Riunione ad alta tensione tra la premier, i due vice, il ministro responsabile e Giorgetti. La Lega vuole cancellare Safe. Promessa finale del titolare del Tesoro di alzare il budget

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – ROMA – A un passo dall’addio. Negli ultimi giorni, si apprende da fonti concordanti di massimo livello, Guido Crosetto si è trovato di fronte a un doloroso bivio: restare alla guida del ministero, rischiando di dover accettare un ridimensionamento delle spese militari su cui l’esecutivo (e lui personalmente) si è impegnato con gli alleati, oppure emulare il collega del Regno Unito, John Healey, che proprio a causa di una riduzione delle risorse ha lasciato il suo posto nel gabinetto di Keir Starmer. Pochi giorni fa, al termine di una serie di complesse riunioni con Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e Antonio Tajani, il titolare della Difesa ha scelto di restare. Ma di farlo solo a determinate condizioni e dopo aver ricevuto dal ministro dell’Economia la promessa di aumentare il budget per le forze armate nella manovra 2026. Se l’impegno non dovesse essere rispettato, il nuovo anno potrebbe aprirsi con clamorose dimissioni.
Partiamo dunque dall’incontro decisivo. Risale alla settimana appena trascorsa. Salvini e Giorgetti frenano su tutto: non solo sul ricorso al programma Purl, ma anche su Safe. Non si accontentano più di un taglio al prestito opzionato con l’Europa, vogliono addirittura cancellarlo. Crosetto non ci sta. La premier, che non può permettersi uno strappo del genere con diverse crisi in corso, media. Alla fine, riferiscono le stesse fonti, è il titolare del Tesoro a trovare un temporaneo compromesso, promettendo di innalzare dello 0,35% del pil il budget della difesa, attualmente fermo all’1,61%. Una percentuale che si compone di uno 0,15% in teoria già programmato per il 2026, di un altro 0,15% per il 2027, più un piccolo ulteriore segnale utile ad avvicinare la soglia del 2%. In tutto, parliamo di circa 7,5 miliardi in più. È un impegno non semplice da rispettare e tutto da verificare. Tanto che proprio il titolare della Difesa avrebbe indicato l’orizzonte entro cui valutare l’attendibilità della promessa: la legge di bilancio di fine 2026, appunto.
Una traccia di quanto accaduto si può scovare in rete, tra le righe di un post su X passato quasi sotto silenzio, eppure dal significato politico rilevante. Risale a giovedì scorso, 11 giugno. Crosetto risponde proprio al britannico Healey, fuori dall’esecutivo per protestare contro la riduzione delle risorse da destinare alle forze armate. «Mi dispiace molto, amico mio — scrive l’italiano — comprendo pienamente le tue riflessioni e le ragioni che ti hanno portato a fare questa scelta. È una decisione che non può lasciare nessuno di noi — tuoi colleghi che lottano con le stesse identiche sfide — indifferenti». E ancora: «Mi trovo d’accordo con quasi tutto ciò che hai scritto, e i pensieri che hai reso pubblici oggi sono stati spesso anche i miei». Come non bastasse, il ministro aggiunge: «Ho scelto di aspettare tempi meno difficili, sperando in un’evoluzione positiva delle circostanze attuali. Non so se la strada che ho preso sia quella giusta per aiutare a suscitare una maggiore consapevolezza all’interno del governo e della nazione, ma i segnali che ho ricevuto mi portano a credere che stia emergendo una comprensione più consapevole, e quindi che uno sviluppo positivo sia possibile».
Sono righe che rilette adesso, alla luce della ricostruzione appena esposta, assumono un significato chiaro. L’ultimo atto di settimane delicate per un governo scosso dalla crisi di Hormuz e sotto pressione per il “fenomeno Vannacci”. Prima la decisione di Palazzo Chigi di non procedere con l’acquisto di armi previste dal programma Purl (si tratta di materiale bellico da destinare all’Ucraina). Poi, alcune settimane fa, la mossa del governo di ridurre la dimensione del prestito europeo garantito da Safe per investimenti militari: dai 14,9 miliardi inizialmente opzionati a soli 5 miliardi. Nell’ultima settimana, però, nuove scelte ancora più drastiche: Roma, questa la novità, potrebbe addirittura rinunciare anche ai residui 5 miliardi.
È questo lo scenario con cui si deve confrontare Crosetto. Con un problema in più: proprio oggi il ministro volerà alla volta di Washington, dove lo attende un bilaterale decisivo con il ministro della Guerra, Pete Hegseth. A lui dovrebbe ribadire impegni di spesa militare che l’esecutivo intende però ridimensionare. E attorno ai quali è in corso una partita politica feroce. Da qui, la decisione di credere alle garanzie di Giorgetti. Almeno fino a fine 2026. Poi arriverà il momento delle scelte.
Quindi Crosetto rimane al suo posto e deciderà a fine anno se dimettersi o meno, cioè a pochi mesi dalle politiche; un uomo di coraggio, non c’è che dire.
Mi fa riflettere un fatto: si girano, si rigirano, vanno e vengono ma un minimo di lotta all’evasione fiscale per trovare quel tanto che basta di risorse, almeno per salvarsi la faccia, non la fanno.
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