Massimo Cacciari: “Il congresso Pd è il nulla: Meloni così durerà a lungo”

“Bonaccini o Schlein non fa differenza: non c’è nessun approfondimento politico, nessuno sforzo culturale”. “Il congresso del Pd è un dramma senza contenuti. Le sembra ci si possa appassionare?”. Massimo Cacciari è notoriamente incline alla stizza […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – “Il congresso del Pd è un dramma senza contenuti. Le sembra ci si possa appassionare?”. Massimo Cacciari è notoriamente incline alla stizza e a giudizi poco diplomatici. In genere dà l’impressione che parlerebbe volentieri d’altro, stavolta forse è vero. Poi resiste alla tentazione: “No, glielo dico io, non ci si può appassionare. Credo di condividere questo pensiero con la quasi totalità degli italiani”.

Cosa manca per un dibattito congressuale serio?

Programmi definiti e grandi personalità che sappiano interpretarli. C’è un clima di disfatta delle sinistre europee che preoccupa ben al di là delle sorti del Pd. Un’onda molto lunga, che ha cause complesse e sta giungendo a riva. Bisogna reinventare la sinistra in Europa: questo è un grande tema sul quale mi sarebbe piaciuto che il Pd si confrontasse. Invece sento solo vecchi slogan e vecchie promesse.

Non la convince nessuno dei candidati?

Anche il programma della persona di cui ho più stima, Gianni Cuperlo, è in gran parte quello che presentò Zingaretti tre anni fa, poi perduto nel vuoto totale. Credo che Gianni avrebbe dovuto interrogarsi su questo, forse ci sono vizi di origine che ancora non ci confessiamo.

La fase costituente somiglia a un’ennesima conta, sempre la stessa, tra le due anime del Pd che mal si sopportano sin dalla fondazione, quella ex comunista e quella cattolica.

Siamo sempre lì. Tutto poi si riduce alla ricerca del nome nuovo, come se bastasse a superare ogni difficoltà. Con l’aggiunta paradossale, stavolta, che i due maggiori contendenti sono della stessa Regione, della stessa istituzione e addirittura l’una è stata scelta dall’altro come sua più prossima collaboratrice (Schlein era la vice di Bonaccini in Emilia Romagna, ndr). Dico io, ma se vi siete messi a lavorare insieme in Regione – nella fort apache del Pd, che ormai è asserragliato tra Modena, Reggio e Bologna – sarete abbastanza d’accordo tra di voi o no? (ride)

Schlein però viene dall’esterno, non porterebbe aria nuova?

È sufficiente? Vorrei capire una cosa, al di là delle sue affermazioni di principio: su lavoro, politica estera, scuola, sanità quali sono le sue idee? Quali priorità ha? Come intende strutturare il Pd? Vuole mantenere questo partito romanocentrico, a vocazione ministeriale, in cui la massima aspirazione di un militante è andare a fare il consigliere regionale, l’assessore, il deputato, il sottosegretario?

Non salva nulla?

Non si discute di linea politica, né di cultura politica. Qual è la prospettiva italiana in Europa, quale Europa vogliono Schlein e Bonaccini, oltre a dire che sovranisti e populisti sono cattivi? All’interno dei partiti della maledetta prima repubblica, anche l’ultimo segretario di sezione incominciava il suo discorso parlando di Cina, Vietnam, Stati Uniti, Alaska, prima di occuparsi del suo quartiere. Faceva pure ridere, ma adesso me ne viene una nostalgia pazzesca…

Uscendo dal Pd, cosa le pare dell’ipotesi di autonomia targata Calderoli?

Il governo sta impostando il discorso sull’autonomia in modo schizofrenico. Una riforma seria in senso federale non c’entra nulla con questa roba qui: il federalismo non è distribuzione di denaro, ma di responsabilità e funzioni. Il dibattito attuale non c’entra niente e contraddice in toto la prospettiva federalistica. Questo governo vuole mettere insieme un presidenzialismo che accentra ogni funzione nell’esecutivo e un’autonomia che serve solo a concedere di più alle Regioni più ricche. Così sfasciano il paese.

Qual è il suo giudizio complessivo sui primi mesi di Meloni?

Salvo quello che ho detto, per il resto porta avanti l’agenda Draghi. Cosa sta facendo, dai? Non diciamoci palle.

Sembra godere ancora di ampio consenso, anche se è stata votata perché diceva l’opposto.

Intanto perché è una persona che ci sa fare: dal punto di vista comunicativo e di immagine è molto meglio di chi l’ha preceduta, e questo conta. Secondo: gli italiani ormai hanno capito tutti che dal punto di vista economico e finanziario i binari sono quelli: si può scegliere una velocità o un vagone diverso, ma la strada non si cambia.

Però gli stessi italiani hanno votato contro i partiti dell’agenda Draghi e prima ancora contro l’austerità di Monti.

Assaggiano una minestra dietro l’altra. un comportamento psicologicamente ovvio. Sono i cicli del 40%: prima Renzi, poi i Cinque Stelle e poi l’intermezzo Salvini. Stavolta forse è diverso.

Perché?

Perché una tradizione politica, brutta o bella che sia, Meloni ce l’ha. E poi, come dicevo prima, cosa vuole che dica la gente: mi sono pentito di votare Meloni e voto chi? Bonaccini? Ma dai.