Le fughe, le indagini che coinvolgono parlamentari e consiglieri regionali, altri scandali sessuali in Sicilia. Il silenzio del segretario

Antonio Tajani, mnistro degli Affari Esteri 

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – Antonio Tajani non parla, ma nella cerchia del vicepremier, a mezza bocca, ammettono che sì, le accuse contro Francesco Silvestro sono un fardello pesante, «come un materasso». E certo c’è il garantismo sbandierato dagli azzurri, ma se altro verrà fuori, potrebbe essere accompagnato rapidamente alla porta: sospeso, quantomeno. «Silvestro non è certo un fedelissimo di Antonio», racconta un colonnello forzista, tajaneo doc. O meglio: il “materassaio”, così lo chiamava Silvio Berlusconi dimenticandone il nome ma ricordandone gli affari con lo strapunto, faceva parte dei campani a sostegno del ministro degli Esteri, ma da qualche mese aveva tentato il salto della quaglia, provando a traslocare nella minoranza interna. «Sognava di fare il segretario di FI in Campania», malignano i colleghi di partito, ora che è nel mezzo della tormenta.

Si era rotto da tempo il sodalizio con Fulvio Martusciello, capodelegazione di FI a Bruxelles e, appunto, segretario regionale del partito partenopeo, braccio operativo del vicepremier nel Meridione. Silvestro, uomo d’affari con una fiorente impresa di materassi – nel cv sul sito del Viminale si presenta come diplomato odontotecnico, ma aggiunge anche una laurea «hc» (honoris causa?) in «economia e commercio» e si dichiara pure «socio aggregato» di una camera degli avvocati, in altri documenti si presenta come «console dell’Ossezia del Sud», che per la Farnesina non esiste – aveva spesso foraggiato il partito, collettore di contributi, diretti e indiretti. Fino a diventare presidente della commissione bicamerale per gli Affari regionali. Scalata da Arzano, Comune sciolto più volte per mafia, tra gli «impresentabili» delle regionali 2020, vince la sua battaglia alle politiche del ‘22 (anche se perde spesso quella con i congiuntivi). C’è chi racconta però che il suo peso politico-economico si fosse affievolito, negli ultimi tempi, da quando tra le file degli azzurri è entrato Gianfranco Librandi, ex deputato Pd, ex Iv, un altro paperone che magari avrebbe voglia di tornare a fare l’onorevole.

Ora l’ultimo travaglio, politico e giudiziario, per Silvestro. FI lo scaricherà? Nel partito azzurro qualcuno lo difende, si evoca la «vicenda Richetti», il parlamentare di Azione che proprio alla vigilia del voto, estate di quattro anni fa, venne tirato in ballo per quella che a molti sembrò una polpetta avvelenata, accusato di molestie da un’anonima, una storia che faceva acqua da tutte le parti, tanto che poi il deputato denunciò per stalking.

Ma non tutti la pensano così, tra i post-berlusconiani. C’è chi evoca la sorte toccata proprio nelle ultime ore a un altro esponente del Sud, il consigliere regionale Riccardo Gallo Afflitto, fan di Renato Schifani, che la procura vuole arrestare per corruzione e che insieme a un altro politico azzurro nell’Agrigentino è accusato di voler assoldare ragazze per una partecipata, in cambio di sesso. «Piglia e ti ci va’ curchi». Ci vai a letto, si legge nelle intercettazioni. Ecco, Gallo Afflitto è stato sospeso ieri dal partito. Quanto a Silvestro, si vedrà.

Non è l’unica tribolazione giudiziaria dei forzisti, che già scontano i malumori per i due ex leghisti accolti nel gruppo cinque mesi fa e ora passati con Vannacci, irritando Marina Berlusconi, che preme per il rinnovamento. Giusto una settimana fa è stato chiesto il rinvio a giudizio per un altro parlamentare, stavolta deputato, Vito De Palma: insieme al consigliere regionale Massimiliano Di Cuia, è accusato di brogli; avrebbe dirottato, a sentire i pm, voti di FdI su Forza Italia, pur di strappare il seggio. Pure Martusciello ha qualche grattacapo: finora non è indagato, ma rischia di perdere l’immunità a Strasburgo, su richiesta della procura belga che vuole far luce sul cosiddetto Huawei-gate.

Nei territori, le storiacce abbondano. Di Gallo si è detto. Sempre in Sicilia, il deputato regionale di Forza Italia, Michele Mancuso, è stato accusato di corruzione. Il campionario è vario. E non sempre FI ha preso le distanze dai suoi «impresentabili». Ma stavolta, dicono i nemici interni di Silvestro, c’è anche una questione di «opportunità»: il tipo di accusa che gli viene rivolta, gravissima se comprovata, il luogo in cui sarebbe stata commessa, il Senato. Il grosso delle donne di FI tace. Pure la capogruppo, Stefania Craxi, che con Silvestro aveva bisticciato di recente: il senatore campano avrebbe voluto traslocare in Antimafia, ma la neo-presidente del gruppo aveva risposto picche.