Bonafoni a Chigi e Boccia al posto di La Russa: via al toto-nomi dem

Bonafoni a Chigi e Boccia al posto di La Russa: via al toto-nomi dem

(di Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – Si materializza accanto a Elly Schlein in ogni occasione non troppo istituzionale, ma decisamente identitaria. Un corteo, la presentazione di un libro, un seminario al Nazareno. Soprattutto, la si vede spuntare quando il tema sono i “diritti”, come martedì sera al “Pride Croisette” di Caracalla, ovvero il villaggio del Pride di Roma. Per il resto è invisibile, tesse relazioni. Stiamo parlando di Marta Bonafoni, che sarebbe pronta ad occupare il posto di Alfonso Mantovano, come sottosegretaria a Palazzo Chigi, in un (futuro?) governo Schlein. D’altra parte, lei ha a cuore le tematiche Lgbt almeno quanto lui quelle della famiglia una e indivisibile. Oggi è la coordinatrice della segreteria politica Pd, la sera della vittoria alle primarie fu immortalata mentre ballava sulle note di “Occhi di gatto” con Marco Furfaro. Uno che è dato verso il ministero del Welfare; alla Camera ha messo in piedi una sorta di consulenza per casi difficili. Ogni settimana arriva una disgrazia, in cerca di ascolto, se non di soluzioni. La lista dei ministri di un governo di centrosinistra, guidato dalla segretaria del Pd, gira ormai da settimane, rimbalza dai corridoi del Nazareno a quelli della Camera e del Senato. Si aggiorna in corso d’opera, tra desiderata e balzi in avanti. Una sorta di follia collettiva, visto che quanto meno per scaramanzia sarebbe meglio evitare: c’è sempre qualcuno che avverte come non porti proprio bene (tutti ricordano come quella di Pier Luigi Bersani finì per essere dimenticata davanti a una birra, dopo la “non vittoria” del 2013), non c’è verso di smettere di farla e rifarla. D’altra parte, “è più facile sognare che guardare in faccia la realtà” (copyright, Eros Ramazzotti). Sarà pure per questo che Goffredo Bettini, dalle colonne del Fatto si è sentito in dovere di chiedere di smettere.

Non si sa se e quando ci saranno le primarie, non esiste un programma e neanche un timing e un metodo per costruirlo. Non si sa neanche se ci sarà un centro o uno, due, tre, enne centrini. Ma il gioco preferito nel Pd resta la lista dei ministri. D’altra parte, dicono: “Le elezioni le perde Meloni grazie a Vannacci, noi non dobbiamo fare niente”. Alla faccia delle certezze. E allora, Francesco Boccia? Al ministero dell’Economia. Anzi no, alla presidenza del Senato. Andrea Orlando e Dario Franceschini? Fuori, come ex ministri. O come capicorrente, troppo abituati a manovrare. Meglio i più giovani tra i Montepulciano boys. Per esempio Marco Sarracino al Sud, Michela Di Biase sottosegretaria alla Giustizia (delega alle carceri, si scende nel dettaglio), Chiara Braga ai Rapporti con il Parlamento. E Peppe Provenzano? Gli piacerebbero gli Esteri, ma per quello serve una figura d’area, che vada bene al Pd, ma pure ai 5S e a Sergio Mattarella. È una parola. Per fortuna che al Viminale ci sarebbe l’ex prefetto, Franco Gabrielli. E alla Difesa? Chi lo sa, c’è chi sospetta che toccherà ancora Lorenzo Guerini, ma forse è un po’ troppo. Magari ripiegherà sulla presidenza di una Commissione e vigilerà da lì. Senza contare che ci sono M5S, renziani, Avs. Troppa gente, pochi posti. E in un partito che solo tre giorni fa la segretaria definiva “energivoro”, Igor Taruffi, il responsabile Organizzazione, uno che ha l’educazione comunista di cantare portando la Croce, toccherebbe la vice-segreteria, grane comprese. A Palazzo Chigi, però, bisogna arrivarci. Non proprio un dettaglio.