Il presidente dei 5 stelle: “Pronto a essere ascoltato in Parlamento. Su di me un gioco sporco, non mi sono mai occupato di forniture”

Conte: “Commissione Covid usata per colpire me, la regia è a palazzo Chigi”

(di Francesco Bei – repubblica.it) – «Siamo ormai in un clima da campagna elettorale, evidentemente hanno individuato in me e nel M5S il pericolo numero uno. E, da palazzo Chigi, è arrivato l’ordine ai fidi solidali che siedono in commissione Covid, grazie anche alla complicità in particolare dei giornali di Angelucci, di screditare la mia persona». Quando si parla di commissione Covid, Giuseppe Conte perde il suo aplomb. Sono settimane che i giornali di destra lo tirano in ballo per i contratti e gli appalti stipulati durante la pandemia e, per il presidente del M5S, si tratta di una manovra orchestrata a piani alti del governo, che usa la maggioranza e le istituzioni per attaccare i leader dell’opposizione.

Si parla di contratti milionari per dispositivi cinesi non idonei, come risponde?

«Che dal 2021 ho chiarito decine di volte che non mi sono mai occupato di contratti per l’acquisto di mascherine e respiratori, né di quali imprese o professionisti fossero coinvolti. A differenza di Fratelli d’Italia».

È possibile che il suo ex collega avvocato, Luca Di Donna, abbia speso il suo nome per far credere ad alcuni imprenditori che sarebbero stati facilitati in cambio di soldi?

«Leggendo i giornali come tutti, apprendo che da anni è stato indagato dalla procura di Roma e sono stati passati al setaccio tutti i suoi rapporti professionali, senza neppure un rinvio a giudizio».

Quali erano i suoi rapporti con Di Donna?

«Per quanto mi riguarda, non ho mai costituito con lui una società e, da quando sono diventato premier, non ho avuto alcun rapporto anche sul piano personale. Non l’ho mai incontrato, né sono mai stato informato sulla sua attività professionale».

Come è possibile che lei non si occupasse delle forniture?

«Ma scusate, torniamo a quei mesi, con un’Italia in ginocchio e la riorganizzazione di un intero Paese, secondo voi è pensabile che un presidente del Consiglio possa pensare ai contratti delle mascherine? Non l’ho mai fatto, ma a questo punto una domanda la faccio io: siamo sicuri che nessun esponente di vertice di Fratelli d’Italia si sia preoccupato di suggerire o raccomandare imprese o professionisti? Speriamo di poter approfondire questo aspetto in commissione Covid. Ci divertiremo».

Su Repubblica abbiamo scritto della Jc-Electronics, l’azienda a cui è stato riconosciuto un credito di 200 milioni di euro, che in passato ha finanziato Fratelli d’Italia. Si riferisce a loro?

«Anche a loro. Parliamo di un’azienda il cui amministratore, Dario Bianchi, viene portato come una madonnina in tutte le feste di Atreju».

Se è così sicuro, perché non vuole rispondere di queste accuse davanti alla commissione Covid?

«Sono anni che ho dato la mia disponibilità a essere audito, solo che a questa disponibilità non è stato dato alcun seguito. Attendo quindi di sapere la data della mia audizione, perché è in corso un gioco sporco che non posso più permettere. Sono vicende che, da un punto di vista giudiziario, si sono tutte tradotte in un nulla di fatto e che non mi hanno mai nemmeno sfiorato. Eppure FdI continua ad alimentare questo fango diffamatorio».

Ce l’ha con il presidente della commissione, Marco Lisei?

«È stato lui stesso a definire un “circo mediatico” la commissione che presiede. Non hanno nemmeno avuto il coraggio di accertare la gestione sanitaria delle regioni, che sono escluse dal perimetro d’indagine. Senza nessuna delega, all’insaputa di tutti i componenti d’opposizione, hanno escusso testimoni in commissariati di polizia: un vero obbrobrio giuridico, che dimostra l’incultura istituzionale di questa destra, che usa le istituzioni e i suoi giornali per attaccare i leader delle opposizioni».

Dopo la crisi con Trump, Giorgia Meloni ha dato indicazione ai ministri di non disertare la festa per il 4 luglio a villa Taverna. Lei ci andrà?

«Se deciderò di andarci sarà in omaggio all’amicizia tra il popolo italiano e quello americano, visto che è la festa più importante degli Stati Uniti. Ma non certo per le uscite inaccettabili del presidente Trump nei confronti dei nostri vertici istituzionali».

Lei è stato a lungo indicato come un sostenitore delle primarie per la scelta del candidato premier. Poi di recente è sembrato fare un passo indietro a favore del metodo usato per le regionali, ovvero una candidatura concordata al tavolo della coalizione. Ha cambiato idea?

«Chi si oppone alle primarie oggi invoca, come unico criterio alternativo, quello del leader del partito che prende più voti. Ho solo voluto ricordare che ci sono anche altri criteri che abbiamo già sperimentato con successo».

Non ha ripensamenti sulle primarie?

«No di certo. Per me rimangono ben in evidenza sul tavolo».

C’è molto affollamento di liste al centro. Dario Franceschini su Repubblica ha invitato i protagonisti a federarsi, suggerendo come leader la sindaca di Genova. Anche per lei sarebbe meglio una aggregazione?

«Una semplificazione mi sembra opportuna, ma mi pare che stia già avvenendo».

Renzi dentro o fuori?

«Prima il programma, poi parleremo anche del resto».

A proposito di programma, a che punto siete con Nova?

«Alla fase conclusiva: hanno partecipato 16 mila persone, buona parte non iscritti. Questo fine settimana le proposte vengono discusse e affinate. Convoglieremo questo grande entusiasmo, tutta questa energia, sul tavolo della coalizione a beneficio del progetto progressista».

Ecco, sembra che la vostra base apprezzi molto l’idea di una tassa sui super-ricchi. Se dovesse passare la patrimoniale lei che farà?

«Ne stanno discutendo, come sempre sono i cittadini a valutare e decidere sulle misure più idonee per perseguire gli obiettivi di progressività ed equità del sistema fiscale».

E se dovesse venir fuori la patrimoniale, pur non essendo lei d’accordo, la porterà al tavolo?

«Assolutamente sì, quello che esce da Nova per me è sacro».