
(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Scrive Concita De Gregorio su “ Repubblica”, che le cause civili contro giornali e giornalisti sono una pesante ritorsione economica: “Intanto intacco le tue risorse, il tuo stipendio. Intanto ti blocco i conti correnti, poi vediamo. È il modo che chi ha potere usa per mettere a tacere chi non ne ha: non parlare di me se no ti rovino”. Figuriamoci quando la causa civile si dota di quell’arma nucleare che è l’azione legale temeraria. Noi del Fatto ne sappiamo qualcosa: durante i sei anni della mia direzione fu chiesto all’autorità giudiziaria di procedere per ben 471 volte contro il nostro quotidiano, in sede penale e civile e con una richiesta di risarcimenti che sommava un totale di 141 milioni di euro.
[…] Poca roba visto che oggi il solo Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, pretende dal nostro giornale, attraverso uno studio legale di Wall Street, qualcosa come 250 milioni di dollari se non sarà rimossa ogni traccia degli articoli sulla grazia concessa all’igienista dentale da Sergio Mattarella. Insomma, l’ordine perentorio è “cessare e desistere”, altrimenti saremo chiamati a pagare il fio delle nostre colpe (fare i giornalisti) davanti a un tribunale di New York. Che seppure la causa fosse archiviata per evidente insussistenza delle accuse (e chissà quando) ci costerebbe ugualmente un botto di soldi in trasferte e spese legali. Della prepotenza di chi pretende risarcimenti astronomici a scopo ricattatorio si occupa da sempre l’avvocato Caterina Malavenda, specialista nella difesa di giornalisti accusati di diffamazione, autrice del libro “E io ti querelo” (Marsilio). Spiega che la temerarietà è il termine che rimanda alla colpa grave o alla malafede di chi avvia una causa senza alcun appiglio giuridico. Di chi, per esempio, contesta la verità di un fatto chiedendo la punizione di chi l’ha divulgato, pur sapendo che è vero e che, dunque, nessuno sarà condannato; o di chi si lamenta di un’insinuazione che solo lui ha colto. La sproporzione tra chi ti ha trascinato in tribunale e non corre alcun rischio e chi è costretto a difendersi impegnando tempo e denaro (e anche se va a finire bene non recupera né l’uno né l’altro), avrebbe dovuto già da tempo essere risolta con apposita legge. Che in un paese minimamente civile dovrebbe essere appoggiata da tutte le forze politiche. E invece, nulla. Perché al potere inteso nel senso più vasto, quello politico, quello economico-finanziario e quello criminale, conviene agitare il nodoso bastone del “risarcimento danni” milionario. Che, nella crisi in cui versa la carta stampata può equivalere a una sentenza di morte.
[…]
Del resto, l’ineffabile ministro della Giustizia Carlo Nordio sostiene che quello delle querele temerarie è “un concetto vago”. Più chiaro di così. Ingenuo, infine, attendersi un sia pur vago cenno di solidarietà da parte della “categoria”. Silenzio assoluto, secondo la famosa regola mors tua, vita mea. Infatti, siamo convinti che molti cari colleghi non metterebbero certo il lutto se, poniamo, Cipriani riuscisse davvero a estorcerci i 250 milioni di dollari pretesi. Un mezzo rapido ed efficace per togliersi dalle scatole il Fatto.
Ma gli Stati Uniti non erano il paese della libertà ? Ci hanno fracassato i timpani con storie e film hollywoodiani sulla potenza della stampa americana e delle leggi che la proteggono dai soprusi del potere politico e adesso “Il Fatto” deve temere una minaccia legale che proviene proprio da quel paese ? Significa che una legge contro le querele temerarie occorrerebbe che ci fosse negli Usa almeno un questo caso.
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Non sono un giurista,ma penso che la competenza territoriale di una eventuale causa civile spetterebbe all’Italia, paese in cui si sarebbe verificata la contestata diffamazione…
Il padella è ancora una volta fuori focus…
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«Un mezzo rapido ed efficace per togliersi dalle scatole il Fatto.» In questo senso, l’apporto di Antonio Padellaro è notevole. Le sue critiche sistematiche alla sinistra — da lui spesso dipinta come fantomatica o fantozziana — finiscono, paradossalmente, per colpire sempre il Movimento 5 Stelle, mentre sembrano offrire una scappatoia al Partito Democratico. È il tipico “piddino” che rema contro una possibile, anche se improbabile, alternativa concreta.
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