La storia di Giuseppina pendolare da Napoli e il treno come nuovo reddito di cittadinanza

(Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – Da quando è divenuta oggetto di attenzione e infuocata polemica sui chilometri annunciati e realmente percorsi, la collaboratrice scolastica napoletana è stata intanto retrocessa linguisticamente a bidella a cui le migliori menti del giornalismo italiano hanno addebitato la falsa notizia che ha allarmato tutti: la “bidella” ha deciso di utilizzare il treno da Napoli per recarsi al lavoro e sottrarsi così alla costosissima vita milanese.

Da qui il caso: vero, falso, possibile, impossibile? Indagando su Giuseppina da Napoli che ogni giorno si reca al lavoro a Milano (sic!) abbiamo dimenticato di cogliere il reale senso di quella notizia iperbolica: le città espellono non solo i poveri e/o poverissimi ma interi ceti sociali produttivi. E il treno resta l’unico vettore popolare, economico e sicuro che può connettere la provincia al capoluogo, la campagna alla metropoli e svolgere così una funzione di sostegno al reddito. Quante migliaia di famiglie, per restare a Milano, riescono a vivere decentemente e abitare una casa degna di questo nome grazie al treno, che li porta al mattino in città, e a sera le restituisce ai centri dell’hinterland.

Dovremmo infatti immaginare più treni, più possibilità di riuscire a vivere – per esempio – i meravigliosi paesi dell’Appennino ormai vuoti, senza naturalmente rinunciare al nostro lavoro, al nostro ufficio. Le metropoli, ma anche le città più piccole, impongono costi (anzitutto il mutuo o l’affitto, poi i servizi, da quelli per la casa al tempo libero) che tanti italiani non riescono più a sostenere o anche, e purtroppo, non sono proprio nelle condizioni di potersi permettere.

I più colpiti sono i giovani, le coppie appena formate, le famiglie monoreddito. Il treno è dunque l’unico vettore che potrebbe permettere a tanti di non lasciare il proprio paesino, oppure di scegliere come residenza familiare un piccolo centro senza naturalmente rinunciare al lavoro.

Non è dunque la bidella, né il suo racconto – vero o piuttosto falso – a doverci fare interrogare. Lasciamo stare il dito e pensiamo alla luna: il centro di gravità di questa storia è la necessità di abitare territori che ci permettano di vivere decentemente senza rinunciare alla fonte del nostro reddito.

Il treno è perciò l’unico vettore che può cucire l’Italia, è lui il nuovo reddito collettivo di cittadinanza: ci permette una vita soddisfacente anche senza possedere il portafogli di un maragià.

4 replies

  1. Condivisibile punto di vista. Peccato che gli italiani adorino spostarsi con l’auto privata e chi dovrebbe dissuaderli dal farlo e a viaggiare col treno se ne sbatte. Provate ad utilizzare anche un solo giorno i treni locali per recarvi da casa al lavoro e viceversa e vi passerà subito la voglia di fare il pendolare.

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  2. Quella notizia “iperbolica” ( eufemismo) mette in moto in realtà un mucchio di altre cose, ma ovviamente si guarda solo dove il dito indica.
    Ci sono molte persone che, dal Sud, fanno domanda per un posto pubblico al Nord, magari in posti “disagiati” ( anche al Nord ci sono). Ovviamente non possono spendere tutto lo stipendio in un monolocale e neppure nel biglietto del treno che tra l’ altro non risolverebbe nulla: non ci sarebbe il tempo materiale per l’ avanti ed indietro. Che si fa allora? Un medico compiacente firmerà false dichiarazioni di malattia; poi magari si rimane incinte ( ora che c’è lo stipendio si può…) e la lavoratrice sta per anni lontana dal posto di lavoro, più o meno fino a quando non verrà trasferita in un posto più comodo. Nel frattempo deve essere sostituita e lo Stato paga doppio: altro che Reddito di Cittadinanza!

    Non è il caso di mettere la croce sulle spalle della/del lavoratrice: al Sud un lavoro che permetta di vivere non c’è, Ovvero – come sta succedendo anche al Nord – c’è in nero e senza garanzie. Quindi si prende quello che si può e ci si arrangia.

    Una modesta proposta: tutti i soldi spesi in “aiuti” di vario tipo all’ Ucraina dirottiamoli al Sud e lasciamo che gli US si paghino la loro guerra da soli. E magari cerchiamo di dotare la parte pià sfortunata del nostro Paese di Forze dell’ Ordine. Magistrati e Poilitici che siano in grado di individuare latitanti mafiosi pericolosissimi che passano per decenni, ogni giorno, davanti ai loro occhi: propongo visite oculistiche annuali e gratuite ( non da parte di medici del posto, però…).
    Ma tutto mostra che il Sud deve rimanere come è e come è sempre stato. L’ indignazione con cui, a Nord, sono state “accolte” le navi che sbarcavano poche decine di immigrati nei porti di Ravenna e Liuvorno è stata paradigmatica: i Centri di Accoglienza strapieni e degradati devono rimanere al Sud: a nord solo migranti già pronti per essere “accolti” in ben pagate Cooperative e a caro prezzo oppure già con un “posto” nella manovalanza delinquenziale locale..
    Si chiama “solidarietà”.
    Insomma: Ucraini improvvisamente “eroi” da aiutarsi – e mantenere – ad ogni costo; i “soliti meridionali” approfittatori e puzzoni…

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  3. Probabilmente l’articolo è datato e dunque i commenti sono obsoleti.
    Da più parti si è fatto presente che gli abbonamenti al treno sono molto più alti di quel che qui si fa credere.
    Altri hanno detto che il nome della scrivente è falso perché non esiste a Milano nessuna bidella con quel nome
    Altri che esiste, si è presentata due volte e poi ha chiesto un congedo
    Molti infine hanno paragonato questa fake a quella della ragazza che si è presentata come bravissima nella scalata al successo quando partiva già da una faniglia ricchissima
    Tre cose soprattutto si sono evidenziate:
    che la gente crede a qualsiasi balla
    che i media si rimpallano balle inverosimili e ormai il controllo della veridicità delle notizie è inesistente
    e che per negare il reddito minimo e far passare per eroe chi si assoggetta a trattamenti pazzeschi farebbero di tutto.
    Ormai siamo oltre il limite dell’accettabile in un autoscreditarsi continuo.

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