Inutili e forse dannose se servono a sciogliere il nodo della leadership di un’alleanza che non riesce a essere coalizione. Conte le vuole, Schlein frena e Renzi scalpita per Silvia Salis

(Giuliano Torlontano – lespresso.it) – Le primarie? Difficile farle, ma altrettanto difficile evitarle», risponde una persona che se ne intende, Arturo Parisi, ricordando di aver contribuito in prima persona al «regolamento applicato per la prima volta in Puglia nel gennaio 2005, in vista delle successive elezioni regionali con la vittoria di Nichi Vendola su Francesco Boccia». Ora, una conferma della doppia difficoltà delle primarie – sia celebrarle sia evitarle – il politologo ed ex ministro, parlando con L’Espresso, la vede proprio nelle discussioni di queste ultime settimane. Le primarie vanno fatte «se si punta a costruire una coalizione per il governo capace di battere il campo conservatore, una coalizione che grazie all’unità – sottolinea Parisi – cerchi la sua forza nel voto dei cittadini». Perché «una cosa è trovarsi assieme attorno a un No come nel referendum, un’altra cosa ritrovarsi uniti attorno a un Sì, un Sì di tempo lungo…». Solo dando vita – è il ragionamento – a un semplice cartello elettorale, si può rinunciare a coinvolgere i cittadini e i militanti. «Le primarie possono essere evitate – avverte colui che è stato il braccio destro di Romano Prodi – se si prende atto che il campo largo è nient’altro che una alleanza larghissima, al cui interno marciare divisi e tranquilli, immaginando di poter rinviare a dopo il voto la composizione delle evidenti divisioni. Solo le coalizioni hanno un solo capo, le alleanze molti».
Ad accelerare è Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle. Subito dopo la vittoria delle opposizioni nel referendum sulla separazione della carriere ha rilanciato il progetto di coinvolgere gli elettori prima delle Politiche. Di fatto mettendo energicamente sul tavolo la propria candidatura per Palazzo Chigi. Alla presentazione del proprio libro a Roma (Una nuova primavera) l’ex presidente del Consiglio è tornato sull’argomento aggiungendo che dovrà essere una consultazione aperta ai non iscritti ai partiti.
Negli ultimi tempi, il Pd di Elly Schlein ha invece avuto un ripensamento sul ricorso ai gazebo, anche per il rischio che l’alleanza Pd-M5s, decollata nelle regioni che fra il 2024 e il 2025 si sono recate alle urne (dalla Sardegna alla Campania e alla Puglia) potesse incoraggiare sempre più le riemergenti mire di Conte sulla guida del governo. Alcuni sondaggi sulle primarie hanno previsto non solo una vittoria del leader M5s ma anche e soprattutto –dato ancora più allarmante per il Nazareno – uno spostamento di consensi di una parte della base Pd verso il presidente dei pentastellati. Più recentemente, Dire-Tecnè ha rivelato un testa a testa.
Davanti alla Direzione del Pd, il tema delle primarie è stato evitato accuratamente da Schlein. «In giro per l’Italia, nessuno chiede di parlarne», rafforza il muro il presidente del partito, Stefano Bonaccini. Per diversi giorni, il tam tam arrivato dai Democratici è stato questo: «Prima il programma e le regole condivise». L’esplicito avvertimento all’alleato pentastellato ha trovato una valida sponda a Bologna: con un’immagine calcistica, ricavata dall’eliminazione dell’Italia ai Mondiali, Romano Prodi non ha avuto mezze parole per bloccare l’impazienza di Conte: «Una gara fatta oggi vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia. Davvero non capisco perché Conte abbia fatto questa mossa. Prima si faccia squadra, prima di discuta di tattica e strategia. Fare le primarie oggi senza pensare a tutto questo significa perdere».
Con i sondaggi incoraggianti, evidentemente si cerca di non sbagliare in vista delle Politiche. Difficile che ci si possa sottrarre alle primarie, ma il problema è come arrivarci, mettendo anche in conto il rischio che le divisioni, inevitabili davanti a una sfida reale, possano poi riflettersi anche sul successivo cammino dell’alleanza, fino alle candidature e alle elezioni. Non sarebbe come nel 2005, quando le primarie dell’Unione si svolsero sostanzialmente per legittimare, con il voto dei cittadini, prima ancora delle elezioni politiche, la candidatura di Prodi per Palazzo Chigi (74%). Per le forze politiche fu «nient’altro che una festa di mobilitazione pre-elettorale», ricorda Parisi. Era il massimo che i partiti potessero accettare, ma le primarie, quelle che il politologo studiò a lungo negli Stati Uniti, sono altro: «Appunto una competizione primaria, divisiva come in democrazia è divisiva ogni scelta, soprattutto sulle persone».
Dalla teoria alla pratica. Conte sfida Schlein. Insiste per una terza candidatura, centrista, Matteo Renzi, identificandola con la sindaca di Genova Silvia Salis, nonostante l’indisponibilità della diretta interessata a misurarsi con il voto dei gazebo. Ecco perché il politologo Salvatore Vassallo crede poco al doppio turno, che «può essere utile e opportuno – spiega il direttore dell’Istituto Cattaneo – se ci sono più di due candidati davvero competitivi, se lo chiederanno partiti partner della coalizione che intendono presentare un proprio candidato». Ma al momento «sembra assai verosimile – osserva Vassallo – che il Pd abbia un candidato unico». Quanto agli alleati, «non si vede perché Verdi e Sinistra dovrebbero farsi misurare in una prova per la quale non hanno un candidato adeguato». Per il politologo, appare anche «improbabile che lo facciano sia Renzi sia Calenda». Conclusione: «Se i due candidati realmente competitivi saranno, come appare verosimile, Schlein e Conte, non c’è ragione di impegnare gli elettori in due turni che deprimerebbero la partecipazione».
Regole a parte, Pd e Cinque stelle saranno in grado di mettersi in gioco fino a sfidarsi apertamente sulla premiership? Per un’alleanza nata nelle elezioni regionali, con i candidati governatori scelti dai vertici dei partiti, vorrebbe dire navigare in mare aperto. Ma non è rilevante solo l’impazienza di Conte di tuffarsi nella competizione. Resta e pesa l’indisponibilità della leader del partito più grande a farsi indietro, non escludendo, per raggiungere l’obiettivo, un’ «alternativa» alle primarie. Va a Palazzo Chigi chi prende più voti all’interno del campo progressista (la stessa regola che è stata adottata dal centro-destra, a vantaggio di Fratelli d’Italia, nelle scorse elezioni politiche). Se non dovesse essere approvata la nuova legge elettorale con l’indicazione del candidato premier da parte di ciascuna coalizione, non sarebbe una soluzione così improbabile, anche se Conte è già stato esplicito nell’escluderla. Primarie oppure no? Dietro il dilemma c’è una questione di sostanza e di leadership.
Personalmente sono sempre stato contrario alle primarie, per prima cosa perché una forza politica seria deve prendersi la responsabilità di formulare un programma e di selezionare il personale politico per poterlo attuare, poi perché si crea una sorta di investitura popolare del leader che la farà pesare quando ci dovrebbe essere l’occasione (Renzi lo fece più volte).
Detto questo bisogna indicare con chiarezza il responsabile di questa situazione, cioè il solito pd che ha voluto e confezionato questa legge elettorale assurda, che costringe i partiti a presentarsi in coalizione alle elezioni per incassare un premio di maggioranza che finisce per distorcere i risultati elettorali.
Vizio antico quello del pd, che prima mette le primarie nello statuto e poi, quando dubita di vincere a mani basse, cambia idea e cerca una soluzione a lui più favorevole…
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Primarie, primarie,,primarie…no primarie no . Chissà perché prima andavano bene e adesso no.
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per mio modesto parere, sta’ nella testa di conte decidere cosa e’ meglio fare, dalla sua posizione ci si vede certamente bene…
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“..l’alleanza Pd-M5s, decollata nelle regioni che fra il 2024 e il 2025..”
Sardegna affluenza 52.4 (-1.34)
Campania 44.1 (-11.4)
Puglia 41.8 (-14.6)
Marche 50.01 (-9.74)
Calabria 43.15 (-1.21)
L’unica cosa decollata è l’astensione.
Tutti i nodi arriveranno al pettine . Tutti.
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Conseguenze
I cittadini italiani, tutti, hanno assistito allo sfregio del voto popolare, visto il sostegno a candidati già eletti in altra sede (Ricci, Tridico) e piazzati alle regionali, e alle processioni presso cacicchi e capibastone per ottenere benevolenza e permessi.
I cittadini italiani hanno visto tutto questo e non sono dei cgln. Hanno memoria.
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