Il Def smentisce le promesse elettorali del governo e della Lega: le pensioni anticipate, dalla Quota 100 in poi, non sono sostenibili.

(di Stefano Rizzuti – lanotizuagiornale.it) – La spesa per le pensioni lievita e la colpa è soprattutto dei nuovi anticipi pensionistici, a partire dalla Quota 100. A scriverlo nel Def è lo stesso governo che da tempo afferma di voler superare la legge Fornero e di puntare a introdurre nuovi meccanismi di uscita anticipata dal lavoro.
Una promessa-richiesta su cui punta da anni la Lega. Ovvero proprio il partito di cui fa parte il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, colui che il Def l’ha scritto. Insomma, per Matteo Salvini le promesse elettorali sulle nuove quote per andare prima in pensione sono sempre più difficili da mantenere, se anche il suo stesso collega di partito scrive che sono costate troppe.
QUANTO SONO COSTATE LE PENSIONI IN ITALIA
L’aumento di spesa per le pensioni è stato di 70 miliardi in più in sei anni, come spiega il Sole 24 Ore. Un dato registrato tra l’inizio del 2019, con l’entrata in vigore della Quota 100, e quest’anno. A influire è anche, soprattutto in tempi più recenti, l’indicizzazione degli assegni previdenziali.
Ma non è ancora finita, perché il Def sottolinea che andrà persino peggio: fino al 2027 arriveremo a 99,6 miliardi di spesa in più. Le uscite per le pensioni arriveranno in totale a 368,1 miliardi, ovvero il 15,5% del Pil. Nel 2018 erano solamente 268,5 miliardi, ovvero il 15,2% del Pil. Già a fine 2024 si arriverà a quota 337,4 miliardi (15,6% del Pil), con una crescita del 5,8% rispetto a dodici mesi prima.
Se poi si considerano tutte le prestazioni sociali, come gli assegni alle famiglie e i sussidi, dalla fine del 2018 alla fine del 2024 l’aumento sarà di 98,6 miliardi, una cifra che salirà fino a 132,5 miliardi nel 2027.
IL SALASSO DELLE USCITE ANTICIPATE DALLA QUOTA 100 IN POI
Nel Def viene sottolineato come, fino a tutto il 2023, a trainare quest’aumento di spesa siano state soprattutto le misure per il pensionamento anticipato, ovvero la Quota 100 e tutti i suoi successori. A questo si aggiunge la preoccupazione riguardante la spesa per i costi di indicizzazione, in netto aumento nonostante l’adeguamento all’inflazione sia stato solo parziale.
Allo stesso tempo preoccupano tutti gli interventi del periodo 2019-2022, tra cui anche la stessa Quota 100. E anche nei prossimi tre anni le cose non andranno diversamente, con un costante aumento della spesa. Anzi, in futuro la situazione potrebbe persino peggiorare, considerando che è atteso un aumento del numero di pensioni con una diminuzione degli occupati a causa dell’andamento demografico del Paese.
Così per l’ennesima volta ad un passo dalla pensione mi cambiano la legge ( già tre volte) Morirò lavorando ad un passo dalla pensione.
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Ci siamo passati tutti. Dovevo andare in pensione con 35 anni di contributi e ci sono andato con 43, coraggio, prima o poi ci si arriva 🙂
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di che stupirsi considerato le pensioni dorate e reversibili che incassano queste persone che non muoiono mai per non avere mai lavorato un giorno ..
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A parte le scelte scellerate in materia da parte di chi ci ha governato negli anni passati; con una demografia che non da scampo e con la precarizzazione del mercato del lavoro, essendo il nostro sistema pensionistico di base a ripartizione, qualcuno si aspetta che le cose possano migliorare?
E’ già tanto se non peggiorano.
PS per chi non lo sapesse , a ripartizione vuol dire che le coorti più giovani pagano le pensioni di chi è anziano.
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condoni, flatax, impunità per evasori, “prenditori” e colletti bianchi corrotti; bastonate, sui denti e sulle ginocchia, per pensionati, lavoratori, precari e loro famiglie…!!
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E chiaramente pure questo buco nero di soldi che ha un mandante chiaro ed inequivocabile è ascrivibile al superbonus, aspetto le piroette di zio tibia in merito
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Ci han mangiato a sazietà (anzi a in-sazietà, dato che non basta mai) tutti, in politica, sin dai tempi delle baby pensioni di Bertinotti. Gente che smetteva di lavorare giovanissima, poi la Fornero, poi le pensioni d’oro a gente che di tutto aveva bisogno fuorché di ‘ulteriori’ soldi (penso sempre al fenomeno di Giuliano Amato et similia), idem per i parlamentari che son gli unici che han diritto neanche a una ‘pensione’, ma a un vitalizio che è reversibile fino al pro-pro-pronipote della sorella del cugino di settimo grado duecento anni dopo che ha smesso di non-lavorare in Parlamento, ma comunque soldi maturati ‘lavorando’ per qualche anno soltanto. Questo è il risultato di cui si lamentano, ma ci mancherebbe che ammettessero di aver sbagliato tutto. Fanno sempre più schifo, è semplice.
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fanno piccoli investimenti per assicursi una eterna carriera ,minimo 50 mila euro per le comunali e poi man mani si cresce , è così che tutti i politici invece che lavorare hanno investito i risparmi di famiglia, tutti indistintamente
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Cecco e ne vanno pure orgogliosi …il fatto che i vitalizi siano a bilancio delle camere e non all’ìnps … dimostrano la loro totale malafede e la presa per i fondelli dei veri pensionati
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