CARRIERE – Dalla “Ruota della fortuna” di Mike alle conferenze in Arabia Saudita: il senatore che diceva “con la politica non si fanno soldi” è diventato trimilionario

(DI ANTONIO MASSARI – ilfattoquotidiano.it) – “Cibi insipidi e conto troppo salato”. Era il 2 febbraio 1994 quando indovinò questa frase e, pronunciando queste parole, conquistò “La ruota della fortuna”. Portando a casa, in quattro puntate, 48 milioni e 400mila lire. “Vengo da un piccolo paese in provincia di Firenze, Rignano sull’Arno”. Fu con queste parole che si presentò a Mike Buongiorno e al pubblico di Mediaset: Matteo Renzi era un 19enne, arbitro dilettante e boy scout, che sfruttò l’errore del campione in carica, tale Amerigo, e imbroccò la frase giusta: “Cibi insipidi e conto troppo salato”. Parole al microfono. Una ruota che gira. Gli errori degli avversari. E i soldi in cassa. Una sorta di involontario manifesto politico, a ripensarci oggi che, pur non conoscendo la sapidità dei suoi pasti, abbiamo notizia dei suoi conti: 3,217 milioni di euro guadagnati nel 2022.
La dichiarazione pubblicata sul sito del Senato fa di Renzi il parlamentare dal reddito più alto d’Italia. E fa dell’Italia (ma non solo) la sua ruota della fortuna: parole, parole, parole. E soldi in banca.
Se le parole avessero un peso, qualcuno dovrebbe ricordare, al Renzi milionario, il Renzi del gennaio 2018, che si presenta in tv, ospite di Nicola Porro in Matrix, sventolando il suo conto corrente con 15mila euro d’attivo: “Se volete fare i soldi, non fate politica. Fai politica perché hai un interesse, un ideale, hai passione. Se vuoi fare i soldi vai nelle banche d’affari, prendi i contratti milionari che ti offrono, non ti metti a fare il politico. Chi fa il politico ha questi conti correnti, non ne ha altri. Se ne ha altri c’è qualcosa che non torna”. Ma il punto, con Renzi, non è mai quanto pesino le parole.
Nel 2014, a ridosso del referendum sulla modifica della Costituzione, dinanzi al Parlamento annuncia solennemente: “Ho personalmente affermato dinanzi alla stampa e lo ribadisco qui, davanti alle senatrici e ai senatori, che nel caso in cui perdessi il referendum, considererei conclusa la mia esperienza politica. L’ho fatto perché credo profondamente in un valore… che è il valore della dignità!”. Risultato: Renzi siede ancora in Parlamento, ha fondato Italia Viva e continua la sua esperienza politica. Suo malgrado, però, non può più sventolare il conto corrente da 15mila euro in banca. Perché il punto non è quanto pesano le sue parole: è quanto valgono. In euro. In sterline. In dollari o petrodollari. In qualsiasi valuta. Nel suo caso valgono parecchio.
Parole, parole, parole: Renzi può dire tutto (e il contrario di tutto) ma non parla mai a vanvera. Oggi la ruota continua a girare. E lui continua a parlare e a incassare. Fino al 2017 il suo reddito viaggiava tra i 100 e i 140mila euro. Poi l’impennata. Nel 2018 sfiora gli 800mila. Nel 2022 arriva a 3,2 milioni. Renzi oggi è il leader politico di un partito che, secondo i sondaggi, vale appena il 3,5 per cento. Ma è conferenziere di successo. E se le sue parole vantano cachet così ricchi è proprio per il suo percorso politico. Che all’estero è il suo biglietto da visita. Tra il 2018 e il 2020 incassa 507mila euro da una una società di consulenza del Regno Unito che organizza conferenze, la Celebrity Speakers Ltd. Nessun reato. “Svolgo attività previste dalla legge” ha sempre commentato Renzi “ricevendo un compenso sul quale pago le tasse in Italia. La mia dichiarazione dei redditi è pubblica”. Poi però attacca il Fatto per violazione della privacy quando pubblica i suoi compensi. Eppure è lo stesso uomo che esibisce il suo conto corrente in diretta a Matrix. Renzi è fatto così: prima dà un’occhiata a come gira la ruota e poi, tra una vocale e una consonante, ci infila la dichiarazione più utile. Per se stesso. Il politico giusto è quello che ha sul conto solo 15mila euro. Se è lui. Poi è quello da 3,2 milioni. Sempre se è lui. La dichiarazione dei redditi è pubblica. Ma solo se la sventola lui.
Negli anni ha guadagnato qualcosa persino da un quotidiano coreano (29mila euro dal giornale Chosun Ilbo). La Arcobaleno Tre srl della famiglia di Lucio Presta gli paga 653mila euro per la realizzazione del documentario del 2019 “Firenze secondo me”. Al suo debutto sul Canale Nove registra l’1,8 per cento di share e il suo rivale Matteo Salvini (già campione della trasmissione “Doppio slalom” a 15 anni, protagonista nel 1993 di una puntata de “Il pranzo è servito”, nella quale si presenta come “nulla facente”) lo punzecchia: “Ha vinto anche la replica della Signora in giallo…”. Va meglio nella procura di Roma dove il fascicolo per finanziamento illecito, legato al pagamento dei 650mila euro, viene archiviato. Dalla società Algebris del finanziere Davide Serra, e sempre per discorsi in eventi pubblici, guadagna circa 150mila euro. L’Arabia Saudita del principe saudita Mohammad bin Salman (che per la Cia sarebbe il mandante del sequestro e forse anche dell’omicidio del reporter Jamal Khashoggi) per Renzi è la “culla del nuovo Rinascimento”. La ruota della fortuna gira anche a Riad: 80mila euro per due conferenze. E gira bene anche nell’università di Stanford dove è stato professore a contratto tra il 2017 e il 2018. Non male se pensiamo agli inizi, quando, pochi giorni prima di essere candidato dall’Ulivo alla Provincia di Firenze, nel 2003, viene assunto dalla Chil srl, società di famiglia, come dirigente (prima era un semplice collaboratore) per poi mettersi in aspettativa qualche mese dopo, da presidente. Risultato: i contributi previdenziali furono caricati (fino alla sue dimissioni) sulle casse dello Stato. Nessun reato. È la ruota della fortuna che gira (a vantaggio dell’azienda di famiglia, che risparmia sui contributi, pagati poi dagli italiani). “Rispetto all’assunzione di Renzi nella società Chil”, spiegò all’epoca il suo staff, “avvenuta l’anno precedente a quello della sua elezione a presidente della provincia di Firenze, va ricordato che l’assunzione fu la conseguenza di un cambio al vertice della azienda che produsse l’esito di un diverso inquadramento contrattuale. All’interno peraltro di una azienda in cui Renzi lavorava già da 9 anni”. Il cambio al vertice avvenne giusto pochi giorni prima della sua candidatura. Ci vuole fortuna anche ad avere un amico come Marco Carrai che paga l’affitto, per circa tre anni, della casa a due passi da Palazzo Vecchio in cui Renzi soggiorna spesso. Nessun reato. Piuttosto la realtà, come spiegherà lo staff dell’ex premier, è molto più semplice: “La casa di via Alfani è stata per alcuni anni la casa di Marco Carrai, pagata dallo stesso Carrai. Non era, dunque, la casa di Renzi pagata da altri, ma la casa di Carrai pagata da Carrai”. D’altronde un amico serve sempre. Anche l’amico di un amico, se necessario, come quando, nel giugno 2018, Renzi viene invitato a Washington per commemorare il 50esimo anniversario della morte di Bob Kennedy e ha bisogno di un aereo: “Mi ha invitato Bill Clinton mercoledì mattina ad Arlington per la cerimonia di Bob Kennedy, 50 anni dopo” comunica all’imprenditore Vincenzo Manes. “Mi hanno chiesto di leggere discorso sul Pil. Una roba da seghe. Devo però votare contro i grillini martedì alle 17. Rischio di non avere voli. C’è qualche tuo amico riccone che viaggia dopo le 18 verso Washington?”. E ancora: “È una figata storica quella di parlare ad Arlington ricordando Bob Kennedy, ma non posso evitare di votare la sfiducia a queste merde. Conosci qualcuno?”. Niente da fare. Finisce che la fondazione Open noleggia un Falcon 900 per 134.900 euro. La conversazione è agli atti del fascicolo in cui Renzi è tuttora indagato, dalla procura di Firenze, per concorso in finanziamento illecito, con gli ex ministri Lotti e Boschi e l’ex presidente della Fondazione Alberto Bianchi. Per la Corte Costituzionale la procura non poteva acquisire messaggi simili senza l’autorizzazione del Senato. Un punto a favore (con altre sentenze della Cassazione) della difesa. Bianchi sul noleggio del Falcon obiettò: “134.900?! Ma ha perso la testa?”. Non sappiamo se a bordo servissero “cibi insipidi”. E che fosse un “conto troppo salato” era piuttosto chiaro. Ma Renzi lo sa: se lui “gira la ruota” tutto è possibile.
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Hai capito il… “traffichino” come ingrassa bene?
https://m.youtube.com/watch?v=Cu-_1h5Dilc
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Ops…:
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Dimostrazione provata di come il sistema politico oramai è incapace di espellere i peggiori elementi, peggio ancora, quelli che hanno perso ogni solidarietà da parte del pubblico stesso.
Di fatto entrano e non escono mai dai privilegi, trasmessi anche ai parenti.
E poi aboliscono l’art.18 o l’RdC perché è metadone di stato.
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giusto per agganciarmi all’articolo, ho appena espulso due gemellini di renzi.
colore ambrato scuro e aroma intenso. un gemellino l’ho battezzato matteo e l’altro renzi. Adesso staranno viaggiando in qualche tubatura assieme ad un’altra moltitudine di renzi
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