(di Filippo Ceccarelli – il Venerdì – la Repubblica) – Quando le stelle vengono a contatto, la luminosità non si somma ma si moltiplica, ed è quanto accaduto sotto il baldacchino della parata militare del 2 giugno allorché Andrea Bocelli ha salutato le autorità e con Giorgia Meloni c’è scappato un abbraccio, un bacetto e un bisbiglio di parole che non è dato di conoscere.
Con lieve ingenuità o innocua malizia, dopo aver cantato Fratelli d’Italia per l’80° della Repubblica, si potrebbe ritenere che il grande tenore sia ormai definitivamente entrato nel protocollo istituzionale e nel palinsesto dei grandi eventi. Bocelli si è infatti esibito alla Camera intonando il Nessun dorma per il 75° della Costituzione, ha poi cantato al G7 di Borgo Egnazia e a quello di Pompei, alle Olimpiadi invernali di Cortina, al galà della Biennale,
all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo di Napoli, al sorteggio per i Mondiali, all’anniversario del terremoto a Gemona, a un’iniziativa sociale per il disagio giovanile al Circo Massimo, quest’ultima per via dell’accordo tra la fondazione Bocelli e il ministero dell’Istruzione in ambito educativo, oltre al festival di Sanremo, dove si è presentato in groppa al suo cavallo bianco di nome “Caudillo”.
Ma perché? E qui le risposte venute in mente al tenutario di questa rubrichetta impicciona sono diverse, per quanto non riescano a spiegare tale regime di monopolio. E dunque Bocelli è ovunque perché è bravo e perché, come gli ha detto Trump, «hai una voce angelica, tanto dolce quanto quella di Pavarotti era potente». […]
Quindi perché è sempre ottimista e rappresenta lui stesso un messaggio di speranza. Infine perché guadagnerà pure un sacco di soldi, ma parecchi milioni li devolve in donazioni e progetti filantropici – e in questo senso il beneficio si è tradotto nella strana circostanza che l’ospedale di Massa ha fatto omaggio al Maestro di un modello in 3d del suo cuore, realizzato dai bio-ingegneri sulla base di una vera Tac.
Non c’è italiano al mondo la cui fama varchi così frequentemente i confini nazionali, per cui Bocelli ha cantato all’Onu, al giubileo di Queen Elizabeth, all’incoronazione di Carlo, a Villa La Certosa per Putin, a Capitol Hill per l’insediamento di Biden e nello Studio Ovale a favore di Trump, al Borgo Beato sia per papa Francesco e a piazza San Pietro prima dello spettacolo dei droni allestito dal fratello di Elon Musk.
Possibile che non abbia rivali o sostituti né in patria né fuori? Possibile, evidentemente. Quando l’incantesimo pop del bel canto all’italiana si sposa con il potere, quest’ultimo perde il suo lato oscuro e risplende quel poco che dura una romanza – poi ricomincia il tran-tran.


Vabbè’ altri che cantano così oppure molto meglio ad oggi dopo la dipartita del Pavarotti nazionale non ce ne sono sempre che non si voglia scomodare il redivivo Al Bano dà Cellino San Marco🤔
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