Lo sciopero: obiettivi. Stop a infrastrutture strategiche, aeroporti, autostrade e banche

(di Giulia Cerino – ilfattoquotidiano.it) – Paralisi nazionale. Non un semplice sciopero, ma il giorno della rabbia diffusa, de la colère. Da Nantes ai quartieri popolari di Parigi, dalla Bretagna alla Provenza. I francesi sono pronti a invadere le strade, come avvenne all’epoca dei Gilet gialli. S’inizia domani, 10 settembre, al canto di Bloquons tout (“Blocchiamo tutto”).
“Farebbero bene ad ascoltarci dall’inizio se non vogliono che le cose degenerino”. Raphael, 42 anni, fa l’impiegato e ha una laurea in Ingegneria. Vive a Laon, nel dipartimento dell’Aisne, a due ore da Parigi. Guadagna 3 mila e cinquecento euro al mese, ma “vivo arrancando ogni giorno”. Ha due figlie adolescenti e teme di non riuscire a farle studiare. “Lo Stato sociale francese sta crollando e io sono infuriato con i politici”. Le cause della crisi economica sono da ricercare nella chiusura delle fabbriche tessili della zona. Laon è una cittadina isolata, lontana dalla luccicante Parigi. Qui le infrastrutture sono poco sviluppate, la disoccupazione è al 10 per cento e la povertà è tangibile.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata quest’estate quando il governo Macron – proprio mentre si discuteva di riarmo europeo – ha comunicato ai francesi che avrebbero dovuto stringere la cinghia: due giorni in meno di ferie, pensioni congelate, più ore di lavoro. Nei fatti, un ridimensionamento della qualità della vita e un addio bello e buono alla settimana di 30 ore che per decenni ha caratterizzato il mercato del lavoro d’Oltralpe suscitando le invidie di tutti gli altri lavoratori europei, soprattutto italiani. Nata quest’estate dopo una riunione carbonara a la Villette alla presenza di 300 persone e poi propagata sui social, la protesta è pronta per riversarsi nelle piazze delle città e dei paesi, davanti ai supermercati, nelle stazioni ferroviarie. Ovunque. E non è servito a sopire gli animi nemmeno il tentativo del primo ministro Bayrou, ormai caduto, di mettere una pezza con la richiesta di fiducia sulla legge di Bilancio. Noi “andiamo avanti perché tanto pensano sempre e solo ai propri interessi”. Col sostegno di alcuni sindacati e di quasi tutta l’opposizione, il movimento Bloquons touy – composto principalmente da giovani e cittadini – dice basta a un governo accusato di aver sacrificato i poveri in nome della tutela dei ricchi.
Il piano d’azione è definito nel dettaglio: blocco delle infrastrutture strategiche, delle autostrade, dei depositi petroliferi, degli aeroporti. E ancora: ritiro del contante dalle banche e boicottaggio dell’uso delle carte di credito. La Francia occidentale è una delle zone calde. Da queste parti il turismo della costa atlantica è ancora in fermento ma nell’aria c’è esasperazione. “Già al 7 del mese molti di noi non possono permettersi di comprare la carne”, spiega Celine. Il Maine-et-Loire è considerato il “giardino” della Francia per la sua varietà agricola e per le piante ornamentali. Angers è il polo più importante. Qui si trovano fragole, mele, pere, cipolle, asparagi e carote. Come ogni mattina Celine, 66 anni, si è svegliata all’alba. La stalla con le vacche da latte è avvolta nella nebbia. “Guarda le mie mani, le vedi? Ho i calli dopo anni di lavoro. La pelle del mio viso è bruciata dal sole e dal vento e guarda come mi ripaga il governo!”. Quella di Celine è un’azienda a conduzione familiare ma “ci sono pochi giovani e non ho nessuno a cui lasciare la mia attività”. Essere contadina per lei significa tramandare un’identità. Celine è schiacciata dal mercato e dalla burocrazia. “Da anni mi sento incompresa e abbandonata dalla politica. Ora ci chiedono di stringere la cinta mentre finanziano l’industria bellica. Ho un figlio che non lavora, fatico a pagare le bollette e ho speso tutti i miei soldi in sanità privata perché sono malata. Vieni con me, ti faccio vedere una cosa”. Celine apre il frigorifero. È vuoto. “Dopo anni di lavoro sono condannata alla fame. La Francia era un grande paese, ora è distrutto dalle disuguaglianze. E allora se devo affondare io, meglio che affondino tutti”.
A proposito: che fine hanno fatto i nostri sindacati? Ancora a leccarsi le ferite dopo la disfatta del referendum? Abbiamo bisogno di un pò di francesi qui in Italia…e anche di sindacalisti veri!
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I vertici dei sindacati in Italia sono collusi con il potere. Basta guardare lo schifo dei contratti che firmano senza battere ciglio.
I francesi li ho sempre invidiati per la capacità di mobilitarsi e ogni volta che cominciano a fare casino spero nel contagio ma qui in Italia c’è davvero poca speranza. Oltre al fatto che ormai è diventato reato manifestare e se lo fai ti menano pure.
Nell’articolo parlano di questo ingegnere di 42 anni a 3500 euro al mese che si prepara a bloccare tutto. Questo è il livello di disagio che c’è in Francia ed è una bomba ad orologeria se Macron non si fa da parte.
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ricorderò con disgusto quando minidog terracqueo fu invitata all’incontro annuale della cgil.
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Capito perché da noi la FASCIOCOATTA e SALVINI hanno fatto la legge che criminalizza i blocchi stradali?
Strano che l’ing ZEPPELINI stavolta non si sia fatto sentire a commentare con le sue incommensurabili perle di saggezza la protesta francese.
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I miei commenti ci sono già stati; che poi con te siano stati inutili è fisiologico.
Anche spiegarti che l’acqua bagna è un’impresa.
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Hai ragione, mi sono perso in un altro articolo le tue str0nzate spacciate come ‘pirla di saggezza’.
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Ecco cosa succede nelle pseudo democrazie occidentali . Autoreferenziali, autocrate ,divaricate dalla realtà,ma intensamente operose nel giudicare faziosamente l’ operato di chi invece gode del supporto popolare vero .La Francia è vittima di un complotto del destino : quella che si chiamerebbe nemesi.
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Vedremo come e in quanti si mobiliteranno i francesi.
Condanno in anticipo qualsiasi forma di violenza. Mentre il ‘blocchiamo tutto’ è musica per mie orecchie.
Da noi inutile farsi illusioni: al massimo potremmo avere inquieti i balneari o i taxisti o gli avvocati. Orticelli più o meno curati con orgoglio, anche se innestati in un ambiente che si sta desertificando.
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I parlamentari dell’LFI presentano una mozione di impeachment contro Emmanuel Macron
https://www.ouest-france.fr/politique/emmanuel-macron/les-deputes-lfi-deposent-une-motion-de-destitution-contre-emmanuel-macron-f62286d2-8d5e-11f0-b582-5820cfc46140
“Il Presidente della Repubblica è diventato l’ostacolo alla risoluzione della situazione.”Secondo Manuel Bompard, l’obiettivo di questa mozione di impeachment è “sbloccare la situazione “.
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Dimissioni di François Bayrou: La France Insoumise ha presentato una mozione per il licenziamento di Emmanuel Macron
https://www.lefigaro.fr/politique/bayrou-vote-de-confiance-en-direct-demission-gouvernement-premier-ministre-macron-assemblee-nationale-20250909
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Cade il governo: gli Insoumis presentano una mozione per la destituzione di Macron
https://www.liberation.fr/politique/en-direct-chute-du-gouvernement-francois-bayrou-attendu-a-lelysee-ce-mardi-matin-pour-remettre-sa-demission-20250909_5FM6EINBSBAVNCCULKSBHIVLDU/
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La prossima a saltare: UvdL
Se ne deve andare fuori dai cgln il prima possibile.
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Zitto! Non hai sentito Zeppelin-70?
Tanto non cambia niente, sono tutti uguali, sono tutti legati al debito, morto Macron arriverà Minchion ma tanto la Franza spende troppo per le pensioni e quindi gli tocca tagliare (e le armi? Giammai!)
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Le ragioni della signora Celine sono più che legittime; la mala gestione della classe dirigente francese è sotto gli occhi di tutti.
Mi piacerebbe incontrarla per spiegarle che, pur essendo comprensibili, le proteste difficilmente produrranno risultati concreti: la situazione economica è complessa e i margini di manovra del governo sono limitati. La Francia ha un debito pubblico superiore al 110% del PIL e un tasso di disoccupazione nazionale vicino al 7%, il che vincola fortemente qualsiasi nuova spesa sociale o riduzione delle tasse.
Meglio non illudersi: queste manifestazioni serviranno soprattutto a sfogare la rabbia e a dare visibilità alle istanze dei cittadini, ma difficilmente modificheranno le condizioni strutturali dell’economia. Ci saranno nuove elezioni, ma chiunque vinca dovrà affrontare gli stessi vincoli imposti dai creditori e dalla finanza pubblica.
Esistono varie ricette per uscire dall’impasse, ma con un debito elevato i margini di manovra restano sempre ristretti. È un copione già visto durante la crisi greca, quando Tsipras promise cambi radicali ma dovette piegarsi alla realtà dei vincoli finanziari.
La Francia non è la Grecia: qui la crisi deriva principalmente dall’incapacità gestionale piuttosto che da comportamenti fraudolenti. Alcuni spazi di manovra e di immagine possono ancora essere salvati, ma i vincoli economici restano e vanno comunque rispettati.
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La soluzione per l’Italia ce l’aveva Tremonti-Guzzanti quando diceva:”..diamo via la Sardegna..”, poi però avrebbe dovuto aggiungere “..e tutta la classe politica attuale”.
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In Italia non siamo messi meglio, tutt’altro.
La differenza è che noi nella m3rda ci siamo calati e continuiamo a calarci lentamente; loro ci si sono tuffati.
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Maa .. questa mezza 🪚 d’oltralpe che organizza rimpatriate di volenterosi, predispone ombrelli nucleari per gli amici, inquadra truppe da spedire sulle steppe ad est e, soprattutto, con sensibilità da statista, raccomandava di non umiliare oltremisura Putin, lo troviamo invece che prepara🧳e scatoloni? Aveva il polso del suo governo e del suo paese prima di pensare ad altri?
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