Si lavora a un viaggio per fine marzo. Dopo che Macron e Starmer sono stati ricevuti alla Casa Bianca, la premier deve battere un colpo

Sospesa a metà dell’Atlantico, l’urgenza di Meloni: una missione da Trump per non restare indietro

(Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – Londra – Al largo delle coste europee, ma ancora lontana da Washington. È come se Giorgia Meloni fosse rimasta lì, in mezzo all’Atlantico. Avaria ai motori della politica, silenzio radar per la diplomazia: non troppo europea, non abbastanza americana. La storia corre veloce, la tattica si avvita. E adesso, l’Italia?

Adesso la presidente del Consiglio, che da settimane fa e disfa strategie cercando di afferrare il caos, deve strappare qualcosa in più, battere un colpo. Se Bruxelles è un destino obbligato, scelta di mente più che di cuore, ma comunque adesione obbligata, Donald Trump è la speranza. Tornare centrali, o almeno: tornare, in qualche modo. L’obiettivo è un viaggio alla Casa Bianca. L’ha ammesso ieri, fuori dalla residenza dell’ambasciatore italiano a Londra, in un tramonto tiepido: “Sì, prima o poi ci andrò”.

E dunque, ha bisogno di ritrovarsi in qualche modo con il presidente degli Stati Uniti. La telefonata di tre giorni fa è servita allo scopo: “Vediamoci, parliamoci”. Sponda necessaria, viaggio non più rinviabile: nello Studio Ovale sono già stati accolti Emmanuel Macron e Keir Starmer. Si sono fatti connessione tra le due sponde dell’oceano senza dichiararlo prima: ponte di fatto, diciamo. Lei, “Giorgia”, destinataria di parole al miele pronunciate dal leader repubblicano – “la tua leadership è davvero forte” – necessita ora di un riconoscimento ogni oltre ragionevole dubbio. Perché non è semplice restare sull’uscio dell’Europa in attesa di stringere questa “special relationship”, se poi il proprietario della Casa Bianca tarda a farti entrare. Perché se Parigi e Londra corrono (e Berlino sta per aggregarsi, il tempo di fare un governo), l’Italia può permettersi di restare ai margini a Bruxelles – non sabotare, non aderire – solo se può almeno contare su un cenno d’intesa ufficiale dell’alleato.

L’obiettivo dichiarato è dunque: una missione al più presto. A Palazzo Chigi hanno provato a organizzarla prima del Consiglio europeo del 6 marzo, ma non è andata bene. La risposta ufficiosa di Washington è stata: a fine aprile. Troppo tardi. “Ma voi siete nel gruppo degli europei, prima c’è il blocco sul Medio Oriente e sull’Ucraina”. È seguita nuova trattativa e una promessa di massima: proviamo a marzo, probabilmente a fine mese. La settimana indiziata è quella che si apre lunedì 24, ma con Trump vai a capire come finisce.

La premier, che sta imparando a conoscere il miliardario diventato comandante in capo, ha provato a mantenersi cauta: “Alla Casa Bianca? Penso che a un certo punto andrò, certo. Non è attualmente calendarizzato un incontro, ma ovviamente prima o poi andremo”. Anche perché in mezzo all’Atlantico non si può resistere a lungo.