
(Alessandro Di Battista) – Guardate questo ragazzo. È un ricercatore universitario ed è stato arrestato alcuni giorni fa in un paese estero. La sola cosa che sappiamo è che è in carcere “in attesa di giudizio”. Non sappiamo le ragioni dell’arresto né quando e se verrà rilasciato. E non lo sa nemmeno la sua famiglia.
Il suo caso – ad oggi – non ha ricevuto (salvo le solite rare e preziose eccezioni come Il Fatto Quotidiano e il manifesto) l’attenzione mediatica che meriterebbe e che è stata riservata in passato, giustamente, a casi analoghi. Il perché? Semplice, Khaled El Qaisi, questo il suo nome, è un ricercatore italo-palestinese ed è stato arrestato dalle autorità israeliane. È successo la settimana scorsa mentre, in compagnia della moglie e del figlio di 4 anni, dopo aver trascorso le vacanze a Betlemme, stava attraversando il valico di Allenby, tra Cisgiordania e Giordania. Ammanettato e portato via sotto lo sguardo incredulo del figlioletto e della moglie. Da giorni Francesca Antinucci, così si chiama sua moglie, sta cercando di sensibilizzare le autorità italiane e la pubblica opinione su questa vicenda.
Pensate, dopo aver arrestato il marito senza fornire alcuna spiegazione le autorità israeliane hanno fatto domande su domande a Francesca sugli orientamenti politici di Khaled. Ma perché? Le autorità israeliane hanno poi dato a mamma e figlio il foglio di uscita. «Quando ho chiesto a due addette israeliane come avrei potuto proseguire il viaggio visto che non avevo più il mio telefono e neppure i soldi per raggiungere Amman, mi hanno risposto ‘Questo è un tuo problema’. Solo grazie alla generosità di un gruppo di signore arabe che ci hanno offerto la somma di 40 dinari giordani abbiamo potuto raggiungere l’Ambasciata italiana in Giordania» questo il racconto di Francesca.
Khaled El Qaisi, lo ricordo, è un cittadino italo-palestinese apprezzato per la sua attività di traduttore e di studente di Lingue e Civiltà Orientali all’Università La Sapienza di Roma. Inoltre è impegnato nella divulgazione di materiale storico palestinese e ha fondato insieme ad altre persone il Centro Documentazione Palestinese.
Ripeto, se Khaled non fosse italo-palestinese e se non fosse coinvolto Israele se ne parlerebbe infinitamente di più. Ma sapete come vanno le cose in quella parte di mondo. Occupazioni militari, decine di civili assassinati, giornalisti freddati mentre svolgevano il loro lavoro e apartheid. Il governo israeliano agisce in modo barbaro nel silenzio generale. Il popolo palestinese è il popolo più dimenticato del mondo. Io al contrario amo infinitamente questo meraviglioso popolo.
Vi chiedo di diffondere questa notizia. Di seguirla. Di sostenere la famiglia di Khaled e di pretendere dalle autorità italiane e dai nostri media una corretta attenzione al caso. Buona giornata.
A proposito. Palestina libera!
Di Battista, che viaggia, dovrebbe consultare il sitovdel Ministero degli Esteri sez ” viaggiare sicuri”
Alla voce Territori Palestinesi è scritto:
“Ai visitatori di origine palestinese residenti all’estero, il cui atto di nascita risulti negli archivi dell’amministrazione israeliana dei Territori palestinesi, potrebbe poi essere richiesto di dotarsi di un documento di viaggio palestinese per uscire dal Paese.
Per i visitatori che rientrano in tale categoria, il passaporto italiano non è ritenuto di norma un titolo di viaggio sufficiente per poter ripartire, con conseguenti ritardi e difficoltà.”
Mi sembra chiaro.
Anche in Iran chi è nato laggiù ed è divenuto cittadino Italiano, non può recarsi a trovare i parenti col nostro passaporto: lasciano entrare solo con i documenti iraniani.
Molto semplice: se ti arrestano e buttano la chiave, il Consolato d’Italia non può occuparsene.
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Differenze con la Russia? Grazie
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In russia arrestano gli italoucraini? Non creto. E se accadesse… apriti cielo.
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