Il documento sulla politica italiana nell’Artico ha il merito di spiegare perché l’estremo nord è diventato in pochi giorni la più esplosiva questione strategica del pianeta. Ma l’equilibrismo di Meloni nei confronti degli Usa diventa ogni giorno più complicato da mantenere

(Guido Rampoldi – editorialedomani.it) – Messo insieme all’ultimo minuto soprattutto per giustificare la decisione di non irritare Donald Trump imitando quell’Europa maggiore che invia soldati in Groenlandia, il documento presentato venerdì da Giorgia Meloni e da Antonio Tajani sulla politica italiana nell’Artico almeno un merito lo ha: spiega perché l’estremo nord sia diventato in pochi giorni la più esplosiva questione strategica del pianeta, tale da mettere a rischio perfino l’Occidente residuale, la Nato; perché, ma questo non è detto, il presidente americano voglia a tutti i costi “acquisire” la Groenlandia; e perché, da ultimo, nell’isola all’improvviso siano apparsi soldati canadesi.

La posta in gioco
Dice Meloni: «L’accelerazione impressa dai cambiamenti climatici allo sviluppo delle rotte artiche sta cambiando lo scenario al quale eravamo abituati». L’assottigliarsi del ghiaccio «disegna interconnessioni nuove che potrebbero rivoluzionare il commercio marittimo mondiale», dato che rotte adesso percorribili per una parte dell’anno promettono di accorciare di un quinto la distanza tra Europa e Giappone.
Attraverso l’Alaska gli Stati Uniti controllano lo sbocco occidentale di quelle rotte artiche. Per controllare anche lo sbocco orientale (dunque essere in grado di fissare regole, incassare pedaggi, offrire servizi, controllare le rotte, decidere le polizze e di fatto selezionare gli accessi) devono impadronirsi non solo della Groenlandia ma anche di parte degli arcipelaghi canadesi sparsi lungo il mitico Passaggio a nord-ovest. A quel punto sarebbero padroni di entrambe le porte d’accesso artiche all’intero emisfero occidentale, quello che Trump considera “cosa nostra”. Concezione contro cui ieri in migliaia hanno protestato a Copenaghen, con lo slogan “Giù le mani dalla Groenlandia”.
All’inizio del suo attuale mandato il presidente aveva raggelato i canadesi liquidando come artificiali e irragionevoli i confini tra Stati Uniti e Canada, ma non aveva mai spiegato a quale tratto di confine in particolare si riferisse. Il dubbio che adesso Washington stia adocchiando territori artici non sembra estraneo alla decisione di Ottawa per la quale da alcuni giorni soldati canadesi sono in Groenlandia. Ufficialmente partecipano ad un’esercitazione prevista da tempo, la stessa motivazione addotta da tutti i paesi che hanno inviato o stanno per inviare propri ufficiali nell’isola danese (Germania, Francia, Norvegia, Gran Bretagna, Svezia, prossimamente anche Estonia e Spagna).
La consegna è: non drammatizzare lo scontro con gli Stati Uniti. Eppure è evidente che quei pochi militari, certo non in grado di opporsi ad un’invasione americana, sono però sufficienti per mettere in chiaro che per prendersi l’isola gli americani dovrebbero puntare le armi contro alleati Nato. Un tradimento di quella portata comporterebbe la fine dell’Alleanza atlantica, evento così traumatico da indurre a reagire non soltanto i Democrats ma anche un piccola quota di Repubblicani.

Equilibrismi
Eppure Trump non molla. Vuole la Groenlandia, ora minaccia dazi contro gli europei che non lo assecondano, e col suo insistere malevolo conferma ai maggiori governi Nato l’impressione di una irriducibile slealtà americana. Stando alle minute pubblicate dallo Spiegel, in una recente riunione della Ue, premier importanti hanno liquidato i due negoziatori di Trump per l’Ucraina come fossero il Gatto e la Volpe di Collodi, due imbroglioni pronti a vendere Kiev a Vladimir Putin («Stanno facendo giochetti sia con voi sia con noi», dice ad esempio il tedesco Friedrich Merz a Volodymyr Zelensky).
L’articolo non cita dichiarazioni di Meloni, di solito circospetta quando gli europei più audaci mancano di rispetto al “nostro primo alleato” (così la premier un anno fa, con una definizione da allora non più ripetuta ma neppure corretta).
Ma la disputa groenlandese ora mette in affanno l’equilibrismo meloniano. In astratto la posizione italiana è saggia, la navigabilità dei mari artici è questione di una tale complessità tecnica da richiedere interventi coordinati tra i paesi Nato. Ma quando si arriva al dunque, sostenere che l’Italia non parteciperà all’altolà europeo a Trump ma manderà soldati solo nell’ambito di una missione dell’Alleanza atlantica, che Washington però non vuole, significa di fatto smarcarsi dall’Europa maggiore. Disertare. E questo appare rischioso, oltre che codardo.
Ormai è chiaro che si sta aprendo una profonda crepa all’interno della Nato. E la crepa avanza. Ecco per esempio il premier canadese Mark Carney, uno che parla poco ma sa picchiare, concordare con Pechino una “nuova partnership strategica”, essenzialmente economica ma tale da influenza le relazioni politiche con la Cina, ora definite da Carney «più prevedibili» che le relazioni con gli Stati Uniti.
Un tempo Washington e i suoi portavoce avrebbero stigmatizzato l’eterodossia canadese ricordando le indiscutibili violazioni dei diritti umani commesse dai cinesi. Ma nel tempo in cui Trump e la sua Barbie-sceriffo, la ministra degli Interni, arrivano a dare della “terrorista” e della squinternata ad una dolcissima ragazza assassinata a sangue freddo da uno dei loro bravi, obiezioni del genere mancano di credibilità.
Quanto più l’Alleanza atlantica si rivelerà un guscio vuoto, tanto più entro il suo perimetro attuale potrebbe agglomerarsi un informale nuovo Occidente, alternativo all’Occidente fin qui guidato dagli Stati Uniti. Per l’Italia a quel punto sarebbe difficile barcamenarsi. Finora non irritare il nostro “primo alleato” ci ha reso sconti sui dazi della pasta La Molisana, non molto di più. Non sarebbe più conveniente darsi coraggio e fare gioco di squadra con gli europei che non assecondano Trump?
aho!
Guido ma sei serio?
hai contato quante basi militari hanno gli IUESEI in Europa?
e quante basi ha l’Europa negli IUESEI?
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Caro-lina… mi metti una immagine di Alice nel paese delle meraviglie con i suoi tre amici?
Grazie e buona giornata.
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Finirà come satireggiano su babylon bee: 15 gennaio 2026 · Alexandros Michailidis / Shutterstock
La NATO implora gli USA di fornire finanziamenti di emergenza per poter difendere la Groenlandia dagli USA BRUXELLES — Di fronte alla minaccia incombente di un’occupazione militare della Groenlandia da parte degli 🇺🇸 , la NATO ha richiesto aiuti di emergenza agli USA per aiutarla a difendere la Groenlandia dagli attacchi degli 🇺🇸
“Questa è un’emergenza e abbiamo bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti il prima possibile”, ha dichiarato il Segretario Generale Mark Rutte. “Gli Stati Uniti potrebbero attaccare la Groenlandia da un momento all’altro e non siamo in grado di difenderla se non riceviamo immediatamente un aiuto militare dagli Stati Uniti”. “Trump deve rispettare il suo impegno con la NATO e inviarci truppe americane prima che arrivino loro”, ha dichiarato la leader dell’UE Ursula von der Leyen. “Se non lo fa, lo chiameremo razzista”. L’Europa aveva già iniziato a rafforzare le difese della Groenlandia con 12 soldati, 3 squadre di slitte trainate da cani e un peschereccio dotato di arpione, ma gli esperti temevano che ciò non sarebbe stato sufficiente a respingere l’esercito americano, a meno che non avessero ricevuto un aiuto da quest’ultimo.
“Trump ha risposto rapidamente, ma ha lasciato intendere che probabilmente avrebbe mandato solo i “soldatini perdenti di quarta categoria” e i “ciccioni”.
Al momento della pubblicazione, la NATO aveva ulteriormente rafforzato le difese della Groenlandia inviando un’orda di migranti musulmani.
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Che bel cortocircuito… ma sono tutti matti…!
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Ottimo titolo.
Io però avrei risparmiato ancora un po’ sulle parole limitandomi a un semplice
“Nato crepa!”
Adesso i nostri piccoli chihuahua di bruxelles abbaiano sia a oriente che ad occidente, continuando a strillare che faranno il mazzo a tutti quanti.
Ma non è la stessa idiozia che aveva già provato a fare il baffetto tedesco nei primi anni 40 del secolo scorso?
Ma a questi mentecatti microcefali la storia non ha insegnato davvero nulla fino a questo livello???
No perchè se così fosse direi che tra non molto tempo le nostre città assomiglieranno tutte alla Norimberga di fine 1945: Ground Zero.
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Abbiamo un problema: dove sposto i volenterosi? Perché a guardala dal punto di vista di Trump pare proprio la ciambella perfetta, mentre sul fronte orientale impiego Europa e Russia via Ucraina, il cortile di casa dal Venezuela, ed oltre, fino alla Groenlandia e’ mio e lo gestisco io……La NATO ve la pagate voi europei, come l’ impegno militare ed economico sul fronte orientale, io intanto incasso e spazzo il cortile di casa per l’ entrata trionfale…..ma l’ Arco di Trionfo lo mette sul golfo del Messico o in Groenlandia? O magari due, che nel più ci sta il meno…….Gli ossetti da tirare ai cagnolini sono finiti e partono le pedate……in effetti i chihuahua sono fastidiosi e non hanno proprio consapevolezza della propria taglia!
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