Nel mezzo di questa trama, tra fondi riservati dei servizi segreti e spionaggio illegale, i protagonisti, cioè gli indagati, conducono lungo la linea di confine del potere dove convivono mondi che sarebbe meglio tenere separati per opportunità e soprattutto per evitare conflitti di interessi

(Giovanni Tizian – editorialedomani.it) – Fin dove arriverà l’ultimo scandalo maturato nel ventre delle istituzioni è presto per dirlo. La caratura dei personaggi coinvolti lascia ipotizzare un orizzonte ampio: dipende da quanto affiorerà dalle perquisizioni e dunque dall’acquisizione di materiale sensibile contenuto nei telefoni, nelle chat, negli archivi informatici dei computer o in quelli cartacei nascosti chissà in quale anfratto.

La certezza è che nel mezzo di questa trama da Prima Repubblica, tra fondi riservati dei servizi segreti e spionaggio illegale, i protagonisti, cioè gli indagati, conducono lungo la linea di confine del potere dove convivono mondi che sarebbe meglio tenere separati per opportunità e soprattutto per evitare conflitti di interessi, materia che negli altri paesi porta a dimissioni immediate mentre in Italia suscita al massimo un’interrogazione parlamentare senza risposta. Tuttavia l’inchiesta su Carmine Saladino e su Giuseppe Del Deo è un problema per la maggioranza di governo.

Saldino è il fondatore dell’azienda di cybersicurezza Maticmind, oggi governata da tutt’altra dirigenza, che ha collaborato all’inchiesta della procura. Il secondo è stato vice direttore prima dell’Aisi (il controspionaggio interno) e poi, su nomina del governo Meloni, del Dis, l’agenzia che coordina l’attività dell’Aisi e dell’Aise. Entrambi i profili conducono nei corridoi del governo di Giorgia Meloni.

Del Deo, infatti, non è un agente segreto qualsiasi. Ha avuto un rapporto idilliaco con la presidente del Consiglio già prima che diventasse tale. Ma la fiducia è sempre a tempo in certi mondi. Ed è venuta meno per alcuni fatti svelati da Domani: prima lo strano armeggiare attorno all’auto dell’ex compagno della premier da parte di non meglio precisati soggetti (spioni, poi declassati a delinquenti comuni); poi le verifiche (abusive?) sul conto del capo di gabinetto di Palazzo Chigi, Gaetano Caputi, disposte dall’Aisi, o meglio, come hanno raccontato i testimoni, proprio su ordine di Del Deo. Una vicenda che il governo ha preferito dimenticare in fretta, senza fornire mai una risposta a una semplicissima e banalissima domanda: Meloni era stata informata da Del Deo del monitoraggio sull’alto burocrate con cui lavora fianco a fianco?

Seppure non siano arrivate risposte ufficiali, gli eventi successivi contengono forse un pezzo della risposta. Del Deo è stato prepensionato con un decreto ad hoc, garantendogli comunque un’uscita ben remunerata. Il provvedimento rivela una certa fretta di allontanare una figura fidatissima diventata improvvisamente scomoda. E per dire dell’incandescenza della faccenda, il decreto è stato tenuto riservatissimo e tale sarebbe rimasto se questo giornale non lo avesse scovato.

La pubblicazione ha suscitato l’ira di un altro esponente del governo: Guido Crosetto, ministro della Difesa, che durante il recente passato da lobbista delle industrie degli armamenti ha stretto solidi rapporti in quell’ambiente, con particolare riguardo alla cybersicurezza. Ed è questo l’habitat, dove girano cifre da capogiro, in cui si è sempre mosso Saladino: un tempo amico del ministro Crosetto, tanto da concedergli in affitto un suo appartamento, e pure lui legato a Del Deo. Saladino è oggi indagato per truffa relativamente alle manovre che hanno portato alla cessione della sua Maticmind al fondo Cvc e a Cassa depositi e prestiti.

Ma in questa trama le intersezioni di queste tre parabole umane non sono finite. Perché attorno alla vecchia Maticmind si intrecciano altri affari che conducono a persone intime del ministro della Difesa. Di questa truppa ha fatto parte Giancarlo Innocenzi Botti, sottosegretario con Berlusconi, già socio del figlio del ministro e tuttora azionista assieme alla moglie di Crosetto in un’azienda attiva nel campo della sanità privata. Botti ha avuto da Maticmind una consulenza che è durata fino al 2023 (ultimo pagamento nel 2024) del valore di 100mila euro l’anno. Botti non è tra gli indagati, ma sulle consulenze ottenute sono in corso verifiche dei pm.

Senza contare i suoi affari a Dubai. Lì, dove Botti ha società e ufficio di super lusso, il ministro si è fatto trovare quando gli aerei americani hanno iniziato a bombardare l’Iran e Teheran ha risposto con missili sui paesi del Golfo. Un viaggio «familiare» che si è tradotto in un’assenza istituzionale in piena crisi mondiale che dalle parti di Chigi ha creato forti tensioni per come è stato gestito. Non l’unica fonte di frizione in questi anni.

In questo senso, ancora una volta sono i fatti a fornire risposte in assenza di versioni ufficiali: Alfredo Mantovano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autorità delegata ai servizi segreti, ha scelto i nuovi vertici cercando profili che fossero distanti dalla galassia Del Deo-Saladino. E non è un caso che fonti autorevoli vicine all’indagine riferiscano di una proficua collaborazione della “nuova” Aisi, che ha fornito quanto richiesto sugli affidamenti gestiti da Del Deo con la società Sind, che Saladino ha voluto a tutti i costi acquisire prima di vendere Maticmind.

La collaborazione con chi indaga è un altro fatto che rivela molto di più di una versione ufficiale. E non è scontata quando si maneggiano segreti inconfessabili.