
(di Michele Serra – repubblica.it) – I titoli sulla guerra nel Golfo e l’invasione del Libano sono sempre più piccoli, l’ansia lascia il posto all’abitudine, si parla più del prezzo della benzina e del gasolio che dei profughi libanesi e dell’opposizione iraniana – le principali vittime sacrificali di questa pessima sceneggiatura.
Un poco accade perché “la vita continua”, come l’umanità si ripete da millenni subito dopo avere seppellito i morti e rimosso le macerie – e come biasimarla: si dovrà pure vivere. Un poco, anzi molto, accade perché lo stato di guerra tende (aspira) a diventare permanente: non uno scandalo, non un’eccezione, ma la regola del mondo. L’arbitraria vaghezza delle scadenze di Trump – la guerra finirà quando me lo sentirò: non è la frase di un pazzo, è la frase di un tiranno – è il nuovo orologio, senza lancette, che regola il destino di moltitudini impotenti.
C’è chi ci sguazza: quelli come Hegseth, il capo del Pentagono convinto di essere un crociato (deve essere caduto da bambino in un film di cappa e spada) nuotano in questo mare con familiarità, non sognavano altro, non potevano sperare in niente di più favorevole ai loro tatuaggi tribali. Guerre permanenti, non dichiarate, guerre come prassi, come normalità, la consegna e il consumo delle bombe tale quale il rifornimento dei negozi di abbigliamento o di ortofrutta, qualcuno dovrà pure farlo se gli scaffali sono vuoti.
Sarà buonista, il pacifismo, ma è meno idiota e distruttivo e dilapidatore della guerra. È più conveniente, proviamo a dirla così: la pace è più conveniente della guerra, chissà che i conti in tasca, almeno quelli, riescano a pesare, nelle scelte dei potenti, più delle bare, delle case distrutte con i bambini dentro.
Michelino non combattere interiormente con te stesso: si può tranquillamente essere l’ uno e l’ altro contemporaneamente .
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Sei forte Serra, lasciatelo dire.
Riesci a nominare tutti tranne ..
A proposito : hai firmato per togliere i milioni regalati ai giornali? È una ottima iniziativa, non trovi?!
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