Il 19% degli intervistati dà un giudizio positivo, tra i simpatizzanti del centrodestra la percentuale sale al 34,1%

(Alessandra Ghisleri – lastampa.it) – Il successo dell’eurodeputato ed ex generale Roberto Vannacci appare sempre più come il sintomo di un disagio diffuso che cerca una rappresentanza politica. Un fenomeno che non si esaurisce nel carisma del protagonista né nell’efficacia della sua comunicazione. Dietro la crescita del consenso attorno al suo movimento Futuro nazionale -stimato dai sondaggi tra il 4,0% e il 6,0%- affiora una domanda di ascolto, di identità e di riconoscimento che una parte dell’elettorato ritiene da tempo insoddisfatta dai partiti tradizionali. Il bacino elettorale di Futuro nazionale (che nell’acronimo ricorda il Fronte Nazionale) attinge trasversalmente a elettorati diversi – dalla Lega a Fratelli d’Italia, dal Movimento 5 Stelle fino all’ampia platea degli astensionisti – accomunati da domande politiche, sociali e culturali a cui i partiti tradizionali non hanno saputo dare risposta. I dati dell’ultimo sondaggio di Only Numbers restituiscono l’immagine di una figura capace di dividere profondamente l’opinione pubblica italiana. Da un lato, Vannacci continua a registrare livelli elevati di sfiducia e di rigetto; dall’altro, riesce a consolidare un bacino di consenso che va oltre la semplice protesta e che sembra alimentarsi di una crescente domanda di identità, sicurezza e rappresentanza politica.
Il 19,0% degli intervistati esprime un giudizio positivo nei suoi confronti, una quota tutt’altro che marginale che sale al 34,1% nell’elettorato di centrodestra e al 37,5% tra gli elettori della Lega. Sul fronte opposto, il 56,0% ne dà invece una valutazione negativa, mentre il 16,4% mantiene una posizione neutrale. Colpisce soprattutto l’atteggiamento dei più giovani tra i 18 e i 24 anni dove la neutralità raggiunge il 31,7%, segno che il fenomeno Vannacci viene osservato più con curiosità che con adesione o rifiuto ideologico. Il movimento politico Futuro nazionale sembra beneficiare di una combinazione di fattori. Secondo gli intervistati, il principale fattore della sua crescita risiederebbe nella capacità di affrontare temi come sicurezza, immigrazione e identità nazionale (22.0%). Seguono la delusione verso i partiti tradizionali e la crisi della Lega – che insieme pesano per circa un quarto delle risposte – e, in misura minore, l’influenza dell’avanzata delle destre europee e una generica protesta antisistema. Curiosamente, il carisma personale dell’ex Generale viene indicato soltanto dal 6,8% del campione come elemento decisivo del suo successo, anche se la percentuale sale al 20,7% tra i giovani. Un dato che suggerisce come il fenomeno sia meno legato alla figura dell’uomo e più alla capacità di intercettare un sentimento diffuso di insoddisfazione e di distanza dalle élite politiche.
A questo si aggiunge una comunicazione volutamente provocatoria e iperbolica, costruita per generare dibattito e amplificazione mediatica. Il 20,4% degli intervistati non indica un fattore prevalente o non sa rispondere, segno che il fenomeno resta in parte ancora difficile da decifrare anche per chi lo osserva. Una dinamica già emersa con la pubblicazione del suo libro, le cui tesi controverse hanno contribuito a moltiplicarne la visibilità, trasformando la polemica in uno strumento di amplificazione del messaggio politico. In questo quadro si inserisce anche il tema della remigrazione, termine entrato nel dibattito pubblico nazionale soprattutto attraverso le posizioni di Vannacci, che lo colloca all’interno di una narrativa – contestata e politicamente connotata – secondo cui le popolazioni europee sarebbero esposte a un processo di sostituzione etnica e culturale favorito dalle élite. Un concetto dai contorni volutamente sfumati, funzionale a ridefinire il perimetro del suo discorso politico. Le conseguenze di questa impostazione emergono anche sul piano della percezione pubblica. Il 35,0% degli intervistati colloca Futuro nazionale nell’area della destra radicale, mentre il 17,0% lo considera espressione di una destra conservatrice. Significativo è però lo scarto interno dove il 54,5% degli elettori del movimento preferisce questa seconda definizione. Un dato che rivela come Futuro nazionale operi su due piani comunicativi simultanei: un messaggio rivolto alla propria base che rassicura e normalizza, e un’immagine esterna percepita come più radicale. È un meccanismo che richiama quello di altri movimenti in fase di sdoganamento, che cercano legittimità pubblica senza rinunciare alla coesione ideologica interna. Il resto delle definizioni vede il 15,1% collocare il movimento nell’area populista, il 4,3% in quella patriottica e appena il 3,7% nella destra moderata.

Nel complesso, il quadro descrive un movimento in una fase di costruzione identitaria ancora incompiuta, che sfrutta consapevolmente la dissonanza tra percezione esterna e auto-percezione dei propri elettori. La “destra autentica” funziona meno come programma politico e più come dispositivo di riconoscimento emotivo, capace di tenere insieme elettori che si rifiutano dell’etichetta di estremismo radicale pur condividendone spesso le posizioni.
Il rischio politico è che questa ambiguità, utile nella fase di radicamento, diventi un ostacolo nel momento in cui il partito dovesse affrontare scelte di coalizione o di governo che richiedono un profilo più definito. Il suo parlare non tanto come leader di partito, ma piuttosto come un soggetto esterno al sistema – pur essendone ormai parte integrante -, costruisce il proprio racconto attorno a una contrapposizione netta tra ciò che definisce il “senso comune” e le élite culturali, mediatiche e politiche. La sua forza non risiede tanto nella capacità di offrire soluzioni articolate quanto nella capacità di dare un nome a paure, insicurezze e malcontenti che una parte dell’elettorato ritiene ignorati dalla politica tradizionale. Da questo punto di vista Vannacci non inventa nuovi problemi, ma riformula problemi già esistenti in una narrazione più emotiva e identitaria. Ed è qui che potrebbe emergere anche il limite principale del progetto politico. Se la protesta può favorire la crescita di un movimento, governare richiede qualcosa di diverso: visione economica, competenza amministrativa e capacità di mediazione.
Non è un caso che gli intervistati individuino proprio nell’economia (13,9%) e nel rapporto con l’Unione europea (10,9%) i punti più deboli della proposta politica di Futuro nazionale. Ancora più significativo è il voto medio di credibilità come forza di governo: appena 3,61 su una scala da 0 a 10. Forse il vero significato politico del fenomeno Vannacci non sta tanto nella possibilità di conquistare il governo del Paese quanto nella sua capacità di rappresentare un disagio. Ogni volta che una parte consistente dei cittadini ritiene che nessuno interpreti le proprie preoccupazioni, emerge qualcuno disposto a occupare quello spazio e Vannacci sta facendo esattamente questo. Lui convince il suo pubblico non perché offra analisi più sofisticate, ma perché traduce temi complessi in messaggi immediati, facilmente comprensibili e ad alto impatto emotivo. La domanda, allora, non è soltanto quanto crescerà Futuro nazionale nei sondaggi. La domanda è perché una quota crescente di italiani sia alla ricerca di una proposta che si presenta come alternativa all’intero sistema politico. Perché i fenomeni politici passano, i leader cambiano, tuttavia il malessere che li genera spesso rimane… E quando la politica tradizionale non riesce a comprenderlo o preferisce liquidarlo come semplice estremismo, rischia di trasformarlo da protesta episodica in consenso strutturale.
Credo che vi sia più in generale una reazione allergica degli elettori agli eccessi dell’ ideologia Woke comprensibilissima come alla determinatezza sconsiderata a condurre guerre a distanza tramite l’ Ucraina o Israele di certi ex pacifisti . Vannacci risulta sincero e coerente nell’ enunciare il suo conservatorismo mentre altrove i falsi progressisti sbandierano i vecchi cavalli di battaglia di un uomo di destra come Pannella per propri mentre i temi sociali li hanno da tempo buttati alle ortiche .Chi e causa del suo mal pianga se stesso e la pseudo sinistra faccia autocritica anziché fare la scandalizzata .
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Sghisleri ??? Un pompiere… e avanti così…. il nuovo che è vecchio!
Il salvatore…accorrete al nuovo pifferaio… suvvia delusi… un generale sistemerà tutto… finanza, tasse, sanità,scuola,e sopratutto armamenti per difendenci …. si difenderci …da chi?
Infatti solo i delusi…potranno accedere alla nuova tavola… speriamo non cadano briciole …altrimenti è un macello fra poveri.
A proposito di poveri che ha detto delle pensioni,degli stipendi,del lavoro,dei giovvani ? Nulla?Ma allora non cvambia una cippa!
Ma si… venite pecoroni!
Però ,come al solito , gli intervistati ,ma chi?…avanti con i sondaggi farlocchi per indirizzare il gregge… vedremo alle elezioni i risultati!
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Naviganti avete notato in un mese neppure quanti post su Jannacci? Vi dice nulla?
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Solo uno su 5? Di vecchi e ignoranti in italia ce ne sono a iosa per me sono molto di più;
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prosegue senza sosta l’opera di pompaggio della mongolfiera Vannacci; ora tocca alla Glisheri, colei che ha reso il sondaggio politico un brand da Eurospin. Sondaggi preconfenzionati con 900 telefonate farlocche fatte dal duo iene-striscia con domande pilotate (preferite Vannacci o Santanché) e ponderazioni mirate al risultato. una laureata in paleontologia oceanografica che ha ereditato la creatura di Crespi (lui era almeno la statistica dei sondaggi l’aveva studiata) e la trasformata nella Uber delle opinioni. solo per gonzi, ignoranti e qualunquisti…cioè almeno il 30%dell’elettorato
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Se continuano a parlarne a tappeto (parlatene pure male, purchè se ne parli) andrà a due cifre, e poi cadrà come tutti quelli gonfiati dai media prima di lui (renzi, poi salvini, poi meloni …) tutti sfrontman che crescono finchè non trovano uno spillo, dopodichè precipitano con gran rumore di pernacchia
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