La guerra ha fatto riemergere antiche fratture, finora seppellite. Un pericolo per tutti

(Domenico Quirico – lastampa.it) – Il terreno è minato, zeppo di insidie. Ecco tutto. A percorrerlo fino in fondo, siamo sinceri, si rischia un’accusa oggi senza remissione da parte degli amanuensi del fatto compiuto: collaborazionista… usi gli argomenti del nemico… Purtroppo il passato ha la maestà di un macigno, è un parlante fidecommisso e bisogna scegliere a cosa siamo di fronte: una simmetria dei crimini o l’asimmetria della memoria?
In Europa centrale non è un dibattito filosofico, è la palude della Storia che talora non si può aggirare. Se ne è attraversati e si ritorna come si ritorna da un viaggio che ci ha trasfigurati. È sufficiente una parola un anniversario una arroganza per bruciare e confondere cuori e menti. Le colpe, i delitti tornano a essere carnali.
Allora: Polonia e Ucraina, i massacri di civili polacchi da parte dei nazionalisti ucraini, sotto lo sguardo benevolo dei nazisti, in Volinia tra il 1942 e il 1944. Non nascondiamoci : si è usata la parola tremenda, genocidio, anzi il parlamento polacco li ha fissati così nella sua Storia, immortale, scolastica, intangibile. Eppure… Dal 2022 da quando Putin , ennesima reincarnazione dell’orso russo bulemico e invasore, si è riaffacciato cannoneggiando in Europa centrale, tutto sembrava risolto nella fratellanza.
Nessuno più dei polacchi è stato al fianco di Kiev, capitanando e incalzando, con i Baltici, il fronte dei Decisi: Mosca deve capitolare! Con Mosca, Mosca degli zar e dei soviet e degli oligarchi, hanno infiniti conti da saldare dall’epoca delle prime Spartizioni. Correva il lato oscuro dell’età dei lumi, la zarina si dilettava di cinguettare filosoficamente Voltaire e Diderot ma quando bisognava tagliare a pezzi terre e genti era meno illuminista di Stalin.
Il nemico era alle porte, la nuova Ucraina indipendente resisteva. Tutto diventava possibile, perfino il meglio di fronte a quella evidente necessità: aiutare l’aggredito, perché dopo forse… a Varsavia fu una trepida euforia. Uno sguardo ammirato , una ardente giustificazione, un modo di vivere: noi e loro, noi con loro contro l’Altro. Tutto era possibile, perfino il meglio.
Nessun armadio pericoloso era stato aperto, nessuna carta era stata giocata se non quella di resistere insieme. Poi ecco arrivare da una parte e dall’altra… Chi? Quasi tutti. I tribuni del recupero: i piccoli corvi, i grandi avvoltoi della Storia, della memoria e degli eroi, senza cui, pensano, le folle, le masse troppo innocenti non possono fare nulla.
Zelensky, gran maestro di comunicazione, proprio lui, ha commesso un errore, usato quella parola, eroi, e l’ha saldata al battesimo di una attuale unità militare: gli eroi della “Armata insurrezionale ucraina”, che si battè contro la dominazione sovietica a fianco di Hitler, e che si macchiò dei massacri della popolazione polacca e ebraica in Volinia e nell’est della Galizia. Come quegli uomini fossero diventati improvvisamente innocenti degli spettri della Volinia. Dal sacco di quel sanguinoso e convulso passato sono venuti fuori i villaggi distrutti, sessanta, centomila civili massacrati, e nomi, uno dei comandanti che fiancheggiavano le SS Andriy Melniyk, e Bandera: anticomunista, patriota, nazista, martire? Il guaio è che forse era tutto questo insieme… Si popola, frettolosamente, un pantheon di eroi che dovrebbe unire, in questo duro passo, gli ucraini attorno alla storia dell’indipendentismo, dargli una datazione lunga, illudendosi che, come per una catalisi o un big bang si coprano le pagine buie, e si santifichino anche uomini di troppo.
Ma basta l’essere vittime oggi per santificare i propri aguzzini di ieri? È il guaio di una identità liquida di un popolo sommerso da sempre da est e da ovest da invasioni (come la Polonia!), zeppa di estremi, di glorie e di carogne, Breznev, gli eroi ucraini di Stalingrado e Bandera il collaborazionista, che, ricordo, era venerato già nella convulsa piazza rivoluzionaria di Maidan. Ma nessuno allora ci fece caso. Bisognerebbe lavorare di ago e filo per evitare l’avaria del negativo. Perché infine arriva l’urto, la collisione, lo scontro delle memorie. Ma scrivere la Storia a quattro mani è difficile. Forse impossibile.
Per i polacchi gli eroi della Upa sono dei genocidi filo nazisti che l’Ucraina rifiuta di rinnegare. Anzi. I loro morti sono un vissuto nominabile e prezioso. È ben più di una asimmetria della memoria. Perché si confonde inevitabilmente con la storia scritta dai russi, sovietici e putiniani, che vi traggono succose, per loro, ragioni di propaganda.
Ecco, lo dicevamo: i nazisti ucraini! Putin sorride. Non solo perché Zelensky ha perso una medaglia. Gli ucraini replicano che fu solo un episodio, doloroso, di una guerra polacco ucraina e si assolvono con il carattere simmetrico dell’orrore: ovvero le rappresaglie della Armata dell’interno polacca, che combatteva contro i tedeschi, che si vendicò sugli ucraini con diecimila morti. I nostri morti. I loro morti. Non sono uguali. I nostri contano i loro no.
Nel 2016 fu un film a riaprire le cicatrici, fece rivivere sullo schermo i lazzari di questa lunga morte, “Wolyn”, del regista polacco Smarzowsky. Ricostruzione accurata che fu accolta in Polonia trionfalmente ma causò anche aggressioni nei confronti di immigrati ucraini. Kiev parlò di «propaganda antiucraina» e vietò il film per ragioni di ordine pubblico. Nella Storia i morti sono esigenti. Chiedono di non essere dimenticati, spesso comandano le azioni dei vivi.
Nonostante la mia tolleranza mi sono arreso alle prime righe : illeggibile per la sua faziosità infinita .
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Melassa da un melenso
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