Da Ben Gvir frasi inaccettabili. L’Ue individui una figura autorevole per il negoziato sull’Ucraina. Le comunicazioni della presidente del Consiglio. Ribadisce pieno sostegno a Kiev e critica quando si procede “a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi”. Dice no alla sospensione dell’accordo con Ue-Israele perché “punire la società civile sarebbe sbagliato e controproducente”

(lespresso.it) – A qualche giorno dal forfait del vertice Ue-Balcani e, soprattutto, dall’incontro (senza Italia) del formato E3 a Londra (Regno Unito, Francia e Germania con Ucraina), Giorgia Meloni – alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno – esordisce parlando della crisi in Ucraina e della necessità di coordinamento con i partner per intavolare un negoziato che porti a una pace giusta e duratura. Ribadendo il sostegno a Kiev – “La nostra linea non cambia” – e la necessità di mantenere alta la “pressione su Mosca”, che “rappresenta oggi l’unico modo per aprire una stagione negoziale”.
Molti retroscena di questi giorni raccontavano di una premier nervosa, critica nei confronti di formati – come appunto quello che si è riunito a Londra – troppo ristretti e per questo poco utili per un dialogo concreto con la Russia. Ci torna anche a Montecitorio: “Una volta stabilito quale sia in maniera univoco a l’obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei sul piano negoziale – è il ragionamento di Meloni -. Procedere a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi produce frammentazione, confusione, debolezza. Il tema vero non è chi fa o meno parte di questo o quel formato, ma piuttosto che allo stato nessun formato ha legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”.
Sul rapporto con Washington, a partire dal tavolo ucraino: “Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo. Obiettivo per il quale è, chiaramente, indispensabile preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile, ma necessaria. Solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa. Ed è l’Europa a doverle negoziare”.
Ma le comunicazioni di Meloni arrivano anche mentre riprende l’escalation in Medio Oriente tra Iran, da una parte, e Stati Uniti e Israele dall’altro. Con lo Stretto di Hormuz che torna a essere chiuso, con tutti gli effetti sui prezzi delle materie energetiche (ma non solo) che si porta con sé. La premier ribadisce innanzitutto che “l’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo”. Poi, su quel passaggio marittimo così strategico, aggiunge: “Quanto accade a Hormuz non riguarda soltanto Hormuz, per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata e responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. Ed è la ragione per cui, in questi mesi, abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici. L’Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari, compresi quelli tecnici e operativi, indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo, ma sempre in un quadro post-conflitto, con finalità esclusivamente difensive”.
Su Israele la posizione espressa da Meloni è duplice: sì a sanzioni contro Itamar Ben Gvir e i coloni violenti, valutazione di restrizione dei prodotti provenienti dai Territori occupati ma no alla sospensione in ambito europeo degli accordi con lo Stato ebraico. Perché – questa la tesi della premier – sarebbe sbagliato isolarne la società civile. “L’Italia intende sostenere misure contro coloro che come i coloni violenti fomentano l’odio e l’estremismo. Come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare dopo l’inaccettabile comportamento nei confronti di cittadini italiani. Approfitto – dice – per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili per l’Italia e poco dignitose per Israele“.
“Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L’isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso che allontana la pace, la rende più difficile e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste, tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele che a quell’isolamento hanno sempre lavorato – afferma Meloni -. Lo dico soprattutto in relazione all’ipotesi di sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele. Punire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente”.
Nelle comunicazioni poi un passaggio su Gaza, da cui “non possiamo distogliere l’attenzione” perché “la situazione rimane difficilissima”.
Il riarmo è un altro dei temi affrontati alla Camera. Sulla difesa, garantisce Meloni, “siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e lo ribadiremo al vertice Nato, dove l’Italia si presenterà con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza. Segnalo un aumento dello 0,71%, garantito però soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio”. Un tema, quello dei soldi per le armi, che si lega al doppio filo – soprattutto perché i fondi non sono infiniti – a quello dell’energia, in un periodo storico in cui i prezzi sono schizzati alle stelle. “La difesa è importante certo, ma mettere a riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto”, per Meloni, “lo è altrettanto e queste due priorità sono interconnesse, senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”.
Il prossimo Consiglio europeo, poi, arriva nello stesso mese in cui entrerà in vigore il nuovo Regolamento sui migranti. E proprio su questo punto, Meloni rivendica il lavoro fatto dal governo italiano a Bruxelles: “La scorsa settimana è stato raggiunto l’accordo sul nuovo Regolamento europeo sui rimpatri. Un accordo storico, frutto soprattutto del nostro lavoro, grazie a cui chi non ha diritto a restare nell’Unione europea potrà essere rimpatriato in modo più rapido ed efficace. E grazie al quale sarà possibile aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, seguendo la strada avviata con il tanto contestato protocollo Italia-Albania. Una soluzione innovativa che in tanti hanno contrastato, ma che grazie a questo governo è diventata, oggi, uno strumento a disposizione dell’Europa intera”, dice.
“Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea..”
Mi sa che Ben Gvir ha ragione: l’ italia è (diventata) il paese delle ciabatte.
Ha “alleati” che la umiliano, la sbeffeggiano, la impoveriscono mentre è china e prostrata.
E meno male che è guidata da fieri sovranisti!
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Sei stato bravo nel rendere l’ idea di un paese politicamente messo a quattro zampe senza nominare le ginocchiere🤔
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l’obiettivo del governo italiano in medio oriente è la pace e si raggiunge passando armi all’aggressore.
Mentre in ucraina l’obiettivo della pace si raggiunge passando armi all’aggredito.
ho capito
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Unn uomo con le @@
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