Conte battezza l’agorà del programma

(di Francesco Bei – repubblica.it) – Al “Global Progressive Mobilisation” di Barcellona Giuseppe Conte non c’è andato, è rimasto a Roma per la prova generale di Nova, la fabbrica del programma dei cinque stelle. Di fronte a un caffè, al palazzo dei congressi dell’Eur, l’ex premier non si scompone del mancato invito: «Non facciamo parte della famiglia socialista, ecco perché non siamo andati. Noi siamo progressisti, ma vedo che anche loro ormai si definiscono così…è un passo avanti». Conte sorride rilassato, l’esperimento sul programma sta andando bene, nelle varie sale del fascistissimo palazzo dell’Eur ci sono cinquecento attivisti venuti da tutta Italia per formarsi e vedere come si fa. Saranno questi primi “apostoli”, una volta tornati a casa, a dirigere i cento punti Ost (Open Space Technology, un metodo partecipativo ideato da Harrison Owen) che il 16 e 17 maggio inizieranno concretamente quel percorso «dal basso» di redazione delle proposte da portare al tavolo del centrosinistra.

Le prossime politiche saranno un test: per la prima volta, a livello nazionale, il M5S si presenterà in un’alleanza organica con Pd, Avs e persino con l’ex odiato Renzi. Quindi bisogna andarci con i piedi di piombo. Conte finisce il caffè e, prima di arringare gli attivisti per caricarli, ammette che qualcosa potrebbe andare storto: «Il nostro elettorato è molto esigente e non bisogna dimenticarsi che noi siamo nati contro i partiti, ma soprattutto contro il Pd di allora. Quindi, se vogliamo convincere i nostri che l’alleanza va fatta, bisogna portarceli su progetti concreti, scritti nero su bianco, altrimenti non ti seguono». E non rinunciare alle differenze, come l’approccio alla Russia. «Facciamo subito un negoziato — ribadisce — gestiamolo noi coinvolgendo anche la Cina, arriviamo subito a una soluzione perché dobbiamo comprare il gas russo: è più conveniente per le nostre imprese e per i nostri cittadini».

Al centro di un’agorà di sedie disposte in cerchio, Conte dà la carica agli attivisti con queste parole: «Ci accingiamo a costruire un progetto di governo scritto insieme ai cittadini dai cittadini. Non esiste in un altro Paese un percorso simile. È un progetto rivoluzionario».

I cinquecento si dividono in una ventina di tavoli tematici, dalla salute al fisco, dalle rinnovabili alla giustizia. Si discute, un team leader scrive su un grande foglio le proposte che riscuotono il consenso del gruppo.

La politica alla fine fa capolino. Dopo aver addentato un panino, un gruppo di giovani si ritrova a discutere del Pd. Riccardo: «Il Pd è un animale strano, ci trovi Pina Picierno e i pro Pal, ma ormai ci siamo abituati. La nostra vera fatica sarà accettare Renzi». Concorda Mario: «In Puglia con Decaro lavoriamo benissimo. L’amalgama con il Pd è possibile». Francesco già sogna palazzo Chigi: «Conte non è un 5S tipico, può essere lui il federatore dopo che avrà vinto le primarie». E a Schlein che farete fare? Gabriele risponde senza ironia: «Parla bene le lingue, potrebbe essere la ministra degli esteri».