
(Nicolò Zambelli – today.it) – A me sembra un déjà-vu. Da una parte un premier responsabile, dall’altra un leader chiacchierone, fin troppo. Se c’è un governo che più di tutti ha segnato la storia politica recente è stato quello giallo-verde partorito dalle elezioni del quattro marzo 2018. Coalizione strana, anti-sistema per gli accademici, non solo ha avuto la conseguenza di “sistemare” il partito dei “contro”, ma ha anche segnato la più rapida salita e la più repentina caduta di un leader politico negli ultimi anni.
La storia la sappiamo. Matteo Salvini ha provato una strategia: fare opposizione al suo governo per strappare voti e creare consensi. Ha funzionato, finché non si è tolto la camicia e ha ballato l’inno nazionale al Papeete in mezzo alle cubiste. Errore fatale, che non ripeterà (un po’ spero di no, è stato divertente).
Dopo cinque anni, Salvini torna al governo. Almeno, torna in un suo governo: lasciamo perdere la parentesi Draghi, quel periodo non ha fatto che cristallizzare le conseguenze dei suoi errori. Lo si è visto non solo nei sondaggi, ma anche nei risultati delle elezioni del 2022: uno stretto 8.9 per cento che però gli ha fruttato un posto nell’esecutivo (anche se non il suo preferito). Un governo di destra, guidato dalla prima premier donna della storia d’Italia che nel periodo delle grandi coalizioni ha saputo raccogliere intelligentemente le fette di elettorato leghista insoddisfatte dal loro leader. Ormai lo credevamo tutti istituzionalizzato, cambiato. Sbagliavamo.
Ora Salvini si è seduto, e quella sedia non la molla, semmai la cambia (o almeno vorrebbe). Non ha avuto il ministero dell’Interno, quello che desiderava e che aveva ricoperto cinque anni prima: manca qualcosa per chiedere di più, mancano voti, manca forza politica. Ma all’improvviso, ecco l’occasione. Sullo sfondo le europee, nelle classifiche spunta il libro di un generale il cui titolo è tutto un film: “Il mondo al contrario”. Scontato il contenuto, è stato chiaro come quanto scritto dall’ufficiale Vannacci avrebbe fatto notizia, scalpore, opinione, dibattito. E Salvini che fa, se ne priva?
Con un contenuto degno di un qualsiasi comizio di Lega o Fratelli d’Italia, il leader del Carroccio approfitta del dibattito nel paese e cavalca l’onda. Endorsement su endorsement, il ministro non si sofferma sul fatto che un generale delle sue amate Forze dell’ordine ha giudicato “anormali” milioni di persone, va oltre, rincara la dose. Al tempo qualcuno aveva perfino affermato che Salvini avrebbe avuto intenzione di candidarlo (furono gli amici di Forza Nuova, alla fine). Servono voti: prendiamoli. Forza Italia fatica ancora dopo la morte di Berlusconi, Fratelli d’Italia è il partito di maggioranza che fa capo a Giorgia Meloni. E Meloni, lo sa, non può parlare.
Un’estate difficile quella della presidente del consiglio. Ministri troppo problematici, inchieste giornalistiche, fondi del Pnrr, manovre finanziare complicate. Giorgia Meloni si è blindata da un po’ con le dichiarazioni e ora invoca la responsabilità, la serietà, il rigore. Ma il suo compagno di governo non ci sta. Cavalcando l’onda di alcuni atroci casi di cronaca si fa paladino dell’ennesimo decreto che punisce invece che educare, convinto come al solito che per risolvere un problema basti vietarlo. Uno schema che si ripete. Una bestia che si risveglia.
E il 7 settembre 2023 il ministro delle Infrastrutture arriva ad attaccare il commissario europeo Paolo Gentiloni, ex premier, persona che sta forse più delle altre cercando di farci apparire ancora autorevoli davanti a tutta Bruxelles. “Sembra un commissario straniero”, dice Salvini, che “gioca con la maglietta di un’altra nazionale”. Il ministro delle Infrastrutture accusa Gentiloni di non fare gli interessi italiani al cento per cento. Più tardi, dopo le dichiarazioni, l’ex premier ora tecnico europeo ha dovuto confermare “per definizione” che il suo ruolo abbia pieno sostegno del governo italiano. Una dichiarazione imbarazzante da scrivere, quanto più da comunicare.
La Bestia si sta risvegliando. Giorgia Meloni farà la fine Giuseppe Conte? Domani spiega come lei si senta “tranquilla”, forse conscia che per i numeri l’arma di un ipotetico voto anticipato d’emergenza c’è. Da parte sua il silenzio, almeno quello ufficiale. Troppe persone da tenere a bada e di cui assumersi la responsabilità: ci mancava il compagno e la parabola dei lupi nel bicchiere per concludere un cerchio di dichiarazioni controverse di cui lei resta la grande assente.
Ha capito il peso del ruolo che ricopre e lo ha fatto sin da subito, quando ha bevuto ben tre bicchieri d’acqua nel discorso inaugurale alla Camera. Dettaglio che fa trasparire un’emozione unica, di cui io non mi scordo.
Per cui ora si lavora, c’è la Manovra, c’è il Pnrr, c’è da dare al paese senso di sicurezza, sul lavoro e nei confronti delle donne. Troppi casi di cronaca agghiaccianti, troppi i ritardi nei confronti dell’Ue. C’è da risolvere il caro carburanti, le pensioni, i giovani. C’è da mettersi in moto. Resta da chiedersi se Salvini l’abbia capito. O se un ipotetico rimpasto dopo le Europee 2024 per lui diventa più importante rispetto a tutto il resto. D’altronde, cos’è peggio per l’interesse dell’Italia? Un commissario europeo che fa il suo lavoro o un ministro che fa opposizione al suo governo?