Senza limiti. Lo smisurato, illimitato, impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. Senza limiti politici, senza limiti di tempo (può durare “forever”), e senza limiti di luogo (nessuno è al sicuro). È questo ciò che colpisce e travolge della situazione in cui il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump hanno precipitato il mondo con la servile, succube complicità […]

(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] Senza limiti. Lo smisurato, illimitato, impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. Senza limiti politici, senza limiti di tempo (può durare “forever”), e senza limiti di luogo (nessuno è al sicuro). È questo ciò che colpisce e travolge della situazione in cui il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump hanno precipitato il mondo con la servile, succube complicità dei governi europei, incluso quello più grottesco – il nostro –, e con la sola, luminosa, eccezione di quello spagnolo.
[…] La guerra senza limiti è la conseguenza diretta della definitiva rottura del già precarissimo equilibrio dei poteri interni alle democrazie occidentali. Negli ultimi tempi una inarrestabile legge di proporzionalità inversa ha visto il potere di pochissimi super ricchi farsi senza limiti e il potere dei cittadini venire costretto entro limiti sempre più angusti: l’estrema diseguaglianza economica ci ha riportato a un sistema di caste che ordina, dall’alto verso il basso, chi può fare di tutto giù giù fino a chi non può fare nulla, nemmeno manifestare in piazza. Così, questa guerra è una “Epstein War” non solo nel movente occasionale (oscurare il coinvolgimento di Trump nell’abisso di fango e sangue degli Epstein files), ma ancor di più nell’antropologia del potere. Quando Trump (in una intervista al New York Times del gennaio di quest’anno) ha dichiarato che il suo unico limite è la sua stessa moralità, stava applicando al governo del mondo lo stesso metro con cui si era regolato in tutta la sua vita di imprenditore malavitoso e frequentatore del mondo di Epstein. Un mondo di isole, palazzi, aerei privati in cui la legge non vigeva e in cui i ricchi e i potenti potevano fare letteralmente di tutto: senza limiti. Non c’è alcuna soluzione di continuità tra la violenza privata sui corpi delle donne irretite da Epstein e le bombe sui corpi delle bambine iraniane: il filo che lega questi scempi è l’assoluto arbitrio di chi non riconosce alcun limite esterno. Non c’è soluzione di continuità tra i “pieni poteri” del maschio, bianco e ricco nelle alcove di Epstein, quello del presidente degli Stati Uniti dentro il suo Paese (Minneapolis) e quello degli Stati Uniti nel mondo (Venezuela, Iran). In tutti i casi, un potere che considera se stesso “assoluto” non riconosce alcun limite: all’interno non contano la Costituzione, gli Stati federati, i sindaci, i governatori, le università, all’esterno non contano il diritto internazionale, gli altri Stati, gli organismi sovranazionali. In questo assetto non esistono freni: né sul piano simbolico (si può far presiedere il consiglio di Sicurezza […] dell’Onu a Melania Trump, sbeffeggiando contemporaneamente il genere femminile e le Nazioni Unite, proprio come Caligola umiliava il Senato facendo senatore il proprio cavallo), né su quello sostanziale (si può immaginare e creare un anti-Onu a conduzione privata, l’osceno Board of Peace). Non esistono argini al potere del capo: mentre ogni altro potere interno (parlamenti, magistrature, giornali, università…) o esterno (consessi sovranazionali, corti internazionali, ong…) viene limitato, svuotato, represso. Agitando il feticcio di una sovranità popolare anch’essa senza limiti, di fatto si priva il popolo sovrano di ogni vero potere: un progetto funzionale a fare la guerra, perché una legge ferrea stabilisce che “il potere di aprire e far cessare le ostilità è esclusivamente nelle mani di coloro che non combattono” (Simone Weil). Dovremmo aprire gli occhi sulla relazione che c’è tra lo smontaggio degli equilibri delle democrazie (marginalizzazione dei parlamenti, sottomissione delle magistrature ai governi, repressione securitaria) e questo terribile amore per la guerra.
[…]
Di recente, il filosofo del diritto Tommaso Greco ha ricordato (in Critica della ragione bellica, Laterza 2025) come per il Kant del trattato sulla Pace perpetua il mantenimento della pace dipenda in primo luogo dagli ordinamenti interni degli Stati: che proprio a questo fine devono essere “repubblicani”, cioè garantire che siano i rappresentanti dei cittadini a decidere “se la guerra può o non può essere fatta”. Una richiesta che certo non avviene laddove i capi di Stato sono i “proprietari”, dice Kant, dello Stato stesso.
Il fatto che il capo incontri il limite del Parlamento, della legge e di una magistratura libera rende meno probabile la guerra: perché rende più probabile che quello Stato sia disposto a riconoscere il limite degli altri Stati, e che ci si doti, insieme, di un sistema sovrastatale di regole e istituzioni. Esattamente tutto ciò che ora stiamo distruggendo a rotta di collo: perché abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.
Apprezzo Montanari per le sue posizioni politiche sullo sterminio di Gaza e sulla condanna incondizionata agli attacchi a un paese indipendente contro il parere dell’ Onu e del diritto internazionale. Ma su un altro aspetto del suo modo di vedere non sono altrettanto d’accordo. Vi è nel suo modo di pensare , penso che non ne sia cosciente, un atteggiamento comune alla visione occidentale primatista, cioè l’idea che il nostro ideale di società sia superiore e da imporre a tutto il resto del mondo prescindendo dalla cultura, dalla tradizione e dal comune sentire di società completamente estranee all’ occidente. Se mettiamo la nostra propensione al colonizzare, convertire, sfruttare, demonizzare , giustificare la nostra sopraffazione etc..allora cosa resta ? Resta che bisogna necessariamente adottare il principio sacrosanto della autodeterminazione dei popoli . Vorrei anche ricordare a Montanari che non è equo e serio risaltare i comportamenti autoritari se non violenti e sopraffattivi solo quando gli Usa lo decidono per tornaconto loro tipo Libia, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan etc …mentre per Arabia , emirati arabi , monarchie del golfo e altri cento stati va tutto bene perché sono allineati .
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Noi figli degli anni 70
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perché abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra…. E come mai siamo arrivati a questa condizione amnesica ed immobile? Da quanto va avanti questo processo che rende i cittadini spettatori inermi di fronte alla realtà per loro devastante? Fa parte di un progetto iniziato molto tempo fa e che il giornalista Roberto Quaglia individua anche nella filmografia hollywoodiana che lui definisce fondamentalismo hollywoodista attraverso cui vengono manipolate le masse….C’è un film del 2013 “ White House Down” dove viene esplicitamente menzionata la presa di controllo da parte del governo federale della Guardia Nazionale e dove si mostra come ci voglia poco in America ad inviare missili con testate nucleari contro tutte le città iraniane, specificando peraltro che l’ Iran non aveva fatto nulla di male….Siccome siamo nel 2013 e nessuno crede alla chiaroveggenza, la costruzione narrativa della minaccia iraniana era già allora divulgata attraverso uno dei più importanti e potenti sistemi di comunicazione e manipolazione! Lo scopo e’ di preparare il pubblico ad accettare ulteriori passi verso la dittatura negli USA (la Costituzione americana vieta l’ utilizzo delle forze armate su territorio americano per la soluzione di problemi interni) e ad una guerra contro l’ Iran……Le strategie di manipolazione sono quelle di allegoria di preparazione al mondo reale, trailer di avvenimenti in programma nel mondo reale, framing as fiction! Il meccanismo mentale indotto è che il pubblico assiste alla finzione cinematografica da spettatore passivo, e rimarrà in questo condizione mentale passiva, da spettatore, anche quando non si tratterà più di fiction, ma della realtà! Il potere americano, dal Pentagono alla Cia investono una bella quantità di denaro per partecipare alla realizzazione di certi film, spesso di basso livello artistico, ma che gli americani gradiscono ed un motivo altro, rispetto all’ intrattenimento, deve esserci…..
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