“Tuo figlio all’Europarlamento se ti dimetti”: nuova bufera su Fratelli d’Italia

L’eurodeputato Carlo Fidanza verso il processo. L’accusa: “Un posto da assistente ad Acri, allora studente delle superiori, perché il padre lasciasse il seggio a un suo uomo”

Carlo Fidanza, deputato al Parlamento europeo per Fratelli d’Italia

(Mario Consani – ilgiorno.it) – Milano – Non ha fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo, che ora deve di nuovo trattenere il respiro. Due giorni fa la Procura ha chiesto l’archiviazione per la faccenda della “lobby nera“, ieri ha invece chiuso le indagini (con l’intenzione di andare a giudizio) per una vicenda di corruzione “per atti contrari ai doveri d’ufficio”. Al centro di entrambe le inchieste c’è l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza. In questa per corruzione insieme a Giangiacomo Calovini, consigliere comunale dello stesso partito a Brescia e dell’ex consigliere bresciano Giovanni Acri. Dall’avviso di conclusione indagini emerge anche un quarto indagato, Giuseppe Romele, ex vicecoordinatore lombardo di FdI e tornato di recente in Forza Italia.

“Abbiamo capito cosa vuole Acri? (…) Se serve per levarlo dai cogl…. sono disponibile a dargli un vitalizio di 1.000 euro al mese fino a fine legislatura, magari mettendo sotto contratto non lui ma uno/a che lui ci dice, per agevolare la fuoriuscita”. Queste le parole di Fidanza, rintracciate dalla Gdf nei messaggi di alcuni telefoni sequestrati.

Per l’accusa Acri, sempre di FdI, nel giugno ’21 avrebbe lasciato il suo incarico in Consiglio comunale a Brescia facendo subentrare il primo dei non eletti, ossia Calovini, vicino alla corrente politica di Fidanza. E in cambio avrebbe ottenuto l’assunzione del figlio Jacopo Acri come assistente dell’europarlamentare FdI. Secondo l’accusa, proprio Fidanza sarebbe stato il promotore del presunto accordo illecito per poter assegnare una carica a Calovini, esponente della corrente interna del partito che faceva capo all’eurodeputato.

Dall’analisi di messaggi sul telefono di Acri sarebbero emersi contatti con Calovini. Secondo gli atti dell’indagine, Acri sarebbe riuscito a ottenere da Fidanza il contratto da “assistente locale” per il figlio, anche tramite l’intervento di Calovini. E Fidanza sarebbe stato a sua volta favorito perché in Consiglio comunale a Brescia entrò proprio l’esponente della sua corrente. Nel telefono di Acri, inoltre, sono stati trovati contatti con l’ex FdI Romele che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato a conoscenza della sua intenzione di dimettersi per essere sostituito da Calovini.

I pm Cristiana Roveda Giovanni Polizzi nell’atto di chiusura indagini ricostruiscono “l’accordo criminoso” che ha portato Acri a dimettersi nel 2021 dalla carica di consigliere per far subentrare Calovini, “stretto collaboratore di Fidanza”. In cambio Acri, secondo l’accusa, ha accettato “la promessa” ricevuta da Fidanza “del conferimento al proprio figlio minorenne” nel giugno 2021, quando era uno studente al quarto anno di un istituto tecnico agrario, “dell’incarico” di assistente di Fidanza “remunerato dal Parlamento Europeo“.

Il presunto accordo, affermano i pm, sarebbe stato “perseguito attraverso più riunioni tra gli indagati” a Milano ma anche a Roma nella “sede nazionale” di Fratelli d’Italia. E pure “attraverso numerose interlocuzioni via WhatsApp“. Le dimissioni di Acri, per il dipartimento guidato dall’aggiunto Maurizio Romanelli, sono perciò “da considerarsi atto contrario ai doveri d’ufficio” perché non conseguenza di una sua “scelta personale e insindacabile, ma dell’asservimento all’esclusivo interesse del corruttore”.

Corruzione aggravata dal “conferimento di un impiego o stipendio pubblico”. “Mi dispiace – commenta Fidanza – che, a poche ore dalla richiesta di archiviazione per la inesistente “lobby nera“, ci sia un nuovo provvedimento che mi riguarda. Sono naturalmente a disposizione e continuo ad avere fiducia nella magistratura”.

2 replies

  1. Se il nostro fosse uno di quei Paesi in cui, alla prima “marachella”, sparisci dalla politica, resterebbe in piedi solo il M5S e governerebbe in beata solitudine.
    La destra, in particolare, si sarebbe dissolta nel nulla da quel dì.

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