Il direttore del Fatto spiega perché il referendum sulla giustizia ha mobilitato milioni di elettori e perché il centrosinistra non riesce a fare lo stesso

(ilfattoquotidiano.it) – “Ultimamente sembra che per il centrosinistra il problema principale sia trovare un posto sicuro a Renzi. Se il menù e il presepe sono questi, non credo che questo progetto ecciti particolarmente coloro che magari sono andati a votare al referendum sulla giustizia e che non intendono affatto andare a votare alle elezioni politiche”. È la bordata lanciata al campo progressista dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che, a Otto e mezzo (La7), sviluppa la sua riflessione sulle difficoltà del campo largo nel riconquistare gli elettori che negli ultimi anni hanno scelto l’astensione.
Secondo Travaglio, mentre Roberto Vannacci, con il nuovo partito Futuro Nazionale, potrebbe riuscire a intercettare anche una parte dell’elettorato che non vota più, riproponendo “le battaglie delle origini che poi, misteriosi complotti non si sa bene orchestrati da chi, hanno impedito che venissero realizzate”, il centrosinistra continua a non trovare un messaggio capace di mobilitare chi si è allontanato dalle urne.

Alla considerazione della conduttrice Lilli Gruber, secondo cui “senza il centro il centrosinistra non può vincere”, Travaglio risponde spostando l’attenzione dalla geometria delle alleanze ai contenuti. A suo giudizio, gli elettori chiedono soprattutto “radicalità”, intesa come capacità di parlare in modo comprensibile, avanzare proposte definite e mantenerle nel tempo.
La gente si aspetta qualcuno che parla chiaro, che dice delle cose chiare e che poi le fa“, afferma, aggiungendo che il campo largo, definizione che liquida come “altra espressione orripilante e menagrama”, dovrebbe concentrarsi su “poche cose chiare”, indipendentemente dal fatto che siano più o meno riconducibili alla tradizionale sinistra.
Per suffragare questa tesi, Travaglio richiama il risultato del recente referendum sulla giustizia, sottolineando come circa cinque milioni e mezzo di cittadini che abitualmente non partecipano alle elezioni politiche abbiano invece scelto di votare su “un quesito astruso” perché il tema è stato spiegato con un linguaggio semplice e diretto.

In questo contesto cita il magistrato Nicola Gratteri come esempio di una comunicazione efficace“È uno che parla chiaro, perché fa cose chiare, ha le idee chiare e quindi quando parla si capisce e si capisce che crede a quello che dice e che di solito poi, quando una cosa la dice, cerca di farla”.
E precisa che il procuratore capo di Napoli non può essere incasellato né nella “sinistra-sinistra”, né nella “destra-destra”.
Per il direttore del Fatto Quotidiano, il rilancio del centrosinistra passa quindi attraverso un cambiamento del linguaggio e dell’approccio politico. “Credo che serva radicalità soprattutto – conclude – abbandonando un po’ un linguaggio polveroso che appartiene al Novecento, che ha avuto una splendida storia ma che adesso è usurato e logoro. Richiede anche parole nuove, linguaggi nuovi“.

Travaglio a La7: “Gli Usa hanno mollato l’Ucraina, ora la guerra con la Russia rischia di diventare mondiale. È il pericolo più grande”

“L’Europa resta sola a sostenere Kiev. Nessuno sta più tenendo sotto controllo questa guerra”.

La guerra tra Russia e Ucraina è l’unico conflitto che rischia di sfociare in un conflitto mondiale“. Sono le parole pronunciate nell’ultima puntata stagionale di Otto e mezzo, su La7, dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che indica nel conflitto russo-ucraino il pericolo più grave sul piano internazionale.
La conduttrice Lilli Gruber richiama i risultati della rilevazione di Demopolis, secondo cui gli intervistati indicano come fatti più importanti la guerra in Iran e Medio Oriente, l’inflazione e l’economia, il referendum sulla giustizia e lo scontro tra Giorgia Meloni Donald Trump. Travaglio riconosce che “sono tutti quattro fatti importanti”, ma aggiunge che avrebbe votato “per un quinto”, cioè per quanto sta accadendo sul fronte russo-ucraino.

Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, la situazione diventa sempre più delicata dopo che “gli americani hanno mollato l’Ucraina, scaricando tutto il peso dell’aiuto sull’Europa”. Una condizione che, sostiene, alimenta “un rischio sempre più forte di un allargamento di questa guerra”, anche perché il presidente ucraino Volodymyr Zelensky appare “sempre più frustrato” di fronte ad aiuti che “arrivano con sempre maggiore stanchezza e difficoltà”.
Travaglio richiama poi le tensioni tra Kiev e Varsavia, spiegando che “c’è uno scontro con il suo alleato più fedele, che è la Polonia”, nato dalla scelta di Zelensky di affidarsi ancora di più ai nazionalisti estremisti, fino a esaltare “un battaglione che aveva sterminato centomila e più fra polacchi ed ebrei durante la Seconda guerra mondiale”.

E aggiunge: “C’è il tentativo di dimostrare che può arrivare dove vuole in Russia, addirittura ha minacciato la Bielorussia. È una guerra che rischia di sfuggire di mano proprio nel momento in cui sembra in una fase di stanca anche perché non c’è nessuno che cerca di tenerla sotto controllo“.
Diversa, invece, la sua valutazione sul conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran: “Non ho mai pensato che potesse avvenire una guerra mondiale, visto che nessuno ha mai pensato che la Russia e la Cina sarebbero potute intervenire militarmente in difesa dell’Iran”.
Al contrario, conclude, Mosca e Pechino “hanno semplicemente aspettato che Trump e Netanyahu andassero a schiantarsi, come tutti quelli che capivano qualcosa di quella situazione avevano previsto prima ancora che si verificasse”.