Gli improbabili builder – dai Berlusconi brothers alla banda di cacicchi del PD e dintorni – del nuovo assetto governativo post destro-destro meloniano hanno scelto l’illustre sconosciuta

(Pierfranco Pellizzetti – ilfattoquotidiano.it) – Per capire l’attuale cambio d’umore della premier bisogna unire puntini come nel gioco da vecchia Settimana Enigmistica (“la pista cifrata” o “dot link”) e – così – ottenere l’immagine di ciò che le ha fatto perdere il sonno; il cui avvio non può che essere il disastroso esito referendario del 23 marzo. Il momento in cui si è iniziato a capire che ormai la puffetta mannara andava perdendo l’aura di vincente, mentre iniziano ad apparire le stigmate della perdente.
Dunque, comincia a risultare inefficace quale tutela degli equilibri considerati essenziali dal sistema di potere profondo che indirizza e governa il pensiero pensabile di una società sempre più opaca. Dal crollo del polo torinese, con la svendita della galassia Fiat da parte del liquidatore John Elkan, il Deep State nostrano ormai si circoscrive ai potentati mediatico-finanziari milanesi e al groviglio di relazioni informali romane, ai suoi alambicchi salottieri da cui distillare ricette gattopardesche (che tutto cambi perché nulla cambi). Quei luoghi del potere, sovente illusi di essere tali, da cui Meloni si era convinta di essere stata ripulita e cooptata grazie all’immediato allineamento atlantista (si trattasse di omaggiare Biden come Trump) e filo-banche, che contraddiceva gli assunti neo-fascismo sociale della sua prima giovinezza; tenuti in vita artificialmente grazie a un linguaggio ducesco e un inner circle creato circondandosi di antichi camerati e parenti da familismo amorale.
Quindi la percezione smarrente, per l’arrampicatrice ascesa dalla Garbatella a Palazzo Chigi, di un cambio di cavallo in corsa a suo danno. E qui il tratto che collega i fatidici puntini fa emergere l’attitudine pasticciona degli apprendisti stregoni al lavoro per il prossimo incantesimo italiano: gli improbabili builder – dai Berlusconi brothers alla banda di cacicchi del PD e dintorni (da Franceschini Dario a Matteo Renzi) – del nuovo assetto governativo post destro-destro meloniano come ennesima reiterazione della fanfaluca centro-centro. Ossia l’assemblaggio di una nuova maggioranza spacciata come “moderata” in quanto funzionale a bloccare qualsivoglia aspettativa di democrazia radicale, paventata come sovversiva: inclusione e lotta alla miseria, ispezionablità del potere e ricambio nel personale dirigente.
Ecco – dunque – il nuovo puntino per fare emergere il disegno simil-misterioso: l’illustre sconosciuta individuata come front-women dell’operazione restaurativa, tale da bloccare le candidature degli inaccettabili (perché inaffidabili) Elly Schlein e Giuseppe Conte: la sindaca di Genova. L’operazione mediatica che Marco Travaglio ha definito “il pompaggio di Silvia Salis”, realizzato attraverso la reiterazione a grancassa di tre leggende metropolitane mendaci: a) avrebbe strappato la città alla destra. Una sonora balla: il collegio elettorale genovese l’aveva spedita in minoranza già mesi prima nelle elezioni regionali (e Bucci candidato Governatore fu salvato dall’arrivo da Imperia dei cammellati di Scajola); b) avrebbe rivelato doti straordinarie di amministratrice quando in dieci mesi non ha combinato niente, oltre pronunciare slogan a pronta presa, cantare Bella Ciao e promuovere abbracci ad effetto (dall’ultimo fratello Cervi a Francesca Albanese); c) l’aggregazione promossa nella campagna comunale dalla sindaca bipartisan e certificata dalla sua giunta trasversale (l’assessora alla Sicurezza già nella precedente giunta Bucci, che aveva come consulente proprio l’attuale assessore alla Cultura, la calendiana assessora al Welfare e soprattutto il vice-sindaco, traslocato in precedenza da capogruppo PD a ben remunerato amministratore in quota Totigate di un’azienda portuale) la certificherebbe perfetta federatrice di un nuovo campo elettorale vincente.
E qui troviamo l’ultimo puntino da unire della Minetti graziata, quale definitiva redenzione della memoria di Silvio Berlusconi. Indispensabile per la ripulitura di Forza Italia, per il passaggio dalla corte di Meloni a quella di Salis. La perfetta dimostrazione che gli alambicchi del Deep State da noi producono scemenze. Perché il nuovo campo ipotizzato, oltre ai tagli di 5S e AVS ipotizzerebbe una scissione nel PD di Shlein, con il bel risultato di spaccare in tre parti la scena politica; come la Gallia di Giulio Cesare e altrettanto incapace di esprimere una guida. Dunque l’anticamera di nuovi governi tecnici alla Draghi e Monti: ossia la teatralizzazione dell’efficienza inconcludente.
Ma alla stampa padronale-deep tutto questo sembra il massimo e sbraita contro chi persegue l’alternativa democratica. Per loro vale la vecchia battuta comiziale di un liberale genovese nel PLI di Giovanni Malagodi: “ci hanno chiamato Cassandre. Ma se leggevano l’Iliade scoprivano che Cassandra diceva la verità… ed erano i figli di Troia a non darle retta”.
Scusate la domanda un po’ sciocca: la signora Salis, come personaggio imposto, l’ ha portata la cicogna? È stata trovata sotto ad un cavolo?
Sapete, ho poca memoria . Mi pare di ricordare una certa euforia generale presente nel .. campo .. dei miracoli quando venne sapientemente selezionata per fare un passaggio da sindaca.
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Il più grande sostenitore della signora era il tizio da Rignano. E nessuno si è insospettito. Anzi, come già detto, scoppiò una grandissima e generale euforia.
Pensa a come cz è messa ‘sta banda di .. 🤬
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A pensarci bene, in vista di varie tornate elettorali, il sospetto era uno stato interiore non previsto, perfino sconsigliato, poiché il patto evidente era semplice: do ut des.
Tu appoggi i miei (tutti “riformisti”) e io ti concedo il dovuto (Fico, Tridico).
Le dinamiche e i numeri prodotti da questo patto (affluenza/astensione, trattative, vittorie, consenso conseguente , ecc) sono tutti belli stampati.
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È così evidente il progetto che bisognerebbe essere sordo ciechi per non averlo notato . Ora c’è bisogno di una ” chiamata alle armi ” di quegli elettori che hanno fatto la sorpresa in occasione del referendum. Ma non è per niente facile vista la loro inclinazione a lasciarsi prendere per i fondelli da finti progressisti con l’ elmetto in testa, l’ amore per Israele e i suoi governanti ( uno per tutti Fassino ) ,la storiella del paese aggressore e paese aggredito , le sanzioni auto catastrofiste , la russiofobia, le politiche confindustriali armaiole , la passione per le donnine di Bruxelles etc…etc…
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Sembrano uscite dallo stesso stampino chirurgico?
https://postimg.cc/gallery/7z5gfkN
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E’ probabile che dietro la Salis ci siano i soliti poteri marci difensori dello status quo, ma non vedo come questa operazione possa bloccare la candidatura di Conte. E’ quanto di più lontano dalla natura del Movimento 5 stelle. Il problema più che altro riguarda il Pd. La Salis potrebbe dar vita ad una sua lista che comprenda pezzi di Forza Italia, riformisti Pd e centrini vari. E non è detto che vada in porto. Già nel 2018 si puntava a creare una situazione simile, ma il piano fallì grazie allo straordinario risultato del M5s. Ci si basa sui sondaggi attuali che scattano una fotografia del momento, ma il quadro politico potrebbe mutare da qui alle prossime elezioni, proprio come accadde nel 2018.
Elezioni 2018, sì di Bonino e Lorenzin a larghe intese con Berlusconi. E ok a un Gentiloni bis ‘contro i populismi’ https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/20/elezioni-2018-bonino-e-lorenzin-si-a-gentiloni-bis-contro-i-populismi-larghe-intese-con-berlusconi-non-e-scandalo/4175075/
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Difficile fare previsioni. Però alcuni indizi possono portare a trarre qualche conclusione: il primo obiettivo dei politici, tassativo, è farsi rieleggere; il secondo è tentare di vincere le elezioni, ma l’ operazione può passare di importanza rispetto alla creazione di condizioni che rendano possibile (sto parlando della esistenza di un clima di incertezza/ pareggio o instabilità dovuta alle note vicende geopolitiche, proprio come quello attuale) una ammucchiata di emergenza.
Ecco a cosa servono i centro – riformisti: ad annullare più differenze possibili tra i due schieramenti che già sono farlocchi per conto loro.
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Secondo me non avranno i numeri per un’operazione del genere, come nel 2018.
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quando si ipotizza la scissione del.pd si presume che i prodi draghiani abbiano con sé un corrispondente pacchetto di voti.
Nell unica simulazione fatta dai sondaggisti, di fronte alla discesa in campo della Salis come leader del Centro moderato, la riduzione di voti pd stimata è di circa il 3%, lasciando al suo posto il 20% di elettori stimato dai sondaggi. Significherebbe un liberista tutti per provare a fare un polo progressista, coi centristi ciao ciao? Pd m5s Avs circa il 40% delle intenzioni di voto. Se i poteri al popolo della Rifondazione Comunista ci stessero, intorno al 43%. Un buon inizio. Programma permettendo.
I duri e puri sarebbero comunque contro, anche perché è presumibile che in questo scenario i guastatori scenderebbe in campo, simbolo in resta, e per schierarsi altrove. Magari per poi, in caso le elezioni vadano male, seguire le orme del guru politico di Maio, che è comunque più simpatico di Conte.
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