Latitanti e società dello spettacolo

(Pietrangelo Buttafuoco – quotidianodelsud.it) – La società dello spettacolo evoca Franco Maresco che ne capisce a proposito di Matteo Messina Denaro. Con Guy Debord tra le dita, il grande maestro di cinema, a colloquio con Alessandro Ferrucci sul Fatto Quotidiano, indica l’esatto orizzonte in cui decifrare il mistero di trent’anni di latitanza senza latitare. Ci si nasconde solo alla luce del sole, ovvero, sotto i riflettori. Ma c’è qualcosa di più. Il dettaglio del selfie, infatti, svela una natura bisognosa di ribalta e quando i primi fotogrammi della cattura sono planati nel flusso della comunicazione, con il nemico pubblico numero 1 stretto tra i carabinieri, il primo rumore di fondo – anzi, la colonna sonora – sono stati gli applausi dei palermitani in sintonia con le sirene. Tutto il corredo conseguente, gli orologi costosi, il montone dalla griffe buonista – nientemeno che Brunello Cucinelli – le tracce dei viaggi aerei, l’acquisto della Giulietta, i magneti sul frigorifero e il poster di Vito Corleone a far da cortocircuito conclama la differenza epocale ed esistenziale tra lui che è digitale e l’analogico Totò Riina. Quando ‘u Curtu è preso al laccio, lo ricorderete, il fermo immagine c’inchioda a un’apnea, fino alla gravitas della foto dell’ormai detenuto scattata sotto il ritratto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Di Matteo Messina Denaro, invece, resta il selfie.

Nessuno, neppure Banksy, avrebbe potuto immaginare un colpo di scena così pop. Perfetto per Tik-tok. Il pericoloso criminale che, tra gli altri immani crimini, ha strozzato un bimbo per poi scioglierlo nell’acido, s’aggrappa al nostro immaginario marchiandoci col suo selfie. Il padrino della realtà sopravanza quello della verità cinematografica, a Francis Ford Coppola toccherà di fare un remake del Padrino aggiornandone i codici. C’eravamo affezionati, insomma, all’idea che fosse morto. Oppure – con la geniale ipotesi sollevata da un altro maestro del cinema, Roberto Andò – che fosse scappato in Sud America per operarsi, evirarsi per la precisione, travestirsi e diventare “Sotto falso nome” star delle telenovelas.

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