Oggi si riunisce il consiglio nazionale per recepire e decidere gli effetti delle Costituente

«Non mi sarei mai aspettate che il nostro garante si mettesse di trasverso ed entrasse a gamba tesa», lo ha detto Giuseppe Conte dal palco dell'assemblea del Movimento 5 Stelle, pochi minuti dopo l'esplosione di applausi al momento dell'annuncio della 'esautorazione' del garante e fondatore Beppe Grillo. Un passaggio di consegne che ha ratificato l'inizio della nuova era del movimento. Via al limite dei due mandati e addio a Grillo che genera commenti contrastanti tra i membri storici. «Resterà sempre il nostro fondatore» ha dichiarato a margine Stefano Patuanelli, mentre Michele Gubitosa va più duro: «Ha voluto fare il padre padrone, ma gli elettori la pensavano diversamente».

(di Emanuele Buzzi – corriere.it) – Per il Movimento di Giuseppe Conte il futuro inizia oggi. Alle 14 il leader riunisce il consiglio nazionale, l’organo di vertice dei Cinque Stelle. Due i temi all’ordine del giorno: il primo punto riguarda l’”attuazione delle deliberazioni del processo costituente”, il secondo “varie ed eventuali”. In sostanza, è il primo passo del dopo Grillo. A oltre trenta giorni dalla ripetizione del voto degli iscritti che ha sancito l’eliminazione della figura del garante, gli stellati torneranno a occuparsi della governance del partito.

Conte e gli altri componenti del consiglio nazionale, infatti, dovranno per prima cosa – nella riunione in programma – affrontare, come li definisce un contiano, “i vulnus” lasciati dall’assemblea. Ossia, tradotto in parole povere: sono chiamati a scegliere anzitutto come (e forse anche con chi) rimpiazzare l’ormai ex garante. Questo sarà senza dubbio uno dei punti cardine della riunione. Gli iscritti hanno di fatto lasciato aperta una doppia strada: 22.523 hanno chiesto di affidare i poteri del garante a un nuovo organo collegiale, 20.869 al comitato di garanzia. Nel Movimento sembra prevalere la prima ipotesi, anche perché la seconda via “potrebbe dare troppo potere a Fico e Raggi”, spiegano degli stellati. C’è anche chi spinge per abrogare semplicemente i poteri relativi alla carica. Ma a decidere, ovviamente, sarà il consiglio nazionale (a forte trazione contiana).

“Voltare pagina”, è il diktat. Il consiglio nazionale, oltretutto, dovrà recepire le norme che lo toccano direttamente, come la facoltà di decidere le alleanze territoriali (che non saranno più approvate solo dal leader) e l’aumento del numero dei suoi componenti (passano da 4 a 8) scelti dagli iscritti in rappresentanza delle circoscrizioni territoriali. L’occasione potrebbe essere anche un momento di riflessione sull’andamento della partecipazione degli attivisti, che è calata al Sud (dove i Cinque Stelle hanno le loro roccaforti territoriali).

“Per prima istanza dobbiamo occuparci dello statuto”, dicono fonti autorevoli: si tratta di un tentativo di stoppare il pressing dei parlamentari e degli ex che chiedono già dalle prossime ore dei chiarimenti sul tema del terzo mandato. È facile che la questione venga messa sul tavolo, ma non è detto che si arrivi a una quadra. Il tema del tetto dei mandati, infatti, riguarda il codice etico e le prossime scadenze elettorali non sono proprio all’orizzonte. Quindi, i vertici hanno ancora tempo per decidere. Al momento la soluzione che sembra più probabile è quella che consentirebbe al presidente di gestire in prima persona un pacchetto di deroghe da proporre (e far ratificare) dagli iscritti ogni volta.

Possibile anche che durante la riunione venga toccato il tema della vicenda che ha coinvolto l’ex vicepresidente Alessandra Todde in Sardegna e, più in generale, la questione dei rapporti con i dem. C’è chi tra gli stellati chiede lumi su come muoversi. E chi chiosa: “Le questioni da trattare sono tante. Ma l’importante ora è ripartire con forza e determinazione”.