(dagospia.com) – Thiel, scansate che se dovemo fa una foto! Siamo sempre al Marziano a Roma. Peter Thiel nel suo tour europeo ha incontrato capi di Governo (Orban), ministri (a Parigi si sarebbe visto in segreto con il ministro degli esteri Barrot), poi arriva a Roma e il massimo che gli viene offerto sono Barbara Carfagna e il portaborse di Osnato. Mancavano solo Gimmy il Fenomeno e Gegia!

In una cittĆ  che ha visto passare Giulio Cesare e Michelangelo, i Papi e Caravaggio, arriva Thiel? Esticazzi!  Qui si creano i miti, ma subito dopo parte la pernacchia e si diventa mitomani. E cosƬ ĆØ stato anche per il multimilardario considerato l’anima nera della tecno-destra, con i suoi pensosi e mistici ragionamenti sulla religione e la politica. 

Quel diabolus di Thiel doveva essere ospite dell’Angelicum, e alla fine gli hanno rifilato una saletta a Palazzo Taverna. Ad ascoltarlo, una platea di ragazzi indottrinati, qualche turista americano e le quarte file dell’elite all’amatriciana (dirigenti d’azienda,  ā€œconsulentiā€, qualche giornalista, tutti con molto tempo libero a disposizione).

Che poi, st’Anticristo ĆØ un po’ ‘na sola. I ā€œpinguiniā€ romani  sono usciti affranti e annoiati dai primi due giorni di conferenze di Thiel a Roma.

Dopo l’esordio, domenica, con circa 200 ospiti, di cui la metĆ  italiani, al secondo appuntamento a Palazzo Taverna il livello, e il numero, dei partecipanti si ĆØ abbassato drasticamente: i pochi volti noti non si sono ripresentati, sono rimasti solo giovani studenti, qualche professore e sparuti esponenti del mondo della comunicazione e della politica.

La sensazione comune? Una noia mortale. Al pensiero illuminante, Thiel ha indotto la ā€œpalpebra calanteā€, come notava ieri ā€œRepubblicaā€: sbadigli, noia e la sensazione di aver perso solo tempo. Una nostra fonte che ha assistito all’evento sintetizza cosƬ: ā€œPoche idee, ma ben confuseā€.

Certo, come fa notare tra le righe Maurizio Crippa sul ā€œFoglioā€, tanta sorpresa…sorprende. Alle menti della presunta elite italiana sarebbe bastato aver letto uno dei molti testi di Thiel per capire che Dio, l’Anticristo, il katechon, sono metafore, schemi interpretativi con cui analizzare le sfide economiche e geopolitiche.

Scrive Crippa: ā€œTra i suoi temi preferiti sono il negazionismo climatico, la demografia, gli orizzonti del transumanesimo. Il rapporto con la religione ĆØ de relato; dove sia la minaccia specifica per la Chiesa non si sa, aspetteremo trepidanti l’enciclica di Papa Leone sull’IA.  Ma additarlo come il capo dell’orda pronta a espugnare Roma ĆØ fuorviante.

[…]  Thiel ha le sue prioritĆ , non ĆØ detto siano buone. Ma sorprendersi, su Rep., perchĆ© ā€œalla messa non c’è… A Roma spesso va cosƬ: si annuncia l’Apocalisse e resta solo la liturgiaā€ fa ridere. Thiel ĆØ venuto a tenere conferenze. Per Iacopo Scaramuzzi ā€œl’Anticristo finirĆ  un po’ come per il marziano a Roma di Flaianoā€. Ma forse erano solo i romani che aspettavano il marziano nero. E non si sono accorti che la posta in gioco ĆØ un’altraā€.

Dunque, qual ĆØ la posta in gioco? Innanzitutto, va ribadito che Thiel ĆØ un gran paraculo, e i suoi pippozzi sull’anticristo sono anche una forma intelligente di marketing. (alla domanda di un partecipante: ā€œSe il Vaticano ti avesse invitato a parlare di IA saresti andato?ā€, ha risposto: ā€œCertoā€). 

Come osserva il filosofo Mariano Croce su ā€œDomaniā€, ā€œsembra che Thiel ostenti un indecifrabile esoterismo per arrivare a molti, e che lo faccia con la fortuna tipica dei nostri tempi, in cui si ĆØ smesso di pretendere ragioni e ponderare argomenti.

Quello di Thiel ĆØ un linguaggio para-oracolare, fitto di contraddizioni, in cui la mistica della tecnologia incontra una concezione anabolizzata della politica, gravida di un clamore facile e confuso, specie allorchĆ© […]  i suoi spostamenti sono segnati dai marcatori tipici dei culti misterici: incertezza sui luoghi, porte chiuse, pubblico selezionato, riservatezza sui contenutiā€.

Se non ci fosse stata una mala gestione comunicativa dei ragazzi dell’associazoine Gioberti, che hanno organizzato l’evento, e le conferenze fossero state a porte aperte a tutti, trasparente, l’evento di Thiel, probabilmente, sarebbe andato deserto.

Troppo superficiale per gli esperti, confuso e noioso per i non avvezzi, nella seconda giornata a Palazzo Taverna, Thiel l’ha buttata un po’ sul pop.

Il solito Tolkien con cui ĆØ ossessionato (al punto da chiamare tutte le sue aziende con riferimenti al Signore degli Anelli, a partire da Palantir, la pietra veggente di Saruman, trasformata in una macchina ingoia dati in grado di monitorare movimenti, persone, guerre), i ā€œWatchmenā€ di Alan Moore, fino ad arrivare a ā€œOne Pieceā€, trentennale serie a fumetti giapponese sul viaggio del pirata “Cappello di paglia”.

A detta di Thiel, anche quella non sarebbe che una metafora per raccontare ai giovani Gesù che sconfigge i mali del mondo.

Anche qui, non c’è da stupirsi. L’Anticristo e la struttura girardiana ereditata da Thiel non vanno intesi letteralmente, come in molti fanno, (pensando che il fondatore di Palantir sia una sorta di Dan Brown più inquietante), ma solo in chiave politica. E qui si arriva al vero punto: la sfida Usa vs Cina.

Per Thiel, in gioco c’è la sopravvivenza della civiltĆ  occidentale, messa a rischio a volte dal deep state, altre dalle ong, altre ancora dalla ā€œburocraziaā€ dell’Unione europea, fino al vero, grande anticristo: la Cina.

Su questo si ĆØ concentrato il secondo giorno di conferenze di Thiel: la sfida tra Washington e Pechino, dal punto di vista tecnologico, economico, di ā€œnarrazioneā€.

Come racconta Francesco Bei su ā€œRepubblicaā€, ā€œin questi arzigogoli pseudo-filosofici, che uno degli ascoltatori definisce ā€˜rozzi come quelli di un telepredicatore evangelico di provincia’, si arriva però anche su un territorio meno lisergico ed ĆØ quando Thiel inizia a parlare di qualcosa che conosce bene, ovvero l’intelligenza artificiale.

E qui suona la sveglia agli europei: ā€˜A me non interessa se siete più favorevoli all’IA woke di Anthropic o quella non-woke di Elon Musk che preferisco io. L’importante ĆØ non finire tutti con l’IA totalitaria dei cinesi’.

E in questo passaggio il tecno-guru ha messo finalmente i piedi nel piatto della campagna elettorale americana. ā€˜Quello che ĆØ davvero in ballo nelle elezioni di midterm di novembre – ha spiegato – ĆØ il futuro dell’Occidente: se vincono i democratici che vogliono limitare l’IA perchĆ© dicono che consuma troppa energia, metteranno gli Stati Uniti fuori dalla competizione globale con la Cina’.

Per Thiel la corsa dell’intelligenza artificiale vale almeno due punti di Pil, ma non ĆØ solo una questione di soldi: ā€˜Bloccare il progresso, con la scusa del climate change o con i limiti all’IA, vuol dire distruggere l’idea stessa di Occidente, non solo la sua ricchezza.

Significa che l’unico vincitore sarĆ  la Cina, che nega l’idea di libertĆ  su cui ci basiamo noi’. Ma la domanda ĆØ: ā€˜noi’ chi?ā€

In compenso, Thiel conferma tutti i peggiori luoghi comuni sui paperoni della Silicon Valley: zero consigli, zero interazione umana con gli ā€œadeptiā€. Entra in sala quando sono tutti seduti, esce subito e non parla con nessuno.

Parafrasando un suo libro (ā€œFrom zero to…oneā€), da zero a…zero! Thiel non ha accettato alcuna interazione sociale o networking: come un (anti)Cristo sceso in terra, vuole che i suoi adepti lo ascoltino come un Dio, e si ciuccino la sua veritĆ  rivelata come un dogma, senza osare porre  dubbi o fare domande…