
(DI WANDA MARRA – ilfattoquotidiano.it) – Obiettivo, terzo mandato per i presidenti di Regione. Nel nome di una battaglia che accomuna più di mezzo Pd e la Lega, ieri sono avvenuti tre fatti. Complice l’incrocio tra l’iter delle riforme in Commissione affari costituzionali in Senato e quello di conversione del decreto sull’election day dell’8 e 9 giugno nella stessa Commissione. Il primo fatto è che Antonio Decaro, presidente dell’Anci, ha mandato una lettera aperta ai parlamentari affinché valutino, durante l’iter parlamentare del decreto sulle elezioni, ogni proposta per rimuovere “l’anacronistico” limite dei tre mandati anche per i Comuni sopra i 15mila abitanti, forte del fatto che il decreto ha cancellato ogni limite di mandato per i sindaci dei Comuni fino a 5 mila abitanti e portato a tre il limite nei Comuni fino a 15 mila abitanti. “È ingiusto, incomprensibile e illogico che rimanga una disparità di trattamento a danno degli altri sindaci, quelli dei Comuni oltre i 15 mila abitanti. Il limite dei due mandati, già discutibile prima, diventa ora una vera e propria discriminazione per soli 730 sui 7896 Comuni italiani”, scrive Decaro. Per il “partito dei Sindaci” dem è una questione centrale. Una questione che però automaticamente riapre anche quella relativa ai presidenti di Regione, che nel Pd riguarda Stefano Bonaccini, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano. E nella Lega, Luca Zaia, ovvero il Veneto, che non è poca cosa in tempi di strapotere meloniano.
E allora, arriviamo al secondo fatto: il Carroccio ieri a Palazzo Madama ha messo in discussione il percorso ipotizzato da Fratelli d’Italia per la norma anti-ribaltone. Opposizione che però è parsa più strumentale che reale. E qui si arriva al terzo fatto. Anzi al terzo elemento: il Carroccio fa filtrare di essere pronto a presentare un emendamento per introdurre il terzo mandato per i presidenti di Regione nel decreto sulle elezioni Europee. E dunque, ieri sul premierato avrebbe semplicemente messo in atto un’operazione di rappresaglia per provare a insistere su quello. Giorgia Meloni continua a essere contraria (e anche Elly Schlein). Ma chissà che stavolta la manovra a tenaglia tra gli amministratori dem e i leghisti non porti qualche effetto.
Chissà perché la cosa non mi sorprende.
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Richieste in conflitto di interessi. Staccatevi dalla poltrona.
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Mi aspetterei che quell’altro mezzo PD dia battaglia dura contro il mezzo PD che si fa corrompere da questa proposta destroide fascioberluscoleghista altrimenti saranno da ritenere complici di un’ennesima infamia.
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