I giornali ignorano la ricostruzione di Bucarest e gridano subito alla guerra: “È un attacco all’Ue”. Quotidiani sicuri: il conflitto si allarga, presto nuove aggressioni

(di Lorenzo Giarelli – ilfattoquotidiano.it) – Sui giornali di ieri c’erano ampie tracce delle dichiarazioni del presidente romeno Nicusor Dan riguardo al drone russo che ha colpito una palazzina dentro ai confini del suo Paese. Quasi tutti però hanno scelto di ignorare – anche ieri sui siti – la parte in cui Dan informava sulla dinamica dell’incidente: “Mentre i droni russi attraversavano il territorio ucraino, alcuni di essi sono stati abbattuti e uno, probabilmente colpito sopra la città di Reni (in Ucraina, ndr), ha cambiato traiettoria dirigendosi verso Galati”. Come già successo altre volte, può essere capitato quindi che nel tentativo di abbattere il drone, gli ucraini lo abbiano deviato fino a oltre il confine con la Romania.
Le parole di Dan aiutano almeno a relativizzare la “minaccia russa” all’Europa di cui si è parlato a lungo giovedì. Certo, un attacco poco oltre il confine dell’Ue è di per sé fonte di tensione per la Romania e quindi per Bruxelles, ma i toni dei giornali appaiono fuorvianti alla luce del chiarimento di Bucarest. Repubblica ieri apriva la prima pagina con l’annuncio di una guerra: “Mosca colpisce l’Europa”. Secondo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, a Galati la Russia “gioca ad allargare il conflitto”. Poco diverso il titolo della Stampa: “Droni sulla Romania, Putin minaccia Ue e Nato”. Da notare come sul quotidiano torinese si levi anche una voce per chiedere “un mediatore europeo” per parlare con la Russia (l’editoriale è di Stefano Stefanini), ma il fatto che finora Bruxelles abbia rinunciato in partenza a qualsiasi tentativo diplomatico trova motivazioni un tantino benevole: “Gli europei sono stati finora tenuti ai margini della partita per il combinato disposto del rifiuto russo e del protagonismo diplomatico americano dell’amministrazione Trump”.
D’altra parte bisogna attrezzarsi per un futuro fosco. Il Corriere della Sera prima di tutto spiega che questo caso “è diverso dagli altri incidenti” e poi paventa un’offensiva russa: “L’Europa finisce nel mirino: così la Russia ha deciso di ampliare il perimetro”. L’escalation appare inevitabile: “C’è una parte del continente europeo che già si prepara a fronteggiare aggressioni dalla Russia”. Pure il Giornale sceglie una linea degna del giugno 1914: “La guerra in Europa”. E nelle pagine interne, a lettere cubitali: “Attacco all’Europa”. Il Riformista non perde l’occasione per rilanciare un vecchio pallino, quello del riarmo, approfittando della minaccia russa: “Le spese per le armi non sono un tabù, investiamo sulla cultura della Difesa”.
Sul Messaggero “la guerra è arrivata all’interno dl territorio dell’Unione europea”: certo, “è possibile che il drone sia stato colpito all’altezza di Reni, in Ucraina, e che così sia stato deviato oltre confine a Galati”, ma “questo non cambia lo scenario”, perché “se la Russia non attaccasse in modo sconsiderato infrastrutture civili in Ucraina anche al confine con l’Unione europea, non ci sarebbero questi drammatici effetti collaterali”. Il che ricorda la storpiatura che ha reso celebre ai posteri la tomba di monsieur de Lapalisse, il padre involontario dei concetti lapalissiani: “Se non fosse morto, sarebbe in vita”. Se non ci fosse la guerra, non ci sarebbero attacchi coi droni, tantomeno deviati.
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quando mai è stato un taboo la spesa per le armi in Europa? Dal momento che nel 25 avevamo una spesa aggregata di 300miliardi quindi circa la stessa di quella Cinese, non sarà che quei soldi stiano solo arricchendo pochi già ricchissimi a scapito di alimentare le fiamme della guerra? Non sarà che spendere e basta crea solo danni senza collaborazione e omogeneità totale che porterebbe a spendere pure molto meno?
Questa unione, di cui noi facciamo parte e che abbiamo contribuito ad avere così sia chiaro (grazie ai tanti politicanti collusi e ignobili che abbiamo fatto tranne rarissime eccezioni), si è mostrata totalmente incapace prima di gestire la crisi economica del 2008 con conseguente distruzione della Grecia, che ora la stanno vendendo a pezzi ad Israele, ed ora a gestire i vari conflitti bellici tra cui quello russo ucraino.
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Il riarmo crea investimenti sicuri e chi guadagna è l’industria bellica e la finanza. Negli USA, se crolla la finanza, crolla tutto il sistema! La guerra è quindi necessaria.
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Alla nostra stampa sono arrivate in tempo le veline USA!
L’italia stato satellite e colonia…. grazie gioggia!
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A forza di gridare – al lupo al lupo -quando la Russia attaccherà davvero non si preoccuperà nessuno non credendoci avendo per anni costruito volontariamente casi falsi . Immaginiamo , per esempio, cosa accadrà fra qualche giorno o settimana quando Kiev avrà il primo attacco vero a strutture non militari o industriali .
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Ovviamente qui brillano per assenza gli antiputiniani a prescindere.
Come mai? Tornati a dormire in attesa di altre caxxate su cui avventarsi? Tenete duro, il mainstream ne sforna a rotazione, per chi è a corto di altri argomenti.
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