%. La differenza è mostruosa: 498 miliardi di euro in più. Quasi 500 miliardi. Più del doppio del PNRR. Cioè questo Governo è riuscito nell’impresa di sprecare politicamente l’occasione storica dei 209 miliardi del PNRR e, nello stesso tempo, ipotecare le prossime generazioni con una traiettoria di spesa militare da quasi mezzo trilione aggiuntivo. Tutto questo mentre siamo ultimi per crescita, follia.
Nessuno nega che l’Europa debba occuparsi della propria sicurezza, il tema è come. Una cosa è costruire finalmente una difesa comune europea, integrata, razionale, fondata su una politica estera comune, su acquisti comuni, su standard condivisi, su una catena industriale europea, sulla fine delle duplicazioni tra 27 eserciti nazionali. Un’altra cosa è accettare che ogni Paese aumenti da solo la propria spesa militare. La difesa comune europea avrebbe potuto significare più efficienza, più autonomia strategica, più capacità industriale condivisa, meno sprechi. E il Governo Meloni cosa ha fatto in questi anni per costruire davvero una difesa comune europea? Nulla. Ha accettato la logica del 5% congiuntamente al nuovo Patto di Stabilità e al Rearm EU. Ha accettato che la Germania usasse i propri spazi fiscali per correre da sola.
E ieri, al vertice NATO di Ankara, la Presidente del Consiglio riesce perfino a dire che “non si pente di nulla”. Non si pente di nulla? Non si pente di aver costruito una politica estera subalterna? Non si pente di aver accettato una traiettoria di spesa militare gigantesca mentre il Paese è ultimo per crescita? Non si pente di non aver usato il PNRR per cambiare davvero il modello produttivo italiano? Non si pente di lasciare ai giovani un’Italia più povera, più fragile e più vincolata da impegni futuri enormi?
Il risultato, lo dicevamo, è certificato dall’FMI: l’Italia torna ad essere, tristemente, il fanalino di coda della crescita mondiale. Non va tutto benissimo e chi governa un Paese con questi numeri, vantandosi di essere tra i Governi più longevi della storia, un Governo che ha ricevuto 209 miliardi di PNRR, non dovrebbe dire “non mi pento di nulla”. Dovrebbe chiedere scusa.
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