A questo punto la domanda diventa inevitabile: quando arriverà una legge di bilancio, chi vincerà? Il Renzi del Jobs Act o la sinistra del salario minimo?

(Andrea D’Ambra – ilfattoquotidiano.it) – Da qualche giorno, dopo la foto a pranzo tra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, si torna a parlare dell’idea di unire tutto ciò che sta a sinistra della destra. Ma c’è una domanda che andrebbe posta prima ancora di discutere di leadership e candidature: un governo che metta insieme Matteo Renzi, Avs e M5S avrebbe davvero una visione comune del Paese?
Perché la politica non è una fotografia elettorale. È decidere cosa fare quando arrivano i dossier veri: lavoro, pensioni, fisco, industria, difesa, privatizzazioni, Europa.
Prendiamo l’Europa. Il partito di Renzi siede in Renew Europe, la famiglia liberale e centrista europea. Renew sostiene una maggiore integrazione del mercato unico, politiche economiche liberali, competitività delle imprese e, negli ultimi anni, ha fatto della difesa europea e dell’aumento degli investimenti militari una delle sue priorità strategiche. Il gruppo chiede esplicitamente più spesa per la difesa, acquisti comuni e una vera Unione europea della difesa.
Dall’altra parte, il M5S nonché Avs siedono nel gruppo della The Left/GUE-NGL, la sinistra europea più radicale, che raccoglie forze ecosocialiste, socialiste e anticapitaliste e che nasce proprio in opposizione alle politiche considerate neoliberali dell’Unione.
Non si tratta di sfumature. Su temi come il lavoro, Avs e M5S parlano di salario minimo, rafforzamento dell’intervento pubblico, redistribuzione della ricchezza e critica alla deregolamentazione del mercato del lavoro. Renzi continua invece a rivendicare il Jobs Act e una visione che punta maggiormente sulla flessibilità, sugli incentivi alle imprese e sulla crescita trainata dagli investimenti privati.
Ancora più evidente è la distanza sulla difesa. Mentre Renew considera prioritario costruire una potenza militare europea più forte e aumentare le capacità difensive comuni, gran parte della sinistra italiana guarda con diffidenza all’aumento della spesa militare e preferisce destinare quelle risorse a welfare, sanità e transizione ecologica.
Lo stesso vale per il modello economico. Renew si definisce apertamente una forza liberale, centrista e pro-mercato. La famiglia politica di riferimento di Avs e del M5S in Europa nasce invece dalla critica al liberismo economico e alle politiche di austerità.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: quando arriverà una legge di bilancio, chi vincerà? Il Renzi del Jobs Act o la sinistra del salario minimo? Il Renzi della difesa europea o chi vuole ridurre le spese militari? Il Renzi delle liberalizzazioni o chi chiede più intervento pubblico?
Si può certamente costruire una coalizione per battere un avversario. Ma governare richiede una direzione comune. E quando le differenze riguardano proprio i pilastri dell’azione di governo, il rischio è che il primo grande provvedimento diventi anche il primo grande motivo di rottura.
Per questo il problema non è stabilire se Renzi, Avs e M5S possano stare nella stessa foto. Il problema è capire se possano stare dalla stessa parte quando sarà il momento di votare le decisioni che contano davvero.
Dopo la foto senza il rignanese, per placare il panico, sono stati editi pezzi d’autore dal tono giustificatorio e speranzoso. Immediatamente . Michele Serra s’è dato all’ uncinetto e sforna centrini in maniera compulsiva; poi li daranno in omaggio col suo giornale ..boh..
Una foto senza un agente assicurativo a tutela del sistema non può esistere, è chiaro che scoppia il panico.
Ma la signora Schlein è passata in reparto e ha detto ai residenti che “non ci sono veti”.
Poi ha acceso le luci notturne azzurrognole della casa di riposo e ha augurato la buonanotte.
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