Truffa Covid, Santanchè si affida al Parlamento per salvarsi dall’accusa. La ministra chiede alla giunta per le autorizzazioni di negare ai pm di Milano l’utilizzo degli audio che la incastrano

DANIELA SANTANCHE' MINISTRO

(di Gabriella Cerami, Rosario Di Raimondo – repubblica.it) – Le vie della giustizia sono infinite e Daniela Santanchè vuole seguirle tutte. Martedì comincia un nuovo capitolo del braccio di ferro con la procura di Milano che vuole processarla per truffa aggravata ai danni dell’Inps. È la grana politicamente più delicata per la ministra perché un eventuale rinvio a giudizio metterebbe a rischio il suo posto nel Governo, come hanno detto anche esponenti di Fdi.

La titolare del Turismo si rivolge alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari per chiedere di valutare un possibile conflitto di attribuzione con i pm. Secondo la senatrice e i suoi avvocati, nel corso dell’indagine che la coinvolge (non l’unica) non potevano essere usate chat, mail e registrazioni nascoste fatte nei suoi confronti. La tesi è che serviva prima l’autorizzazione del Parlamento, come previsto dalla Costituzione.

Una mossa difensiva che punta sul sostegno del centrodestra. Da un lato potrebbe allungare ancora i tempi per la decisione su un eventuale rinvio a giudizio; dall’altro, mira a depotenziare il bagaglio di prove che i magistrati hanno oggi in mano.

La vicenda è quella della presunta truffa ai danni dell’istituto di previdenza da parte delle società del gruppo Visibilia: 126 mila euro versati a tredici dipendenti che lavoravano lo stesso nonostante figurassero in cassa integrazione a zero ore. Dall’ottobre del 2024 il procedimento è ancora nella fase dell’udienza preliminare perché diverse sono state le questioni sollevate dai legali di Santanchè, non ultima quella sulla «competenza territoriale»: il processo si deve fare a Roma o deve rimanere a Milano? La Cassazione stabilisce il capoluogo lombardo. Ma intanto i mesi passano.

E si arriva all’udienza dello scorso 11 luglio. Gli avvocati Salvatore Pino e Nicolò Pelanda depositano una nuova memoria e tornano all’attacco. Ci sono cinque registrazioni «occulte» che riguardano la ministra, realizzate a sua insaputa da un dipendente del gruppo Visibilia. Ci sono anche chat e mail che la coinvolgono, consegnate agli investigatori tramite una chiavetta e un hard disk e valorizzate per costruire l’impianto accusatorio. «Nessuna utilizzazione può essere legittimamente operata quantomeno nei confronti di Santanchè», scrivono gli avvocati. Ma è «obbligatorio l’intervento della Camera di appartenenza». L’udienza di luglio si conclude con un altro rinvio al prossimo 17 ottobre. Quel giorno la ministra vuole farsi interrogare dalla gup Tiziana Gueli.

Nel frattempo, ecco la nuova mossa davanti alla Giunta per le immunità parlamentari. Martedì si inizia a parlarne, difficile che si arrivi a un voto prima della pausa estiva salvo forzature della maggioranza, che Santanchè vuole mettere con le spalle al muro costringendola a prendere le sue difese nel nome dell’alleanza.

La senatrice M5s Ada Lopreiato protesta: «D’urgenza viene convocata la Giunta per un conflitto di cui ignoriamo le motivazioni. Ormai è la giunta per l’Impunità».