Dal Blair Institute a Enlivex. L’ex premier: “Tutto regolare”

(di Carlo Di Foggia e Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – Nonostante la stretta sugli incarichi privati approvata a fine 2024, Matteo Renzi è ancora una trottola: gira il mondo per conferenze e incarichi, annuncia accordi che svaniscono nel giro di pochi mesi. Sul sito del Senato è tra i pochissimi a non aver pubblicato la dichiarazione patrimoniale relativa al 2024, perché avendo aderito al concordato biennale ritiene sufficiente aver inviato a Palazzo Madama la relativa documentazione e non i dettagli della “classica” dichiarazione dei redditi. Il caso non ha grossi strascichi, essendo gli obblighi di trasparenza tutti interni al Senato, ma è uno degli elementi ancora poco trasparenti delle attività private del leader di Iv (che nel 2023 ha guadagnato 2,3 milioni).
Mentre ambisce a garantirsi un posto nel campo progressista, Renzi è appena rientrato da un evento a Londra, l’Octopus Energy Tech Summit. Sui social gira un video in cui l’ex premier, con tono da televendita, elogia il dibattito sull’energia, a cui ha partecipato per conto del Tony Blair Institute, di cui è consulente, come confermano da Octopus: “Octopus Energy non ha corrisposto alcun compenso al Senatore Renzi per la sua presenza all’Energy Tech Summit, concordata con il Tony Blair Institute (per il quale ha scritto la prefazione di un report sul tema, ndr). La sua presenza si è unita a quella di molte altre figure istituzionali e politiche”.
L’ente dell’ex premier inglese non ha sede nell’Unione europea, dunque rientrerebbe tra quelli per cui valgono le limitazioni imposte dalla manovra a fine 2024 (niente incarichi o compensi da società con sede legale e operativa fuori dall’Ue), ma Renzi è comunque retribuito perché è diventato advisor pochi mesi prima della stretta. Il leader di Iv infatti ha mantenuto tutti i contratti avviati prima delle restrizioni, coi relativi compensi, in una interpretazione larga (ma evidentemente non contestata dal Senato) dei nuovi divieti. Del resto la legge, molto efficace sulla carta, si rivela fragile se basata sul principio delle autodichiarazioni e sulla mancanza di sanzioni. E così il protrarsi dei vecchi contratti vale per il Tony Blair Institute (non ci sono dettagli sull’importo, ma a suo tempo lo staff di Renzi negò le voci su 1 milione di euro, tarandosi su “molto meno”) e vale per gli incarichi in Arabia, in particolare quello col FII, il fondo voluto dalla famiglia reale di Bin Salman che gli frutta fino a 80mila dollari lordi l’anno.
Nel frattempo, Renzi fattura dentro l’Unione europea o accetta ruoli a titolo gratuito, utili comunque a creare nuove relazioni e a sondare mercati inesplorati. È il caso di Enlivex, colosso israeliano attivo in diversi ambiti (quello di partenza è il medicale) ma che nel novembre scorso ha annunciato l’ingresso di Renzi nel board con l’obiettivo di aprirsi alle criptovalute. E qui arriva un tema di trasparenza: fonti vicine all’ex premier spiegano al Fatto che Renzi “si è dimesso quattro mesi fa” dalla società. I tempi non tornano del tutto, visto che ancora il 21 aprile Enlivex firmava documenti alla Sec americana riportando Renzi tra i suoi membri. A febbraio i soci hanno votato una modifica della governance che porterà alla sua decadenza alla prima assemblea annuale, di cui al momento non si trova traccia o di sicuro Enlivex non ne ha dato notizia, circostanza che stride con i roboanti comunicati con cui ne annunciò l’arrivo: il coinvolgimento di un ex premier non è un dettaglio per gli investitori.
A questo si aggiunge una bizzarra coincidenza. Da qualche tempo il leader di Iv si fa chiamare “il Kraken”: dal partito spiegano che è nato come scherzo su una pagina Instagram e poi lo staff e Renzi stesso hanno iniziato a giocarci su, richiamando l’omonimo leggendario mostro marino, una specie di enorme piovra. Caso vuole che Kraken sia anche la piattaforma di scambio di criptovalute su cui Enlivex ha deciso a febbraio di quotare il suo maggiore asset di tesoreria, il token “Rain”, arrivato a valere 1,1 miliardi (oltre al nome di una società tecnologica legata a Octopus Energy, da cui poi si è scissa pur mantenendo una partecipazione finanziaria di minoranza). Insomma ogni riferimento al Kraken richiama sì il mostro marino, ma pure una società del settore in cui Renzi era implicato nelle sue attività private. “Neanche conosce la piattaforma”, replicano dall’ex premier. Insomma, uno spot a sua insaputa.
Il DNA non mente…. mo vado dove er sordo me chiama!
"Mi piace""Mi piace"