Così la politica ha fatto a pezzi lo Stato sociale

(MASSIMO CACCIARI – lastampa.it) – Tra le molte vittime che il salto d’epoca che viviamo sta mietendo possiamo ormai forse contare anche lo Stato sociale, quel Welfare vanto delle politiche europee del secondo Dopoguerra. La crisi, anche in questo caso, viene da lontano e gli economisti più avveduti l’avevano prevista già tra anni ’70 e ’80: senza una profonda riforma dell’apparato amministrativo, senza “Stato leggero” dal punto di vista burocratico, senza costante e rigorosa spending review e, soprattutto, senza la precisa volontà politica di porre ai primi posti nella “gerarchia dei valori” formazione, innovazione, sanità, non sarebbe stato possibile sostenere politiche fiscali aggressive (anche a prescindere dallo scandalo tutto nostrano del livello dell’evasione) e l’aumento irresistibile del debito pubblico. Un Welfare tutto in deficit esiste soltanto nel libro dei sogni delle promesse elettorali che hanno nutrito la politica italiana dell’ultimo trentennio. Nessuna forza politica, nessun governo hanno saputo affrontare il nodo, che ha finito col soffocarci. I fondi del Pnrr sono stati a ragione presentati come l’ultima spiaggia. Nessuno sa, però, che cosa sia stato davvero finanziato, che cosa progettato, che cosa cantierato; soltanto voci, spot, qui un’università, là dei ricercatori, oltre ancora una strada o uno stadio. Sotto il mantra dell’eco-sostenibilità e dell’informatizzazione di ogni buco di vita sta passando di tutto.

Magari il Ponte sullo Stretto, così si potranno spendere di un botto, come col Mose di Venezia, diversi miliardi, con un bel Commissario Unico controllato da sé stesso (e, se va bene, dalla Magistratura, ma naturalmente post festum).

È evidente che oggi in Italia non potremmo pensare neppure per ipotesi anche soltanto al mantenimento di certi livelli di Welfare in presenza di un debito che rende quasi un esercizio di retorica parlare di “sovranità” e con un’entrata per l’Irpef che viene per l’85% da lavoratori dipendenti e pensionati. Ma non si tratta, temo, ormai più soltanto delle note patologie della madre Patria. La questione va compresa nel contesto delle grandi trasformazioni sociali, da un lato, e geo-politiche dall’altro. È in questo contesto che lo Stato sociale sta divenendo una possibilità spettrale, e che si spiegano, di conseguenza, sia la débâcle delle socialdemocrazie che la relativa ascesa di movimenti di destra. Lo Stato sociale era anche lo Stato di un certo capitalismo, non solo ancora fortemente collegato alla dimensione nazionale, ma soprattutto interessato a politiche redistributive e all’aumento del potere di acquisto di larghe masse di cittadini. La globalizzazione guidata dai grandi gruppi multinazionali dei settori strategici sfugge quasi interamente alla “presa” dei poteri politici tradizionali. O questi ultimi si adeguano alle loro finalità, che in nessun modo coincidono con quelle del vecchio Stato sociale, o finiscono col balbettare slogan per mascherare palese impotenza. La ricchezza prodotta cessa di rispondere a una domanda collettiva. È saltata ogni mediazione tra i due livelli. Il “terribile diritto”di proprietà rivela, per così dire, la propria essenza: risponde soltanto a sé stesso, non ha doveri nei confronti di altri.

Lo stato di emergenza (Stato, appunto, e non più emergenza) tende a compiere la “operazione”. L’accentramento del processo decisionale negli esecutivi è anche l’accentramento delle decisioni di spesa in alcuni settori, al di là di ogni effettivo confronto e di ogni discussione reale all’interno delle vecchie aule parlamentari. Anche le modalità in cui verranno usati i fondi del Pnrr esalterà comunque questa universale tendenza. Si tratta sempre di emergenze globali, e dunque la risposta dovrà essere a tutti comune. Dove viene decisa? Esiste forse una Repubblica della Terra, col suo Parlamento e il suo Governo? E tuttavia la decisione va presa. Come? La prenderanno i tecnici, gli “scienziati”. E dove stanno costoro? All’interno dei grandi apparati economici, dei sistemi tecnico-scientifici. Lì soltanto si elaborano veramente i big data, da lì si prospettano, non è vero?, le soluzioni più razionali da comunicare ai vari governi locali, dai quali, se non desiderano la venuta di Commissari ad acta, verranno adottate.

Questo “grande schema” si è visto all’opera con l’epidemia. Ma quella fase minaccia di rappresentare un prologo da nulla rispetto a ciò che già stiamo vivendo. Lo stato di guerra è lo Stato di eccezione per eccellenza. E proprio lo stato di guerra si sta profilando, ben oltre la stessa tragedia dell’Ucraina. La globalizzazione rivela oggi il suo volto intrinsecamente conflittuale: essa rende inevitabile il confronto tra grandi potenze. Questo confronto esige sforzi massicci di potenziamento del blocco economico-militare, da cui dipende anche in grande misura il ritmo dell’innovazione tecnologica. A oltre duemila miliardi ammontano quest’anno le spese per armamenti nel mondo. A 800 quelle americane, dodici volte più di quelle russe. Noi spendiamo per armi 32 miliardi, oltre l’1,5% del Pil e il conto è destinato a crescere. Nel biennio 2022-23 l’Organizzazione mondiale della sanità ha un budget di poco superiore ai 6 miliardi. La distribuzione delle risorse è sempre più esclusivamente in funzione di “emergenze” geo-politiche, il cui andamento e il cui esito si decideranno in base al confronto tra i sistemi politico-economici imperiali. Agli altri è dato solo assistere? Ci è dato soltanto averne coscienza? Di “resilienza” parla anche il nostro famoso Piano. Sapranno tentare almeno questa i nostri sedicenti eredi dell’età del Welfare?

8 replies

  1. Caciarone ha scoperto lo Stato Sociale.
    Non mi ricordo, negli ultimi 30anni, un suo articolo in difesa dello (fu) stato sociale.

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  2. “La globalizzazione rivela oggi il suo volto intrinsecamente conflittuale”…
    “Questo confronto esige sforzi massicci di potenziamento del blocco economico-militare”
    “A oltre duemila miliardi ammontano quest’anno le spese per armamenti nel mondo. A 800 quelle americane, dodici volte più di quelle russe. Noi spendiamo per armi 32 miliardi”
    “La distribuzione delle risorse… si decideranno in base al confronto tra i sistemi politico-economici imperiali. Agli altri è dato solo assistere?”

    Ammesso che Cacciari non alluda a
    voler partecipare più direttamente alle guerre della Nato per poi avere più “meriti” per spartirsi la torta, ma non credo che il filosofo sia diventato guerrafondaio…

    Ma se stai assistendo facendo solo la comparsa nella guerra della Nato in Ucraina, incapace dibtrivare il coraggio perfino di pronunciare la parola “Pace”…
    Di che ti lamenti, Cacciari, se, alla fine del “confronto tra superpotenze” per il welfare ci saranno solo dita negli occhi?
    Accontentati, semmai, che il pianeta possa essere ancora abitato da quache essere vivente, genio.

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  3. La mia chiave di lettura di questo articolo di Cacciari è il seguente. A l’ex filosofo non frega una mazza del Welfare, dello stato sociale, delle socialdemocrazie in crisi. Dice che il mondo è cambiato, e piaccia o non piaccia, la direzione che ha preso è quella di non dare più priorità alla giustizia Sociale, perché nessun Governo potrà in epoca globalizzata indirizzare risorse al Welfare, men che meno chi ha un debito pubblico elevato. Si decide altrove, i Parlamenti non contano un c…., le esigenze sorgono sulle tensioni tra Nazioni e sulle spinte a nuove spese militari.
    Quindi chi declama l’importanza del Welfare vive in in altro mondo.
    Pertanto per Cacciari la “sinistra” non ha più funzione e senso. E credo che senza funzione e senso ci siano anche le sue parole.
    Perché bastava dire “è finita, si salvi chi può” e aveva detto tutto il suo pensiero.

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  4. Cacciari chiama e Cacciari risponde in perfetta sintonia con questi tempi ad alto tasso di Narcisismo; emblema di una sinistra spettacolo e con il righello in mano , conduce noi poveri lettori nella selva del suo pensiero nel disvelare la sconfitta delle democrazia nella tenuta dello stato sociale, quel welfare che ha fatto comodo a tutti nel drenare spiccioli che si sono poi rivelati degli apriti sesamo per i soliti di ogni paese, cittadella e città. La confusione è nel generare assiomi verticali su entità territoriali dove , in particolare nelle regioni rosse, il partito si spartisce fette da mezzo secolo. I pellegrini della carità statale hanno avuto il ben servito in base alla simpatia e supponenza di burocrati dalle pance piene ed adesso salta fuori che il welfare non ha più credito a causa del debito colossale e della corsa alle armi per creare step di stati emergenziali per declinate le nuove, si fa per dire, formule di ricchezze . Cacciari chiama e Cacciari risponde.

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  5. Per voler infierire ancora, visto il prospetto della discesa agli inferi, per avvantaggiare i sistemi dei Big Data, così alto locati nei gradini di una certa scienza del controllo, vorrei rimarcare a mo’ di segugio, che gli oggetti politici e le possibilità potevano essere create e non è vero che ormai non vi sono più speranze, è la sinistra che se le è intascate con le sue formule fa carota e bastone delegittimano altre formule con impegni civili e lavorativi riallacciandosi alla storia dei luoghi; invece ha alimentato It, la cosa in grado di portare tifo e ridicolizzare il pensiero divergente e i frutti di un altro pensarsi, che erano comunque appesi all’albero delle meraviglie.

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  6. C’è solo un modo per uscirne.
    La livella dei soldi dei ricchi.
    Poi si ricomincia da zero.
    Senza debiti che in interessi si mangiano 3 finanziarie ogni anno.
    È basta evasione, ovviamente.

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    • Mi piace Cacciari Filosofo di paroloni non si e accorto di due anni e rotti di governo 5s di quello che anno fatto cose che aspettavamo da
      decenni che lui non parla mai non pronuncia i 5s come se fossero dei lebrosi che anno la rogna.
      Come sarebbe andata se ha gestire i soldi del pnrr forse avremmo fatto dei lavori che servivono veramente agli Italiani senza rubare
      LUI NON PRONUNCIA I 5 STELLE CHE PER LUI SONO DEGLI INCAPACI E DEGLI SCAPATI DI CASA,
      SI E MAI DOMANDATO PERCHè GLI ELETTORI SONO SCAPATI DAL PD .

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