(di Alessandro Robecchi – ilfattoquotidiano.it) – Nel momento in cui scrivo, non si sa bene che fine farà il nuovo decreto Sicurezza, cioè quell’insieme di norme che il governo Meloni ha presentato (caratteristiche di urgenza, ecc. ecc. la solita solfa) per rafforzare la repressione del dissenso nel Paese. Come si sa, il nodo venuto al pettine del Quirinale è l’articolo 30 bis del decreto, che in soldoni (e il caso di dire) riconosce un pagamento all’avvocato del migrante (625 euro) se il migrante accetta di andarsene dall’Italia. Traduco: la Repubblica garantisce a tutti il diritto alla difesa, ma se il difeso è un migrante o un richiedente asilo l’avvocato viene pagato per farlo perdere e per caricarlo su un volo che lo riporta nel posto da cui è scappato. Ci vuole del genio: pagare un avvocato a seconda dell’esito della causa è un calcio in faccia alla Costituzione italiana (diritto alla difesa, articolo 24), e forse proprio per questo gradito a chi considera la Costituzione una discreta rottura di palle (quelli del Sì al referendum, per dire). Il decreto va tramutato in legge entro il 25 aprile (il calendario è beffarolo), sennò nisba, e questo agita gli agit-prop securitari del governo, povere stelle. […]

A proposito di schifezze, lo stesso decreto introduce una specie di scudo penale per le forze dell’ordine, libere di menare senza pensieri, e addirittura il fermo preventivo, cioè possono rinchiuderti prima che tu abbia fatto qualcosa perché c’è il sospetto che tu possa farlo (non si applica ai femminicidi per scongiurare retate di mariti).

[…]

I barbatrucchi del governo Meloni per evitare di fare l’ormai tradizionale figura da peracottaro sono a questo punto degni di Fantozzi: non modificare il decreto e fare subito al volo un altro decreto che smentisce l’articolo 30 bis del decreto (una legge con allegata legge che smentisce la legge, c’è del genio), far finta di niente e aspettare che la Corte costituzionale faccia a pezzi tutto quanto, oppure far passare il decreto e poi dimenticarsi dei decreti attuativi, in modo che la legge resti scritta, ma risulti inapplicabile. Tutti trucchetti da magliari.

[…] Sui decreti Sicurezza e porcate consimili, comunque, si dovrebbe studiare l’abbonamento mensile, rinnovabile automaticamente, come sui siti web, perché il governo Meloni li fa spesso, aggiornati e fantasiosi. Aveva cominciato dichiarando guerra ai rave party (decreto 162/2022), che erano chiaramente un’emergenza nazionale. Poi fece il decreto Cutro (20/2023), quello per cui Giorgia disse che avrebbe rincorso gli scafisti per tutto il globo terracqueo, facendo ridere tutto il globo terracqueo. Poi fu la volta del decreto Caivano, per contrastare la povertà educativa e le baby gang, che prevedeva addirittura l’arresto per chi non manda i figli a scuola (a meno che non vivano in un bosco con le caprette e possano essere usati per la propaganda). Poi arrivò il decreto Sicurezza del 2025, e ora questo pasticcio immangiabile del decreto Sicurezza 2026, che pretende (tra le altre cose) di pagare gli avvocati solo se fanno condannare l’imputato. Manca ancora un anno alla fine di questa parentesi sgangheratamente neo-fascista del governo italiano e sarebbe divertente prevedere quali altre mattane securitarie si potranno inventare i patrioti che siedono a Palazzo Chigi. Intanto, c’è una chiara indicazione per un prossimo ipotetico governo progressista: una legge di una riga, chiara e semplice. Articolo uno: “Sono aboliti tutti i decreti in materia di sicurezza del governo precedente, per manifesta stupidità”.