Secondo voi, per quale motivo un parlamentare della Repubblica arriva addirittura a dire pubblicamente una cosa del genere?

(Alessandro Di Battista) – Ciao a tutti! Tra pochi giorni saremo chiamati ad andare a votare sul referendum sulla magistratura. Come sapete mi sono esposto moltissimo per il No. L’ho fatto attraverso i miei canali e con l’Associazione che ho fondato, che si chiama Schierarsi: un’associazione di cittadini attivi che prende posizioni scomode.
Come vedete Meloni e i suoi stanno provando in ogni modo a vincere questo referendum. Avete sentito cos’ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia durante un’iniziativa per il Sì?
Leggete: “Utilizzate anche il solito sistema clientelare: ‘non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti già tanti’. Utilizziamo anche questi mezzi. Perché dobbiamo vincere questa battaglia”.
Queste parole fanno ribrezzo. Ricordate le fritture di pesce di De Luca? Ecco, siamo esattamente nello stesso campo di gioco. A questo punto la Presidente del Consiglio dovrebbe chiarire a quale “solito sistema clientelare” si riferisce un parlamentare della Repubblica eletto nel suo stesso partito. E dovrebbe spiegare se questo stesso “solito sistema clientelare” sia stato utilizzato in altre occasioni. Alle elezioni comunali? A quelle regionali? O a quelle politiche?
Secondo voi, per quale motivo un parlamentare della Repubblica arriva addirittura a dire pubblicamente una cosa del genere? Perché lo fa pur sapendo cosa rischia? Perché questa è per loro una battaglia vitale: sono disposti a tutto pur di mettere sotto scacco la magistratura.
Io credo che, onestamente, basterebbe rileggere quella frase per votare No. Ma se avete dubbi sull’andare a votare ricordatevi che quando si vota sulla Costituzione, chi pensa di fare un torto al sistema non andando a votare sta facendo il favore più grande proprio al sistema. I partiti politici un voto controllato ce l’hanno. E chi non va a votare fa il gioco di chi quel voto controllato ce l’ha. Meno persone vanno a votare, più quel voto controllato, clientelare, pesa sull’esito finale. E che utilizzino sistemi clientelari per spingere le persone a votare a questo referendum ora lo dicono direttamente i parlamentari di Fratelli d’Italia.
Comprendo tutti coloro che in questi anni si sono astenuti. Basti pensare a quante volte in questi anni è stata violata la Costituzione italiana. Nella Costituzione, per esempio, c’è scritto chiaramente che l’Italia ripudia la guerra. Costoro che oggi sono al Governo non sono stati neppure in grado di ripudiare un genocidio. Ma proprio per questo non possiamo consentire a chi ha detto che il diritto internazionale vale fino a un certo punto, a chi ha strumentalizzato dopo trenta secondi la vicenda di Rogoredo e non ha detto una parola sui carabinieri italiani inginocchiati e umiliati dall’IDF, a chi ha stretto la mano di Netanyahu in pieno genocidio, di cambiare la Costituzione e la giustizia in Italia!
Per sempre No
(Di Marco Travaglio) – 1.No alla “riforma” Nordio-Meloni perché, dividendo le carriere dei magistrati, i pubblici ministeri diventeranno – come dice Nordio – “avvocati dell’accusa”: verranno educati separatamente dai giudici ad accusare e incastrare più gente possibile, trascurando gli elementi a favore dell’indagato che oggi sono obbligati a cercare e perdendo l’imparzialità e la tensione alla verità processuale. Così saranno più “giustizialisti” e “autoreferenziali” (avranno un Csm tutto per sé e si promuoveranno in autonomia). Commetteranno più errori e indurranno anche i giudici a sbagliare di più. Infatti i migliori magistrati sono stati sia pm sia giudici: Falcone, Borsellino, Livatino, Caselli, Borrelli, D’Ambrosio, Davigo, Colombo, Turone, Maddalena, Galli, Occorsio, Sansa, Almerighi, Gratteri e tanti altri.
2. No perché la “riforma” – lo ammette lo stesso Nordio – “non c’entra niente con l’efficienza e la rapidità della giustizia”. In compenso affida il lavoro oggi svolto dal Csm unico a ben tre organi costituzionali: Csm dei giudici, Csm dei pm e Alta Corte disciplinare, moltiplicando i posti (da 33 a 78) e i costi della casta (da circa 50 a circa 150 milioni di euro l’anno) senza risolvere nessuno dei gravi problema della giustizia.
3. No perché la “riforma” – confessa Nordio – “riequilibra i poteri fra politica e magistratura” a favore della prima per “restituirle il suo primato costituzionale”: ma nella Costituzione il primato è della legge, che è uguale per tutti, politici in primis.
4. No perché, nei Paesi con le carriere divise (Portogallo escluso), i pm dipendono dal governo.
5. No perché Nordio, Tajani, Bartolozzi&C. hanno già dichiarato che, dopo aver incassato dai cittadini ignari l’assegno in bianco del Sì, completeranno l’opera con leggi ordinarie: impediranno che un ministro sia indagato (Nordio cita Mastella nel governo Prodi-2, spiegando alla Schlein che la svolta converrà anche al Pd quando tornerà al governo); toglieranno ai pm – lo promette Tajani – la direzione della polizia giudiziaria, che così rientrerà sotto il Viminale, la Difesa e l’Economia e addio indagini sul potere; faranno decidere alla maggioranza parlamentare, cioè al governo, i criteri di priorità sui reati da perseguire e tralasciare (legge Cartabia e proposta Bartolozzi). Così sottoporranno le Procure all’esecutivo senza neppure il fastidio di ricambiare la Costituzione.
6. No perché, nei due Csm e nell’Alta Corte disciplinare, i membri togati verranno scelti a caso col sorteggio secco (fra i magistrati in servizio), mentre quelli laici continueranno a essere nominati dai partiti fra i loro fedelissimi (estratti da una lista, non si sa quanto lunga, approvata dalla maggioranza, cioè dal governo).
7. No perché nell’Alta Corte (15 membri: 9 togati e 6 laici) aumenta la percentuale dei membri scelti dai politici rispetto ai magistrati: nel Csm sono 1 su 3, con la “riforma” 2 su 5 (dal 33 al 40%).
8. No perché l’Alta Corte è scritta coi piedi: resta l’art. 107 della Costituzione che lascia ai Csm il potere esclusivo di radiare, trasferire o sospendere i magistrati per gravi infrazioni disciplinari. Ma l’art. 104 affida il potere disciplinare all’Alta Corte. Che così, paradossalmente, non potrà infliggere a chi sbaglia nessuna delle tre sanzioni più pesanti.
9. No perché i magistrati condannati dal Csm ricorrono, come ogni cittadino, in Cassazione. Ma la “riforma” lo vieta: contro le sanzioni dell’Alta Corte potranno ricorrere solo alla stessa Alta Corte che li ha puniti. Bella terzietà.
10. No perché l’Alta Corte non serve a nulla, se non a intimidire i magistrati. Il Csm italiano è il più severo fra quelli dei Paesi europei paragonabili al nostro: sanziona in media lo 0,5% delle toghe l’anno, contro lo 0,2 della Spagna e lo 0,1 della Francia. Se Nordio lo volesse ancor più severo, dovrebbe impugnare più assoluzioni e promuovere più azioni disciplinari. Invece ne attiva la metà rispetto al Pg della Cassazione (33% contro 67) e fa un decimo delle sue impugnazioni (su 184 sentenze, ne ha appellate appena 6 e il Pg 54).
11. No perché non sono i magistrati che “non pagano” (non hanno alcuna immunità e vengono indagati, arrestati, intercettati, perquisiti e condannati come ogni altro cittadino), ma i politici: in tre anni e mezzo di governo, le destre (spesso con Azione e Iv) hanno negato 54 autorizzazioni a procedere su 59 per parlamentari indagati, anche per gravi reati.
12. No perché i casi di cronaca citati da quelli del Sì (Garlasco, migranti in Albania, Sea Watch, bimbi nel bosco…) sarebbero stati identici con la “riforma”, che non tocca le norme penali, civili, minorili e processuali che le hanno originate.
13. No perché gli “errori giudiziari” non sono le (fisiologiche) valutazioni differenti dei magistrati nei vari gradi, che fra l’altro smentiscono l’“appiattimento” per colleganza dei giudici sui pm (oltre il 50% delle sentenze contraddicono le richieste dei pm). Ma sono i rari casi di scambi di persona, di prove false prese per vere, di falsi testimoni creduti come veritieri. E non si risolvono cambiando la Carta, ma con gl’innumerevoli gradi di giudizio e, dopo le condanne definitive, con i processi di revisione (rarissimi anch’essi: 7 condanne annullate all’anno, lo 0,12% ogni milione di abitanti, contro lo 0,31 del Regno Unito e lo 0,44 degli Usa). Idem per le “ingiuste detenzioni”, cioè le custodie cautelari patite da indagati assolti anni dopo (l’1,15% degli arrestati ogni anno, contro il 4% della Francia): la “riforma” non c’entra neppure qui, visto che il problema si risolve con i risarcimenti dello Stato (che poi si rivale sul magistrato in caso di dolo o colpa grave).
14. No perché il voto è unico, in blocco: basta un dubbio su uno solo dei punti fin qui toccati per bocciare la riscrittura (praticamente irreversibile) di ben 7 articoli della Costituzione per mano di questi padri ricostituenti semianalfabeti.
15. No alle bugie sparate dal governo e dai suoi complici per convincerci a votare Sì. No a chi pensa che siamo tutti deficienti.
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Ok però se fa un altro articolo sul referendum vado e voto sì
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